Acufene: anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica e anomalie congenite cardiologiche

Acufene: anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica e anomalie congenite cardiologiche

Studiando i pazienti che vengono alla nostra osservazione per acufene, o ipoacusia o vertigine, si rilevano sempre più frequentemente ANOMALIE VASCOLARI.

Le anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica sono distinte in tre tipi: tra queste si rilevano le TORTUOSITÀ, il COILING, il KINKING. Inoltre, nella nostra casistica aumenta costantemente la percentuale di riscontro di un’altra anomalia congenita del cuore, che è il FOP.

Le varianti di decorso dell’arteria carotide interna sono rappresentate dal kinking, dal coiling e dalla tortuosità. Tali alterazioni possono essere congenite oppure secondarie ad arteriosclerosi, all’ipertensione o secondaria ad iperplasia fibromuscolare della parete vasale. Solo il kinking presenta una prevalenza per il sesso femminile con un rapporto tra maschi e femmine di 1/4.

La TORTUOSITÀ è di frequente osservazione, decorso tortuoso della arteria mantiene lo stesso asse.

In particolare, in questo caso si tratta di un allungamento con cambiamento di direzione poco pronunciato, con curvature regolari e senza angolazioni. Gli effetti emodinamici di questi allungamenti sono di solito nulli.

Il COILING o “anello” ha decorso a spirale lungo l’asse trasversale, il loop può essere completo o non completo. In circa il 10% dei casi è bilaterale e simmetrico, si riscontra solitamente si riscontra nei soggetti giovani e viene considerata congenita.

Ha di solito sede alta in rapporto alla biforcazione, in prossimità dello spazio retrostiloideo. Anche questa anomalia in genere non ha effetti emodinamici, perché raramente è causa di stenosi. Può tuttavia avere delle ripercussioni emodinamiche durante i movimenti di rotazione del collo quando è associata a una agenesia delle comunicanti. In questo caso va corretta chirurgicamente. Il trattamento chirurgico prevede una esposizione alta della carotide interna.

Il KINKING o “plicatura” è una brusca variazione dell’asse vascolare con conseguente acuta angolazione a piccolo o ad ampio raggio associata a stenosi.

L’allungamento della arteria, con brusco cambiamento di direzione, configura quindi una marcata angolazione con restringimento del lume. La riduzione del flusso e della pressione a valle di una plicatura è proporzionale al grado di angolazione. La correzione chirurgica è obbligatoria quando coesiste una patologia aterosclerotica, quando si realizza cioè l’associazione “placca + kinking”. Esiste infatti un’influenza reciproca tra plicature e placche, nel senso che i vortici e le turbolenze generate dalla plicatura, favoriscono, quando il kinking è prossimale, la progressione e la comparsa di complicanze, come l’ulcerazione della placca; le ripercussioni emodinamiche della plicatura vengono invece aggravate dalla presenza della stenosi.  Il trattamento di queste patologie è chirurgico, effettuando una resezione della carotide interna e un reimpianto prossimale della stessa. Nel paziente operato è di fondamentale importanza sottoporlo periodicamente a follow-up, mediante eco-color-doppler, per valutare la pervietà del vaso. La comparsa di segni neurologici nell’immediato post-operatorio è un’indicazione ad effettuare un eco-color-doppler d’urgenza per escludere o confermare la trombosi del vaso e tentare la riesplorazione chirurgica. Praticamente costante nella carotide operata è la cosidetta iperplasia fibro-intimale. Si tratta di una neo-intima, che studi recenti hanno dimostrato essere costituita da una deposizione di fibrina, e può essere interpretato come un processo riparativo della parete arteriosa. È frequente rilevare nella sede dell’iperplasia fibro-intimale, fenomeni di turbolenza ben evidenti al color-doppler. Spesso il processo riparativo evolve, dal punto di vista istologico, si ha proliferazione di fibroblasti e di cellule muscolari lisce configurando il quadro della restenosi.

Una complicanza a distanza della carotide operata è rappresentata dalla formazione di ANEURISMI. Questi possono essere “aneurismi veri”, sia fusiformi che sacciformi, o “aneurismi falsi”, in genere conseguenti a deiscenza della sutura per infezioni della ferita chirurgica. L’aneurisma si evidenzia come una formazione tondeggiante anecogena, nel cui lume sono presenti echi di varia intensità derivanti dalla presenza di trombi.
All’interno dell’aneurisma il flusso è turbolento e a bassa velocità.

Il Coiling e il Kinking della carotide interna congenite riconoscono una patogenesi appunto congenita, che determina un anomalo sviluppo del distretto arterioso derivato dai primitivi archi aortici, ed in particolare dal terzo arco.

In presenza delle varianti anomale di decorso dell’arteria carotide interna, si realizza un flusso ematico turbolento e non laminare. Questa alterazione di flusso ematico, oltre ad essere responsabile di TIA o ictus cerebrali, per la presenza di un “circolo vascolare terminale” dell’orecchio, determina un danno delle cellule ciliate della coclea, che si traduce in ipoacusia e/o acufene.

In particolare, un’alterazione della carotide può comportare lesioni importanti, come TIA e stroke; il suo trattamento ha l’obiettivo di ridurre i rischi di tali alterazioni, debilitanti. Lo stoke può essere emorragico o ischemico; in questo secondo caso, la riduzione di flusso ematico ne è alla base; il restringimento del lume dell’arteria carotide interna, la costituzione di una placca ulcerata, l’indurimento della parete arteriosa per depositi calcifici sono tutte espressioni della malattia arteriosclerotica, che favoriscono la creazione di coaguli, più o meno grandi, che possono essere trasportati, improvvisamente o molto lentamente, verso il cervello, causando lo stoke o il TIA, o verso il circolo vascolare dell’orecchio, causando ipoacusia e/o acufene. La presenza di una sintomatologia neurologica e la concomitante esistenza di una lesione carotidea, obbliga a trattare la lesione; se la stenosi è sotto il 50% ed è isolata, potrebbe essere sufficiente la terapia medica, mediante prescrizione di antiaggreganti e statine; se la stenosi è associata ad una lesione controlaterale, allora va trattata, e per gradi più severi di stenosi, il trattamento obbligatorio non è solo medico, ma anche chirurgico mediante l’endoarteriectomia o l’alternativa, che è lo stenting carotideo.

Il FOP o forame ovale pervio è il foro di comunicazione fra i due i due atri del cuore. Nel feto questa apertura è fisiologica, successivamente alla nascita questo “foro” dovrebbe chiudersi entro massimo i due anni di vita. Quando questa saldatura non avviene e la chiusura anatomica risulta imperfetta o manca completamente si parla di “pervietà del forame ovale”. È un difetto potenzialmente grave che in condizioni normali di salute non comporta particolari complicazioni. Non dà sintomi e spesso ci si accorge in ritardo della sua esistenza, è solitamente lo specialista che richiede un approfondimento diagnostico in presenza di disturbi di salute come per esempio l’emicrania o l’acufene. Tale pervietà può consentire, infatti, il passaggio di piccoli coaguli dal cuore destro al cuore sinistro provocando un’embolia nel circolo sistemico soprattutto a livello cerebrale, determinando l’ictus, ma anche in altri organi. Nella casistica del Centro Siciliano Acufene, ad oggi, vi sono numerosissimi pazienti affetti da FOP che riferiscono Acufene. Questi pazienti possono presentare emicrania con aura, ictus cerebrale in assenza di fattori di rischio, e altri sintomi interessanti soprattutto gli organi sensoriali, poiché questi ultimi sono dotati di un circolo vascolare terminale, ossia di vasi sanguigni del diametro inferiore a quello di un filo di capello. I coaguli che dall’atrio destro passano a quello sinistro, dunque, possono fermarsi in diversi organi, tra cui l’orecchio. Il Csa ha avviato uno studio scientifico, ancora in corso da ormai quattro anni addietro, ma per ovvie ragioni anatomiche, si può ritenere possa esistere tale correlazione. Dopo un’attenta diagnosi, anche con l’ausilio di indagini strumentali come il doppler transcranico con microembolizzazione l’ecocardiografia transesofagea, oggi la tendenza è consigliare di procedere alla chiusura del forame ovale quando è considerato moderato o grave per prevenire l’insorgenza soprattutto di accidenti cerebrali quali l’ictus. La procedura di chiusura si consiglia anche nei pazienti emicranici con problemi all’apparato uditivo e con acufene. Contemporaneamente il paziente viene trattato con particolari protocolli farmacologici e riabilitativi che consentono di ridurre, se non di azzerare completamente, l’acufene.

Guarire dall'Acufene: i risultati dei protocolli multidisciplinari del Centro Siciliano Acufene

Guarire dall’Acufene: i risultati dei protocolli multidisciplinari del CSA

«Posso guarire dall’acufene?»: è la domanda che più spesso viene posta dai pazienti che soffrono di tinnito, una condizione caratterizzata dalla percezione di suoni come ronzio, fischio o sibilo senza una fonte esterna. Non esiste una cura che valga per tutti, ma affidarsi a specialisti competenti può fare la differenza. Il Centro Siciliano Acufene è lieto di presentarvi i risultati ottenuti in questi anni di duro ed impegnativo lavoro, per trattare e curare le persone con acufene. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers e presentati a Firenze al primo Colloquium sulla Ricerca e Innovazione in Sanità presso il Centro Studi Sapis e dall’Ordine tsrm-pstrp Nazionale. Sono i risultati eccellenti che il Centro Siciliano Acufene ha ottenuto nei pazienti acufenopatici che sono stati trattati e riabilitati con terapia sonora mediante sistema digitale combinato e che provengono da una ampia casistica di pazienti pervenuti alla nostra osservazione non solo dalla Sicilia, ma da tutta Italia.

Lo studio: un decennio di dati del Csa

Il nostro lavoro si basa sui dati raccolti dal team tra il 2013 e il 2023, su un campione di 198 pazienti trattati con la Tinnitus Retraining Therapy (TRT). L’obiettivo è duplice: sottolineare l’importanza cruciale di lavorare all’interno di un team multidisciplinare e interprofessionale per il trattamento dei pazienti con acufene e fornire la prospettiva del tecnico degli apparecchi acustici per il trattamento dei pazienti che si sottopongono alla Tinnitus Retrining Therapy (TRT).

L’importanza di un approccio multidisciplinare

L’acufene è un sintomo che ha una eziologia multifattoriale; pertanto un corretto percorso diagnostico-terapeutico deve essere multiprofessionale e interdisciplinare. L’analisi degli sviluppi clinici-riabilitativi individuali del campione portano a identificare l’approccio multidisciplinare come una necessità primaria. Infatti, basandosi sulle osservazioni cliniche dei pazienti trattati, è emerso che la collaborazione di più professionisti su ciascun caso porta a risultati ampiamente più soddisfacenti, facilitando l’approccio terapeutico del paziente e offrendo una varietà di opzioni scientifiche non raggiungibili attraverso approcci isolati. Rivolgetevi ad equipe multidisciplinari formate da professionisti, da specialisti in diverse branche che studiano continuamente, si aggiornano e producono sempre nuovi protocolli riabilitativi e farmacologici per trattare l’acufene. Ciascun professionista della equipe esegue prima la diagnosi e successivamente confrontandosi indicano in maniera mirata il trattamento riabilitativo o farmacologico o chirurgico per questo sintomo invalidate.

L’efficacia della Tinnitus Retrining Therapy

La Tinnitus Retrining Therapy (TRT) è una delle terapie più riconosciute a livello internazionale. La TRT si basa sulla plasticità del cervello e mira a far abituare il cervello al suono dell’acufene fino a renderlo ininfluente. Molti pazienti hanno riscontrato una riduzione significativa dei sintomi grazie a questa terapia. Nel campione di questo studio, composto da 198 pazienti, è stato verificato che la manifestazione sintomatica dell’acufene è stata ridotta in modo statisticamente significativo (p<0,01), con una riduzione del THI (Tinnitus Handicap Inventory) del 30% nei primi 30 giorni e mai superiore al 15% del punteggio iniziale alla fine del trattamento.​

Dall’acufene si può guarire! I risultati del Centro Siciliano Acufene evidenziano l’importanza di un approccio multidisciplinare per il trattamento dell’acufene e l’efficacia della TRT nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. Rivolgersi a specialisti competenti è fondamentale per ottenere risultati positivi nella gestione di questa condizione.
Prenota una consulenza al Centro Siciliano Acufene per valutare tutte le opzioni diagnostiche, terapeutiche e riabilitative disponibili.

Diverticolo del Golfo della Giugulare in paziente con Acufene: un caso di rara anomalia anatomica

Ancora un altro caso clinico raro studiato presso il Centro Siciliano Acufene: il diverticolo del Golfo della Giugulare. Si tratta di una rara anomalia anatomica caratterizzata dalla protrusione della parete della vena giugulare interna nel Golfo della Giugulare. Questa condizione può presentarsi in vari modi clinici, tra cui l’acufene pulsante, un sintomo debilitante che condiziona negativamente la qualità di vita del paziente.

Cosa sono le vene giugulari?

Le giugulari sono i vasi sanguigni venosi che mettono in comunicazione le vene della testa con le vene succlavie. Le vene succlavie sono le vene che precedono le vene brachicefaliche, le quali terminano il loro decorso nella vena cava superiore; la vena cava superiore è il grosso vaso sanguigno venoso che raccoglie tutto il sangue proveniente dalla porzione sopradiaframmatica del corpo umano e lo immette nel cuore. All’interno delle giugulari, scorre il sangue che ha da poco ossigenato il cervello e gli altri tessuti della testa. Esistono le giugulari esterne che raccolgono il sangue che ha irrorato la parte esterna del cranio e i tessuti più profondi della faccia, e le giugulari interne che invece raccolgono il sangue che ha irrorato il cervello, le meningi, i tessuti superficiali della faccia e del collo.

Qual è la funzione principale delle vene giugulari?

Nelle vene giugulari scorre sangue povero di ossigeno, sangue che ha da poco ossigenato il cervello e le altre strutture della testa e che deve fare ritorno al cuore, per una sua riossigenazione. Per quanto concerne il decorso delle vene giugulari interne, queste originano alla base del cranio, nel punto in cui avviene il congiungimento del cosiddetto seno petroso inferiore e del cosiddetto seno sigmoideo. Quindi la funzione delle vene giugulari è importantissima perché contribuiscono al ritorno nel cuore del sangue che ha da poco ossigenato i vari organi e tessuti della testa.

Quali strutture anatomiche sono in stretta relazione con le vene giugulari?

Il sangue privo di ossigeno rientra nell’atrio destro del cuore, attraverso la vena cava superiore; una volta nell’atrio destro, l’organo cardiaco, grazie alla sua capacità contrattile, lo immette prima nel ventricolo destro e poi nei polmoni. Nei polmoni il sangue povero di ossigeno si ossigena nuovamente e rientrando nel cuore, grazie al ventricolo sinistro, viene pompato in circolo nel sistema arterioso
per poter essere trasportato ai vari organi. Il golfo della giugulare è il punto dove convergono sia il seno sigmoideo che il seno petroso inferiore. Viene chiamato golfo perché è rappresentato da una profonda escavazione nell’osso occipitale. Il golfo raccoglie tutto il sangue che deve essere drenato dalla vena giugulare interna.

Quale relazione con l’acufene?

Il paziente pervenuto alla nostra osservazione per riferiti acufeni persistenti, intensi e pulsanti, a sinistra, è stato sottoposto a visita specialistica a 360 gradi e ad indagini strumentali non solo audiologici di I e II livello, ma anche radiologiche mirate per poter studiare il caso clinico in maniera accurata. Dalle indagini strumentali siamo riusciti a formulare una diagnosi di patologia rara, ossia abbiamo rilevato, con l’ausilio di strumenti altamente all’avanguardia, “la presenza del Golfo della giugulare di sinistra ampio che si spinge in alto presentando dilatazione pseudodiverticolare, protrundendo nella cassa del timpano, con parziale espansione del condotto acustico interno”. Questa variazione anatomica colpisce circa il 5% delle rocche petrose. Si tratta di espansioni digitali della cupola giugulare sviluppate in una zona triangolare di minima resistenza ossea, delimitata anteriormente dal bordo posteriore della carotide interna, posteriormente dalla parete posteriore della rocca e internamente dal meato uditivo interno. Esso determina un acufene pulsatile omolaterale che aumenta in tutte quelle condizioni che richiedono sforzo, e che varia con i cambiamenti di posizione della testa, oltre a determinare ipoacusia trasmissiva o mista per blocco della catena degli ossicini. Diminuisce alla compressione cervicale delicata occludendo la vena giugulare interna.

Quali trattamenti?

Queste anomalie anatomiche rare possono essere diagnosticate solo se il paziente viene studiato in maniera olistica da una equipe multidisciplinare che si occupa di diagnosi, trattamento e riabilitazione dell’acufene, grazie anche all’uso di strumenti diagnostici spesso di riscontro non comune e altamente all’avanguardia. La terapia in questo caso è chirurgica, infatti il paziente tra qualche giorno farà una valutazione neurochirurgica e chirurgica vascolare con i professionisti medici che collaborano con il Centro Siciliano Acufene. Successivamente verrà immediatamente sottoposto a riabilitazione sonora con sistema digitale combinato per poter riabilitare il suo acufene e contestualmente migliorare notevolmente la sua qualità di vita.

Non ignorare l’acufene! Se soffri di acufene, potrebbe essere importante considerare una valutazione approfondita per identificare possibili cause rare come il diverticolo del Golfo della Giugulare. La diagnosi precoce e il trattamento adeguato possono fare una grande differenza nella qualità della vita.
Rivolgiti al Centro Siciliano Acufene per discutere le opzioni diagnostiche e terapeutiche disponibili.

Angiomatosi multipla: una rara condizione associata all’acufene

L’acufene è sempre un campanello dall’allarme che non deve essere sottovalutato. Gli acufeni sono sintomi complessi e multifattoriali, con molteplici possibili cause, tra cui danni all’udito, disturbi neurologici, disturbi vascolari e altri fattori. La casistica di patologie rare e complesse del Centro Siciliano Acufene aumenta e noi siamo sempre più orgogliosi del lavoro minuzioso che svolgiamo a diversi livelli per poter individuare le cause che generano l’acufene e le opzioni di trattamento possibile.

La testimonianza

Questa volta vi raccontiamo la storia di un paziente giovane, pervenuto alla nostra osservazione per acufene persistente che tende con il passare del tempo ad aumentare di intensità. Come sempre, dopo una visita accurata, abbiamo indicato al paziente il percorso diagnostico, che ha eseguito per poter individuare la causa e le concause generanti il suo acufene. Come sempre ha riferito di essersi sottoposto ad altre visite ed indagini diagnostici, senza ottenere risultato, senza ottenere la formulazione della diagnosi. Premetto che lo seguiremo e lo aiuteremo sino a quando la patologia rara diagnosticata verrà trattata da medici competenti, in modo da fargli avere una vita normale. Tutti i medici del Centro Siciliano Acufene, con le loro competenze lo hanno visitato e seguito sino alla formulazione della causa per poter successivamente indicare allo stesso il trattamento riabilitativo su diversi fronti. Questo paziente è stato costante nell’eseguire tutte le indicazioni che gli abbiamo dato, è stato molto collaborativo e ciò ha facilitato il lavoro ai medici del CSA, individuando con più facilità cause e concause dell’acufene.

La causa dell’acufene

Questo paziente purtroppo è affetto da una patologia rara: la angiomatosi multipla, malattia genetica rara a trasmissione autosomica dominante, caratterizzata dalla presenza di angiomi cavernosi multipli a livello dell’encefalo e del midollo. Gli angiomi sono delle anomalie vascolari caratterizzate da una serie di vasi a parete sottile che possono presentarsi in numero variabile da tre a svariate centinaia. Quindi si tratta di malformazioni venose, un agglomerato di vasi a basso flusso, correlate in generale a sintomatologia epilettica, cefalea, fino alle emorragie cerebrali e deficit neurologici, ma determinante anche altri sintomi tra cui l’acufene. In poche parole nelle persone che non presentano tale patologia diciamo che i vasi sanguigni normalmente crescono come alberi, nelle persone con angiomatosi multipla creano invece piccoli nodi dei vasi. Questi nodi sono chiamati “angiomi”. Negli angiomi cavernosi profondi, del tronco encefalico o spinale si assiste a una sintomatologia della regione interessata anche per effetto massa dovuto all’incremento di dimensione degli angiomi stessi. Questa patologia è causata da una anomalia genetica che interessa l’angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni) e la permeabilità vascolare. La patologia è rara infatti presenta una incidenza di 0.15-0.56/ 100.000 persone all’anno. La fragile struttura dei vasi che compongono i cavernomi li predispone a rottura con conseguente rischio di emorragia cerebrale.

I sintomi

I sintomi e le manifestazioni possono essere focalizzati o generalizzati, e sono correlati alla sede della lesione. Gli angiomi possono svilupparsi nella retina dell’occhio, in alcune aree del cervello o in altre aree del sistema nervoso, nel midollo spinale, nelle ghiandole surrenali, nei reni o nel pancreas. Tra le manifestazioni più comuni sono elencati:

  • Convulsioni (il più comune)
  • Disturbi della vista (visione offuscata, doppia o riduzione)
  • Senso di stanchezza
  • Debolezza ad un braccio o ad una gamba
  • Paralisi dei muscoli del viso
  • Camminata instabile e tremori
  • Mal di testa
  • Vertigini, acufene, perdita dell’udito
  • Disturbi del linguaggio (disartria) e di comprensione
  • Problemi di memoria e attenzione
  • Irritabilità o cambiamenti di personalità

Gli angiomi cavernosi cerebrali possono rompersi e sanguinare, causando emorragie responsabili di convulsioni o ictus emorragico, potenzialmente anche fatale. In seguito al primo episodio di sanguinamento aumenta il rischio di nuove emorragie, infatti un paziente su cinque andrà incontro a recidiva entro 5 anni. Inoltre i pazienti affetti da angiomatosi multipla sono più predisposti a sviluppare tumori maligni, maggiormente in alcuni organi, per esempio nel rene.

Il trattamento

Le opzioni di trattamento possibili dipendono essenzialmente dalla posizione dei cavernomi, da eventuali episodi di sanguinamento e dai sintomi di cui sono responsabili. L’unico approccio risolutivo è la chirurgia, con l’obiettivo di rimuovere la malformazione prima possibile, soprattutto quando gli angiomi sono di piccole dimensioni per non incorrere a danni cerebrali irreversibili.

L’intervento chirurgico può essere condotto principalmente attraverso due diverse tecniche:

  • neurochirurgia, eseguita in anestesia generale, volta alla rimozione del cavernoma;
  • radiochirurgia stereotassica, che si basa sulla somministrazione di una singola dose concentrata di radiazioni diretta al cavernoma, con l’obiettivo di causarne l’ispessimento ed una successiva cicatrizzazione.

Il nostro paziente farà con urgenza una valutazione neurochirurgica, rivolgendosi a neurochirurghi di fiducia del CSA e successivamente per il trattamento dell’acufene si sottoporrà a riabilitazione sonora per il miglioramento della qualità di vita.

Se stai vivendo con gli acufeni, è essenziale agire tempestivamente! Ricorda che ogni caso di acufene è unico. Una valutazione accurata è fondamentale per identificare la causa dei tuoi acufeni e determinare il trattamento più appropriato.
Prenota una visita specialistica al Centro Siciliano Acufene per una diagnosi e una terapia personalizzata.

I tanti volti dell’Acufene: quando la causa è il reflusso gastroesofageo

I tanti volti dell’Acufene: quando la causa è il reflusso gastroesofageo

Le cause che possono determinare acufene sono oltre 230 e tra le più impensabili. Tra queste c’è anche il reflusso gastroesofageo. È una condizione abbastanza rara, ma non impossibile che il reflusso gastroesofageo si accompagni con acufene, ossia quella condizione in cui si percepiscono fischi, ronzii e tinniti alle orecchie. Il reflusso gastroesofageo, provoca fastidi chiari, come bruciori, difficoltà digestive o rigurgito, facilmente riconoscibili e gestibili da chi ne è affetto. Ma in alcuni casi possono manifestarsi anche i cosiddetti disturbi atipici, cioè non direttamente riferibili alle vie digestive. In questo caso possono comparire proprio i problemi alla gola e all’orecchio. L’acido, passa dallo stomaco all’esofago perché esistono problemi di tenuta dello sfintere esofageo inferiore. Più nel dettaglio, le vie nervose presenti sull’esofago, iperstimolate dal passaggio dell’acido gastrico, possono dare luogo a dolore e pressione all’orecchio. Anche se la correlazione tra acufene, dolore all’orecchio e reflusso gastroesofageo non è sempre facile da riconoscere, ci sono dei segnali a cui prestare attenzione.

Che cos’è l’acufene?

L’acufene è un disturbo caratterizzato dalla percezione di una sensazione uditiva anomala in assenza di stimoli esterni. 10 persone su 100 soffrono di acufene cronico, 2 persone su 100 lo descrivono come una tortura insopportabile con gravi conseguenze sulla qualità della vita. L’analisi degli ultimi dati statistici del Centro Siciliano Acufene conferma che le persone che soffrono di questo disturbo sono in continuo aumento. L’acufene tende a creare un vero e proprio stato invalidante, poiché coinvolge la sfera emotiva e psichica del paziente, la sua vita di relazione, il livello d’attenzione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini socio-lavorative, inducendo o potenziando stati ansioso-depressivi.

Quali sono le cause?

Le cause dell’acufene possono essere molteplici: otologiche, vascolari, gnatologiche-odontoiatriche, virali, autoimmunitarie, dismetaboliche, neoplastiche, farmacologiche, neurovegetative e psicologiche per tale motivo bisogna comprendere e inquadrare la causa in maniera globale. Il corpo non può essere considerato a pezzi, per diagnosticare la causa che determina il sintomo acufene il paziente, deve essere valutato e visitato nella sua totalità affinché il paziente possa conoscere, in tempi rapidi, la causa del suo sintomo e il relativo percorso terapeutico per migliorare la propria qualità di vita.

Come si arriva alla diagnosi?

Il paziente affetto da acufene è spesso costretto a navigare tra molti medici, strutture e terapie, alla fine per ricavarne niente fino a credere che davvero se lo debba tenere. Spesso il paziente si rivolge a medici che non possiedono specifiche competenze ne possiedono i mezzi idonei per emettere la diagnosi e quindi la terapia. Nella maggior parte dei casi al paziente si propone solo ciò che rientra nelle proprie conoscenze e possibilità, magari mai aggiornate, mai approfondite, trasmettendo ai pazienti nozioni errate sfiduciandoli nell’intraprendere il giusto percorso diagnostico con conseguenze negative inevitabili sulla terapia. Per trattare il paziente acufenico bisogna possedere esperienza diretta, ragionamento clinico, conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’orecchio e una preparazione culturale specifica. Il primo passo è sottoporre il paziente a tutti gli esami strumentali attraverso metodiche innovative d’indagine audiologica e radiologica, per escludere la presenza di cause non otoiatriche.

Cosa fare quando la causa è il reflusso gastroesofageo?

È una rara possibilità che il reflusso gastroesofageo possa determinare l’ acufene ma, come sappiamo, il liquido acido del reflusso può passare all’orecchio medio attraverso le tube di Eustachio causando dolore e infiammazione all’orecchio. La testimonianza di un nostro paziente è la prova del nove: il paziente da tanti mesi riferiva un acufene, oltre a reflusso gastroesofageo all’ultimo stadio. Si è sottoposto a tantissime visite e nessuno ha mai pensato ad una possibile correlazione tra acufene e reflusso gastroesofageo. Il reflusso gastroesofageo del paziente comportava una abbondantissima risalita di succo gastrico nelle alte vie respiratorie, sino ad arrivare alla Tuba di Eustachio, determinando una notevole disfunzione della Tuba stessa. L’acufene del paziente aumentava, infatti, dopo i pasti e persisteva ad alta intensità per diverse ore. Il nostro paziente è arrivato dal Nord Italia in uno stato generale assolutamente alterato, molto provato, direi disperato, poiché non riusciva non solo a trovare soluzioni per l’acufene ma anche per il reflusso gastroesofageo. Il paziente è stato studiato a 360 gradi e non solo a livello audiologico, così come facciamo con tutti i nostri pazienti. Oltre a riconoscere come causa dell’acufene il reflusso gastroesofageo, il paziente presentava altre concause tra cui una rinite ipertrofica allergica che comportava ancora di più la disfunzione tubarica e quindi la alterata funzionalità dell’orecchio medio. Il paziente ha subito osservato uno dei nostri protocolli farmacologici per l’acufene associato ad indicazioni mirate prescritte dalla nutrizionista della nostra equipe, la dr.ssa Maria Teresa D’Agostino, per il reflusso gastroesofageo. È stata eseguita anche una decongestione dei turbinati inferiori mediante utilizzo del Laser a Luce Blu. Da subito il paziente ha mostrato miglioramenti oggettivi: l’acufene è scomparso e la sintomatologia gastrica si è azzerata. Il paziente continua la riabilitazione tubarica e si sottopone periodicamente a follow-up.

Buone Feste 2023 dal CSA

Un anno di grandi successi per il CSA e adesso Buone Feste!

Un anno di grandi successi. Il Centro Siciliano Acufene e lo studio medico di otorinolaringoiatria e allergopatie di Taormina della dr.ssa Daria Caminiti, da oltre 20 anni garantiscono l’eccellenza nella diagnosi, nel trattamento e nella riabilitazione dell’acufene, delle patologie allergologiche e otorinolaringoiatriche. In occasione del consueto scambio di auguri di fine anno con gli specialisti, i collaboratori e i partner la dr.ssa Daria Caminiti ha presentato gli ottimi risultati raggiunti nel 2023.

Sono stati messi a punto nuovi protocolli farmaceutici per la cura della poliposi nasale e dell’ipertrofia dei turbinati, avviate nuove collaborazioni per la cura delle patologie otorinolaringoiatriche e allergologiche, introdotte importanti novità farmacologiche per la cura dell’allergia al nichel e ad altri metalli pesanti, utilizzate nuove tecniche di riabilitazione dell’acufene grazie anche alla collaborazione con Aerfon dell’ing. biomedico Eliseo Stefano Maini e il tecnico audioprotesista dott. Fabio Morabito.

Risultati raggiunti grazie anche all’implementazione della dotazione di apparecchiature e dispositivi medici. L’evoluzione delle sorgenti laser l’approccio all’otorinolaringoiatria è stato rivoluzionato dalla possibilità di eseguire interventi mininvasivi estremamente precisi, indicati per un’ampia gamma di trattamenti per patologie di orecchio/naso/gola. Oltre ai dispositivi medicali laser, lo studio medico di otorinolaringoiatria e allergopatie della dr.ssa Daria Caminiti ha recentemente attivato per la prima volta in assoluto in Sicilia il sistema KOS (Stimolazione Cinetica Oscillante), unico trattamento per la rinite vasomotoria non allergica. Il trattamento KOS consiste in una stimolazione endonasale determinata dall’oscillazione cinetica (KOS) attraverso un sistema Chordate System s100 (dispositivo medico di classe IIa). Mininvasivo, indolore, ben tollerato dai pazienti: si presenta come l’unico trattamento per questa patologia resistente a farmaci e ad altre terapie.

Abbiamo attivato una prestigiosa collaborazione con il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva, al fine di accogliere al meglio i sempre più numerosi pazienti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Creando un’importante sinergia con una realtà di diagnostica radiologica e poliambulatorio medico nel territorio, offriamo ai pazienti affetti da patologie otorinolaringoiatriche tecnologie all’avanguardia e una squadra di professionisti di comprovata esperienza. Insieme, lavoriamo sulla base di protocolli consolidati ed efficaci.

Tante altre novità, in ambito farmacologico e strumentale, vi attenderanno anche nel 2024. A partire dalla pubblicazione del volume “Nichel: allergia silenziosa del nuovo millennio” scritto dalla dr.ssa Daria Caminiti e dalla dr.ssa Maria Teresa D’Agostino, biologa nutrizionista clinica, con le bellissime illustrazioni di Grazia Giulia Guardo, l’influencer nota col nomignolo “Maghetta”. Una patologia allergologica in costante aumento: dati scientifici indicano che oltre il 30% della popolazione generale soffre di allergia al nichel e di questi il 20% sviluppa la Snas, Sindrome Allergica Sistemica al Nichel.

Dopo un anno di incessante attività, lo studio medico di otorinolaringoiatria e allergopatie di Taormina e Randazzo della dott.ssa Daria Caminiti e il Centro Siciliano Acufene (CSA) comunicano che in occasione delle festività natalizie rimarranno chiusi da sabato 23 dicembre 2023 a domenica 7 gennaio 2024. Le normali attività riprenderanno lunedì 8 gennaio 2024.

Acufene

CSA e Centro di Diagnostica del Dr. Fiumara riferimento nazionale per la cura dell’acufene

Poiché le cause di acufene differiscono da persona a persona, non esiste un approccio unico alla cura dell’acufene, ma per ciascun paziente deve essere cucito su misura un percorso terapeutico e riabilitativo. Secondo l’esperienza del Centro Siciliano Acufene (CSA), il tinnito (o acufene) è originato frequentemente dalla presenza contemporanea di più patologie che, oltre all’orecchio, possono coinvolgere l’apparto muscolo/scheletrico della regione testa/collo o alcune funzioni organiche. Una volta accertata o ipotizzata la causa scatenante dell’acufene con una visita specialistica, ci si può concentrare sulla terapia, intervenendo in modo concreto per alleviare o eliminare i disagi provocati dall’acufene. Non esiste nulla di più falso dell’affermazione che per l’acufene non esiste cura.

La diagnosi è un passaggio fondamentale. L’attuale impiego delle tecniche neuroradiologiche nello studio dell’acufene è strettamente legato allo sviluppo in questi ultimi decenni delle sofisticate metodiche di diagnostica per immagini quali la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica. Il CSA, che da oltre un ventennio si occupa della diagnosi, terapia e riabilitazione dell’acufene, ha creato un ambulatorio di otorinolaringoiatria presso il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva. Questa struttura, una delle più grandi ed innovative realtà di diagnostica radiologica e poliambulatorio medico nel territorio, ha offerto una preziosa opportunità ai pazienti affetti da patologie otorinolaringoiatriche, mettendo insieme tecnologie all’avanguardia e una equipe di professionisti di comprovata esperienza che insieme lavorano sulla base di protocolli consolidati ed efficaci.

Grazie alla collaborazione con il CSA, il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva è diventato un punto di riferimento per la cura dell’acufene e delle patologie otorinolaringoiatriche per i pazienti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Il Centro mette insieme conoscenze ed esperienze che si sintetizzano, in una prospettiva di collaborazione e di condivisione, per fornire al paziente un servizio di qualità elevata sia sotto il profilo del trattamento, che sul piano dello studio e della ricerca scientifica dei meccanismi biofisici, psico-neurologici e biologici che provocano l’acufene. In particolare, l’ambulatorio di otorinolaringoiatria guidato dalla dr.ssa Daria Caminiti, è dotato di dispositivi medici e apparecchiature di ultima generazione (alcune delle quali presenti solo in pochissime strutture sanitarie in tutta la Sicilia). Software, laser e fibre ottiche che consentono di eseguire esami audiologici di I e II livello per formulare una diagnosi corretta con zero margine di errore.

Il CSA è al centro dell’eccellenza territoriale rappresentata dalla struttura diretta dal Dr. Francesco Fiumara. Il Centro di Diagnostica per Immagini del dott. Francesco Fiumara è un punto di riferimento per esami diagnostici di alta qualità e precisione, che risponde alle diverse esigenze dei pazienti, grazie all’utilizzo di attrezzature all’avanguardia e alla presenza di uno staff medico professionale e qualificato. Il poliambulatorio, sito in Via Padre Giampietro a Santa Teresa di Riva (ME), si estende su una superficie di circa 800 mq ed è articolato su due piani.

La sinergia tra il CSA e Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara rappresenta un importante passo avanti nella cura e nel benessere dei pazienti provenienti da tutta Italia, che ora potranno beneficiare di una vasta gamma di servizi specialistici in un’unica struttura all’avanguardia. Si è riusciti in pochi mesi a mettere a punto un format che permette al paziente che proviene da fuori regione di avere in soli due giorni un diagnosi corretta e una terapia mirata, riducendo la necessità di prolungati soggiorni in Sicilia.

Vestibular Paroxysmia: un conflitto neurovascolare che genera acufene

Vestibular Paroxysmia: un conflitto neurovascolare che genera acufene

Acufene, ipoacusia, vertigini. Potrebbero essere sintomi di problematiche ben più gravi. Diversi studi scientifici hanno individuato la relazione tra acufene e conflitti neurovascolari. Si definisce conflitto neurovascolare la compressione di un nervo cranico da parte di una struttura vascolare, arteriosa o venosa. La maggior parte dei conflitti neuro-vascolari derivano dalla compressione da parte di un’arteria su di un nervo cranico e si realizzano a livello dell’angolo ponto-cerebellare, una complessa regione anatomica del cranio in cui sono contenute numerose strutture quali nervi cranici, arterie e vene.

Tra le sindromi cliniche più frequenti associate a conflitto neurovascolare vi sono le vertigini posizionali ed acufeni (Vestibular Paroxysmia): è una patologia piuttosto rara che si caratterizza per la comparsa improvvisa di attacchi di vertigini della durata variabile da pochi secondi ad alcuni minuti associati o meno alla presenza di acufeni. Durante gli attacchi può essere presente instabilità posturale e difficoltà alla deambulazione. In genere il conflitto si realizza tra il nervo vestibolo-cocleare e l’arteria cerebellare antero-inferiore anche se strutture venose e l’arteria cerebellare postero-inferiore possono essere responsabili della compressione del nervo. Nel caso specifico di acufene o tinnitus da conflitto neuro-vascolare, il nervo cranico interessato è l’VIII o stato-acustico. In caso di interessamento dell’VIII nervo cranico, oltre all’acufene è possibile in alcuni casi evidenziare una ipoacusia o iperacusia e vertigini.

Il trattamento è solitamente chirurgico, si ricorre a tecniche microchirurgiche di competenza neurochirurgica ma esistono possibilità di trattamento farmacologico e/o di tecniche di riabilitazione sonora mediante TRT. La terapia del suono consiste in una stimolazione acustica eseguita con l’ausilio di generatori di suoni, ambientali, personali, amplificatori protesici, i quali determinano un mascheramento totale o parziale dell’acufene. La stimolazione acustica, sfruttando la plasticità neuronale, attiva dei meccanismi di rimodellamento delle vie uditive che si traduce in allenamento e abitudine all’acufene da parte del paziente il quale ottiene un notevole miglioramento della sua qualità di vita. Quindi la TRT è una terapia di riallenamento o di riprogrammazione dei filtri cerebrali, sotto corticali, con finalità di amplificare o attenuare i segnali sonori prima di inviarli al cervello, riducendo o eliminando il fastidio dell’acufene.

A tal proposito volevo raccontarvi la storia molto interessante di un nostro giovanissimo paziente,
arrivato al CSA poiché da parecchi anni riferiva acufene in particolare a destra. Nei primi sei anni dall’insorgenza dell’acufene è riuscito a conviverci, mettendo in atto vari mascheramenti fai da te, ma purtroppo nell’ultimo anno l’intensità si è acuita molto e il paziente non è stato più in grado di controllarlo. Dopo aver raccolto in maniera accurata la sua storia clinica, il paziente è stato sottoposto a diversi esami diagnostici mediante strumenti di ultima generazione. Il risultato di questi esami ha fatto insorgere il dubbio che il paziente potesse essere affetto da patologia vascolare, motivo per il quale abbiamo richiesto l’esecuzione di altri esami diagnostici e radiologici non solo dell’orecchio. I risultati hanno confermato il nostro dubbio e alcune cause di acufene riscontrate in visita: l’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) di destra contatta il pacchetto stato-acustico in sede extracanalare. Altra anomalia rilevata è l’origine fetale dell’arteria cerebrale post sinistra. Ed ancora una dislocazione anteriore di entrambi i condili mandibolari che si mostrano assottigliati.

Quindi verosimilmente la causa dell’acufene del paziente è il conflitto neurovascolare e la concausa l’alterazione cranio-cervico-mandibolare. La sindrome da conflitto neurovascolare è dovuta a un contatto anomalo tra un nervo cranico e una struttura vascolare, arteriosa o venosa, in grado di determinare una disfunzione attiva del nervo .L’arteria cerebellare anteriore inferiore (AICA), è uno dei tre principali vasi che riforniscono di sangue arterioso il cervelletto. L’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) deriva dall’arteria basilare e invia rami anche al canale uditivo interno.

Il nostro paziente nei prossimi giorni si sottoporrà a valutazione neurochirurgica ma abbiamo già stabilito di intraprendere il percorso della riabilitazione sonora mediante dispositivo digitale combinato, in modo da garantirgli un netto miglioramento della qualità della vita. Il paziente era molto soddisfatto perché, finalmente dopo tanto tempo, è riuscito a possedere la formulazione di una diagnosi, così come fiducioso per la possibilità di poter intraprendere un percorso terapeutico valido. Successivamente si sottoporrà anche a riabilitazione osteopatica-ortodontica per la disfunzione cranio-cervico-mandibolare presente che acuisce l’intensità del suo acufene e può nel tempo determinare l’insorgenza di altri sintomi invalidanti.

Un caso particolare di otosclerosi cocleare responsabile di acufene

Un caso particolare di otosclerosi cocleare responsabile di acufene

Non esiste una cura valida per tutti per trattare l’acufene, ma si agisce sulla causa scatenante. Un mese addietro una paziente si è sottoposta a visita specialistica presso l’equipe multidisciplinare del CSA per un riferito acufene assordante e fastidioso, a tal punto di rendere la paziente molto ansiosa e fragile, ma in cerca di soluzioni valide, oneste e professionali. La scorsa settimana abbiamo valutato tutti gli esami strumentali che la paziente ha eseguito per ricercare le cause responsabili del suo acufene.

La paziente visitata dalla dottoressa Daria Caminiti è stata sottoposta ad una serie di esami strumentali, soprattutto audiologici con un nuovissimo strumento audiologico altamente innovativo ( che in tutta la Sicilia è presente in altre 6-7 strutture), creato per studiare con tantissimi test e con esami audiologici di primo livello, i pazienti acufenici o con ipoacusia. Si è subito pensato a una possibile causa cocleare. Questo innovativo strumento ci permette di testare le frequenze sino a 20000 Hz (quindi ultrasuoni) che non sono rilevabili con i comuni strumenti audiologici che si ritrovano nelle strutture, studi o ospedali (che comunemente arrivano a testare solo sino a 8000 Hz), e per tale motivo questo innovativo strumento ci permette di studiare accuratamente i pazienti con acufene e i pazienti con ipoacusia.

Le cause dell’acufene possono essere varie.

L’acufene può essere originato da una causa o da più cause motivo per il quale il paziente deve essere visitato, se il caso lo necessita, non solo dall’otorinolaringoiatra ma anche da altri specialisti, quindi la valutazione specialistica varia da caso a caso. La paziente oltre alle indagini audiologiche è stata sottoposta a valutazione osteopatica e ortodontica poiché presenta una alterazione cranio-cervicomandibolare confermata dallo studio radiologico dell’orecchio medio ed interno.

La paziente presenta “modico addensamento della corticale ossea in corrispondenza del giro basale della coclea nei due lati, più pronunciato a sinistra che verosimilmente è correlato a focolaio otosclerotico in fase matura”. La paziente presenta infatti una ipoacusia modesta neurosensoriale con componente trasmissiva.

Che cos’è l’otosclerosi?

L’otosclerosi è una malattia dell’osso della capsula otica che causa un anomalo accumulo di osso neoformato a livello della finestra ovale. È una patologia genetica o acquisita che colpisce le strutture ossee. Nell’otosclerosi l’osso neoformato interessa la staffa e ne riduce la mobilità, causando ipoacusia trasmissiva. Infatti l’onda sonora viene convogliata dal padiglione auricolare verso la membrana timpanica che vibrando trasmette l’onda sonora alla catena ossiculare che trasmette la stessa alla coclea o chiocciola. Nella coclea, struttura nobile, l’onda sonora viene trasformata in impulsi sonori che viaggiano lungo il nervo acustico per raggiungere l’area acustica del nostro cervello: questo è il meccanismo grazie al quale noi sentiamo. Nell’otosclerosi la formazione di tessuto osseo anomalo a livello della staffa (uno dei tre ossicini della catena ossiculare) non permette la trasmissione dell’onda sonora alla coclea e quindi il paziente presenta una ipoacusia definita “trasmissiva”.

L’otosclerosi può anche essere causa di ipoacusia neurosensoriale quando i focolai otosclerotici si localizzano a livello della scala media, o quando si medializza e interessa la coclea o chiocciola, casi abbastanza rari. Nella maggior parte dei casi colpisce entrambe le orecchie.

Oltre a provocare sordità progressiva, prima monolaterale ma successivamente spesso bilaterale, come nel caso della nostra paziente,può subire accelerazioni durante la maternità e l’allattamento per un influsso ormonale sul metabolismo dell’osso, l’otosclerosi è in genere caratterizzata da acufeni ma mai da vertigine, otalgia e/o otorrea.

La diagnosi.

Inutile diree che la paziente si era sottoposta ad altre visite ma senza ottenere la formulazione della diagnosi e quindi della sua patologia che le determina acufene e ipoacusia.

Il meccanismo sembra essere multifattoriale sia su base ereditaria sia su base ormonale-metabolica.

Ecco la motivazione per la quale alcuni nostri pazienti vengono indirizzati, sempre nella nostra equipe, ad eseguire una valutazione metabolica poiché ci sono diverse patologie responsabili di acufene che richiedono questa valutazione eseguita molto attentamente e professionalmente.

Solitamente il trattamento dell’otosclerosi è chirurgico eseguendo una stapedectomia ossia sostituendo la staffa fibrotica con una microprotesi dell’orecchio, ma nel caso della paziente l’otosclerosi interessa la coclea quindi il trattamento mirato nel caso della stessa è la riabilitazione sonora tramite TRT
con sistema combinato, senza ricorrere alla protesi, in modo che la qualità di vita della paziente da subito migliori notevolmente.

Marina Scimone al CSA

L’aspetto psicologico nel trattamento dell’acufene: al CSA arriva la dr.ssa Scimone

Stabilire la causa dell’acufene è il primo passo per curare questo disturbo. L’attività del Centro Siciliano Acufene fin dal 2010 è rivolta principalmente alla diagnosi e al trattamento di tutte le problematiche che possono generare l’acufene. Per non tralasciare nessuna causa l’equipe del Centro Siciliano Acufene si arricchisce dell’esperienza e della professionalità della dr.ssa Marina Scimone, psicologa e psicoterapeuta.

L’aspetto psicologico è fondamentale nell’ambito del trattamento e soprattutto della riabilitazione dell’acufene, per tale motivo lo psicologo è una delle colonne portanti dell’equipe multidisciplinare del CSA non solo per il paziente ma anche per tutti gli specialisti del Centro, aiutando ciascun professionista ad individuare gli ambiti della sfera emotiva del paziente con i quali dovrà interagire.

Laureata in Psicologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, la dr.ssa Scimone dopo un periodo di tirocinio e formazione professionale presso il Policlinico Universitario “A.Gemelli” di Roma  consegue l’abilitazione alla professione di psicologo. Successivamente consegue il Master quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia presso la Scuola di Formazione “Società Italiana Gestalt” di Roma riconosciuta dal MIUR. È iscritta all’albo dell’ordine degli Psicologi della Regione Siciliana dal 2004.

La domanda che spesso si pone è: «L’acufene è causa di un disagio psicologico o viceversa?». Sicuramente l’acufene risulta di gestione più difficoltosa correlatamente alla condizione di stress del soggetto. Un soggetto ansioso, o comunque in uno stato di difficoltà dal punto di vista psicologico, verosimilmente gestirà con maggiore difficoltà l’acufene.

Quindi, accade che l’acufene possa generare una condizione di disagio psicologico. Altresì, è noto che il protrarsi di una condizione di stress cronico provoca alterazioni potenzialmente dannose per i diversi sistemi dell’organismo: gastro-intestinale (ad esempio facilitando l’insorgenza di ulcere, gastriti, coliti), cardiocircolatorio (cardiopatie, alterazioni pressorie), muscolo-scheletrico (mialgie, dolori cervicali, cefalee tensive, contratture mandibolari, cambiamenti anche piccoli della fisiologia dei muscoli che possono alterare il funzionamento del sistema uditivo). Dunque, anche in assenza di dati univoci che spieghino la relazione causale stress psichico – acufene, esistono reazioni somatiche che lasciano aperta almeno la possibilità di una concausa.

Ne deriva che, quando si valuta la condizione di un soggetto con acufene, è opportuno tenere in considerazione sia la condizione organica che psichica, per definire con precisione quale profilo di reazione emotiva il soggetto sta sviluppando per via di questa percezione sonora. Così potrà essere profilato con più precisione il percorso di riabilitazione e cura. E in questo percorso la figura dello psicoterapeuta risulta essere di fondamentale importanza. La dottoressa Scimone si occupa del trattamento degli aspetti psicologici legati agli acufeni attraverso colloqui, psicoterapia individuale e “counseling riabilitativo”.