CSA Odeon Tv

Il Centro Siciliano Acufene ospite su Odeon TV: una “eccellenza italiana”

Un’eccellenza nella diagnosi, cura e riabilitazione dall’acufene. Per questo motivo il Centro Siciliano Acufene, guidato dalla dr.ssa Daria Caminiti, è stato ospite della trasmissione “Eccellenze Italiane – La differenza che fa la differenza”, appuntamento quotidiano di Odeon TV dedicato a professionisti e realtà che sono riusciti a eccellere e fare la differenza nel proprio ambito. In collegamento con la conduttrice Nina Sicilia, alcuni membri dell’equipe del CSA: la responsabile del progetto Daria Caminiti, specialista in otorinolaringoiatria e allergologia; l’osteopata Gianluca Barca e la biologa nutrizionista Maria Teresa D’Agostino.

«L’acufene è la percezione di una sensazione uditiva anomala, in assenza di stimoli esterni, di fischio localizzata in uno o entrambe le orecchie oppure al centro della testa. Stiamo parlando di una patologia che interessa quasi il 10% della popolazione mondiale. L’origine dell’acufene è complessa e le cause possono essere molteplici: vascolari, traumi cranici, cause psicoemozionali, alterazione dell’articolazione temporo-mandibolare, stress, patologie organiche e metaboliche, patologie delle vie nervose, patologie dell’orecchio esterno, medio ed interno», ha spiegato la dr.ssa Caminiti, autrice del libro “Acufene, quel maledetto fischio”, edito dalla Maurfix. Il CSA dal 2010, attraverso un approccio multidisciplinare, è impegnato nell’ambito della ricerca scientifica dei meccanismi biofisici, psico-neurologici e biologici che provocano il disturbo.

Negli anni il Centro Siciliano Acufene ha messo a punto vari protocolli farmacologici, riabilitativi e chirurgici per il trattamento dell’acufene e per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

E del protocollo nutrizionale ha parlato la biologa nutrizionista Maria Teresa D’Agostino, esperta in nutrizione clinica, bariatrica e sportiva. «L’orecchio, però, non è l’unico responsabile dell’acufene: l’intero organismo svolge un ruolo di primaria importanza nella genesi del disturbo. Tra le cause rientrano anche le patologie cardiovascolari, nello specifico quei disturbi di natura circolatoria e vascolare in grado di inficiare il fisiologico funzionamento dell’apparato uditivo come ad esempio malformazioni artero-venose, aneurismi, ipertensione arteriosa e arteriosclerosi. Esistono numerosi fattori di rischio che determinano tali patologie e tra questi, dal punto di vista nutrizionale, è l’aumento del colesterolo Ldl. Ciò può essere causato, oltre che da fattori congeniti e dalla presenza di altre patologie, spesso anche da uno stile di vita non sano. Gli alimenti incriminati sono principalmente i grassi animali. Dal punto di vista nutrizionale la letteratura scientifica ha evidenziato diversi composti chimici di uso comune, presenti negli alimenti, come potenziali induttori o facilitatori di acufene. Tra questi si annoverano: gli addolcitori utilizzati in sostituzione degli zuccheri e gli esaltatori di gusto come il glutammato monosodico (sale sodico dell’acido glutammico), un amminoacido naturale presente in quasi tutti gli alimenti. Focalizzarsi su questi costituenti alimentari è fondamentale là dove il problema dell’acufene si genera da squilibri idroelettrolitici».

L’insorgenza di acufene, pur essendo abitualmente ascritta alle affezioni dell’orecchio, può essere determinata da disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare che richiedono l’intervento dell’ortodontista in stretta collaborazione con l’osteopata.

L’osteopata Gianluca Barca ha parlato dei trattamenti osteopatici che agiscono sulla componente muscolo-scheletrica della base della testa e dell’area cervicale in grado di ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione temporo-madibolare. «Una disfunzione osteopatica della mandibola può influenzare, in maniera diretta o indiretta, il corretto funzionamento dell’orecchio, e può essere causa o adattamento di uno squilibrio. La proposta osteopatica è mirata alla valutazione e al trattamento funzionale delle strutture cranio-cervicali, ed in particolare dei legamenti e dei muscoli che collegano l’orecchio alla mandibola. L’obiettivo dell’osteopata mediante le tecniche manuali, strutturali, miofasciali, viscerali e cranio-sacrali è quello di ripristinare la corretta fisiologia e funzione di tutti quegli elementi che sono all’origine dell’acufene. Solo dopo la valutazione osteo-gnato-posturale, viene impostato, insieme con l’ortognatodontista, il piano di trattamento osteopatico. È bene precisare che l’osteopatia non è risolutiva in caso di acufene ma, se complementare alla terapia medica, può di certo essere utile nel miglioramento della qualità di vita».

Per chi non ha potuto seguire in diretta la puntata ecco gli interventi dell’otorinolaringoiatra Daria Caminiti, dell’osteopata Gianluca Barca e della biologa nutrizionista Maria Teresa D’Agostino.

Chiusura estiva dal 9 agosto al 4 settembre

Si comunica alla gentile utenza che il Centro Siciliano Acufene (CSA) rimarranno chiusi per la pausa estiva da martedì 9 agosto a domenica 4 settembre 2022. Le attività riprenderanno regolarmente lunedì 5 settembre.

Per venire incontro alle richieste dei pazienti cercheremo di garantire le urgenze cliniche (previo contatto telefonico).

Per le prenotazioni si potrà chiamare anche nei giorni di chiusura estiva per prenotarsi alla riapertura del centro medico.

La dr.ssa Daria Caminiti e l’equipe del Csa vi augurano buone vacanze!

raro tumore del collo

Diagnosticato al Csa un raro tumore del collo

Diagnosticato un tumore rarissimo in paziente pervenuto per otalgia, senso di ovattamento auricolare, fastidio e lieve fruscio all’orecchio, difficoltà alla deglutizione, senso di compressione faringea. Il paziente è arrivato all’osservazione del Centro Siciliano Acufene per la presenza di un gonfiore nella regione sottomandibolare di sinistra che perdurava da diversi mesi. Si era recato a visita e la cura antibiotica prescritta non ha sortito ovviamente nessun risultato. Aumentando di grandezza questo gonfiore della regione sottomandibolare e persistendo i sintomi descritti, la scorsa settimana il paziente di sua iniziativa è pervenuto al Csa per cercare una soluzione. Abbiamo immediatamente visitato il paziente a 360 gradi come facciamo sempre, soffermandoci con molta attenzione soprattutto alla sua storia clinica.

Abbiamo eseguito tutti gli esami strumentali che solitamente eseguiamo nei pazienti che riferiscono otalgia, senso di ovattamento auricolare, fastidio all’orecchio e fruscio oltre difficoltà alla deglutizione, senso di comprensione faringea, episodi sporadici di disfonia.

Eseguendo l’endoscopia delle alte vie respiratorie, utilizzando una fibra ottica flessibile di diametro di soli 2,7 mm con telecamera in punta, quindi con un fibroscopio flessibile di ultimissima generazione, si evinceva una sorta di rigonfiamento della parete faringea di sinistra, tendenziale medializzata, cioè spostata, come se dietro ci fosse qualcosa che tendeva a spostare la parete faringea (come potete vedere dalle immagini scattate durante l’esecuzione della endoscopia).

Immediatamente abbiamo richiesto un esame radiologico specifico che potesse studiare il collo e le ghiandole salivari. In pochissimi giorni arriva la diagnosi radiologica: “Formazione espansiva centrale nello spazio carotideo di sinistra con diametro longitudinale di circa 6 cm, trasverso e latero-laterale di circa 5 cm. La neoformazione impegna lo spazio parafaringeo disloca anteriormente l’asse carotideo esterno interno e determina marcato slaminamento della vena giugulare interna. Ha aspetto disomogeneo e presenta intensa impregnazione contrastografica dopo somministrazione di gadolinio. L’ipotesi diagnostica più verosimile è che possa trattarsi di paraganglioma vagale”

Il paraganglioma del collo è un tumore raro di origine neuroendocrina, che ha un’incidenza stimata di circa due casi per milione.

Il paraganglioma solitamente è un tumore di origine simpatica in grado di sintetizzare e secernere catecolamine, metaboliti e numerose altre sostanze, generalmente peptidiche, che influenzano svariate funzione di alcuni organi soprattutto del cuore. Nel 90% dei casi è un tumore benigno, ma la gravità del caso dipende dalla compressione e dallo spostamento che il paraganglioma determina nei confronti di organi vicini, grossi vasi arteriosi e venosi, e dei nervi che si riscontrano nella regione del collo. Con la definizione di paraganglioma si identificano però anche alcune tipologie di tumore di natura parasimpatica, che solitamente sono localizzate nella zona della testa, del collo o della parte anteriore del torace. In questi casi il paraganglioma non secerne catecolamine, ma si identifica proprio per l’effetto di compressione che causa sulle strutture circostanti. Tra l’altro la neoformazione diagnosticata al nostro paziente in quattro mesi ha raggiunto dimensioni notevoli ossia 6×5 cm.

Il paraganglioma può associarsi ad altre neoplasie che possono essere sia benigne che maligne,e possono presentarsi anche in forme multiple e/o ricorrenti.

La sintomatologia di questi tipi di tumore è quindi estremamente varia, dovuta ad una serie di variabili come la tipologia del tumore, lo stadio di avanzamento e la sua localizzazione. I paragangliomi invece localizzati nelle zone della testa e del collo, come quella del nostro paziente, possono invece inficiare i nervi cranici, provocando deficit in particolare al nervo vago. In questo caso si possono riscontrare i seguenti sintomi: acufene, disfonia, difficoltà della deglutizione e del movimento della lingua, paralisi facciale, senso di compressione e pienezza faringea.

Il paziente nei prossimi giorni completerà le indagini strumentali sottoponendosi ad una TC total body e soprattutto la misurazione dei livelli di normetanefrina, metanefrina e catecolamine nelle urine delle 24 ore e dei livelli di cromogranina A e adrenomedullina nel plasma. Il trattamento è chirurgico di asportazione del tumore solitamente da una equipe multidisciplinare. Qualora a seguito della asportazione dovessero persistere fastidi all’orecchio (fruscio) sottoporremo il paziente ad una riabilitazione sonora poiché le dimensioni raggiunte dal tumore potrebbero determinare un danno irreversibile dell’orecchio interno per compressione dei grossi vasi o dei nervi del collo. Quindi seguiremo il paziente anche dopo l’esecuzione del delicato intervento chirurgico di asportazione del grosso tumore. Siamo soddisfatti del lavoro svolto nei confronti del paziente, con moltissima attenzione e ciò ci ha permesso di formulare una diagnosi difficile di un tumore rarissimo, responsabile dei sintomi dell’orecchio. Oltre a curare il paziente porteremo alla attenzione della letteratura scientifica questa patologia.

Open day acufene

Open day acufene: boom di accessi alle visite gratuite per il trattamento di acufene e vertigine

Conoscere l’acufene: questo l’obiettivo del primo Open Day “Le mille sfaccettature della vertigine e dell’acufene”, organizzato dal Centro Siciliano Acufene, che si è svolto sabato 25 giugno a Giardini Naxos. Una giornata interamente dedicata ai soggetti acufenopatici e alle loro famiglie per abbattere la barriera tra medico e paziente, instaurare un dialogo e una collaborazione proficua per trattare l’acufene e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Con un nuovo format: una prima parte informativa e una seconda parte dedicata alle visite gratuite.

In molti lo definiscono un ronzio, altri un sibilo, altri ancora un fischio. Per alcuni l’acufene è un fastidio che può essere tollerato, per altri un tormento costante che influenza negativamente le attività quotidiane e la qualità della vita. Non è assolutamente normale percepire un rumore nell’orecchio, che rappresenta l’espressione di un danno che si sta verificando, o si è già verificato, a carico dell’organo dell’udito. Tale danno può essere banale, ma può essere viceversa espressione di patologie anche molto gravi. Per questo motivo il primo passo è riconoscere le diverse forme di acufene e indagarne la causa scatenante. Ed è questa la finalità principale del primo Open day sull’acufene organizzato dal CSA: aiutare i pazienti a riconoscere il sintomo, oltre che dare loro una possibilità di guarigione.

L’Open Day si è svolto presso la clinica odontoiatrica Dental di Genesis Giardini Naxos, in modo da poter visitare anche dal punto di vista ortognatodontico i tanti pazienti pervenuti dalle diverse province siciliane e anche dalla Calabria. L’equipe multidisciplinare del CSA durante la prima parte della giornata, con l’ausilio di proiezioni ed immagini, ha descritto ai tanti pazienti presenti in sala l’anatomia e la fisiologia dell’orecchio e dell’apparato craniomandibolare, le tante patologie generanti acufene, non solo otorinolaringoiatriche, ma anche metaboliche, osteopatiche, ortodontiche, psicologiche, iatrogene e soprattutto i diversi protocolli farmacologici, riabilitativi e chirurgici messi in campo dal Centro Siciliano Acufene in oltre 10 anni di attività, soffermandosi non solo sul trattamento dell’acufene ma anche della vertigine.

Daria Caminiti Open day acufene 2022

Ogni specialista del CSA ha spiegato, in termini assolutamente assimilabili da persone comuni, la soluzione interessante il proprio ambito specialistico e nella seconda parte della giornata ha visitato i pazienti, in modo da rilevare le cause dell’acufene di ciascuno di loro. L’incontro è stato ritenuto interessante al punto che qualche paziente, a fine giornata, si è intrattenuto ancora con i professionisti della equipe multidisciplinare del CSA, ponendo loro altre domande in modo da capire come e quando iniziare il percorso diagnostico-terapeutico con professionisti del settore.

Centro Siciliano Acufene nuovo nutraceutico dopo Daricam

Dopo il Daricam, arriva un nuovo nutraceutico per il trattamento dell’acufene

Dopo gli eccellenti risultati ottenuti dal Centro Siciliano Acufene con la prescrizione del Daricam, arriva un nuovo nutraceutico per il trattamento dell’acufene.

Il Csa nel corso dei tanti anni ha sviluppato e prodotto non solo protocolli farmacologici ma anche metabolico-nutrizionali, psicoterapeutici, ortognatodontici ed osteopatici cranio-cervico-mandibolari, e riabilitativi sonori, oltre a trattare chirurgicamente le patologie responsabili di questo sintomo invalidante. In particolare, nella produzione di protocolli farmacologici, la strategia del Csa nella lotta all’acufene è quella di produrre, in collaborazione con l’azienda farmaceutica siciliana SuaRhe Biomedica, una linea di nutraceutici per il trattamento dell’acufene, producendo di volta in volta prodotti che possano agire su una specifica causa generante l’acufene o su uno specifico sintomo che amplifica il tinnito.

Il nuovo trattamento dell’acufene è sempre frutto della collaborazione tra il Centro Siciliano Acufene e l’azienda farmaceutica siciliana SuaRhe Biomedica.

Come per il Daricam dopo mesi di studio tra gli specialisti del Csa e i biologi della SuaRhe, coordinati dal dr. Vincenzo Aletta, è stato creato un nuovo nutraceutico, anch’esso inserito nei protocolli farmacologici del Centro Siciliano Acufene.

Anche in questo caso non si tratta di uno dei classici integratori per l’acufene presenti sul mercato, ma è assimilabile ad un farmaco per i principi attivi utilizzati e per le funzioni che è chiamato a svolgere.

Il nuovo nutraceutico è stato prodotto dalla Suarhe Biomedica dopo un lungo periodo di studi scientifici per soddisfare precise richieste degli specialisti del Csa, che nella loro pratica medica hanno concentrato i loro studi e hanno convogliato il loro interesse questa volta su determinate funzioni cerebrali e aspetti psicosomatici responsabili di alcuni sintomi che aggravano l’acufene.

Il nuovo prodotto, diversamente dai classici integratori, potrà essere venduto ai pazienti soltanto su prescrizione medica. Come il Daricam verrà prescritto dagli specialisti del Csa nel contesto dei diversi protocolli farmacologici creati dalla equipe multidisciplinare per il trattamento dell’acufene e delle sindromi vertiginose associate. Il nuovo nutraceutico è stato studiato e prodotto dopo intensi studi che hanno tenuto in considerazione anche la interazione con il Daricam o altri farmaci al fine di azzerare l’assunzione nei pazienti acufenopatici di antidepressivi e ansiolitici che creano dipendenza e che solo inizialmente sembrerebbero dare sollievo al paziente.

La funzione del nuovo nutraceutico è completamente diversa dalla funzione del Daricam che contiene componenti studiati per proteggere e migliorare la salute degli organi dell’orecchio interno per contrastare i fastidiosi ronzii incrementando l’afflusso sanguigno, attraverso un sistema vascolare in salute. Infatti, il Daricam, come da indicazione del Csa, aiuta a prevenire infezioni ed infiammazioni e allo stesso tempo incrementa il tono dei vasi e rinforza il sistema micro-vascolare degli organi dell’orecchio interno.

Il nuovo nutraceutico si troverà presto in commercio. Il nome e gli ulteriori dettagli del prodotto verranno svelati a breve. Nel frattempo il dr. Vincenzo Aletta, biologo coordinatore della SuaRhe Biomedica, spiega come nasce l’idea di integrare la linea di nutraceutici per il trattamento dell’acufene: «Ho avuto il piacere di leggere il libro della dr.ssa Daria Caminiti “Acufene, quel maledetto fischio”. Ed ho particolarmente apprezzato l’intervento della dr.ssa Milena Samperi, psicoterapeuta della equipe multidisciplinare del Csa, che nel capitolo “Aspetti e strategie cognitivo-comportamentali” evidenzia la profonda relazione che interviene tra la patologia e gli aspetti psicologici derivanti dalla stessa. Si è visto come la psicoterapia cognitivo-comportamentale presuppone che vi sia una stretta connessione tra pensieri, emozioni e comportamento. La percezione dell’acufene, quindi, è fortemente legata al modo in cui viene vissuta dal soggetto e, di conseguenza, la sostituzione con pensieri più funzionali riduce lo stress e la sofferenza. La competenza ed il carisma della dott.sa Caminiti ha persuaso tutti ed ha stimolato il gruppo di lavoro, ancora una volta, nella giusta direzione con impegno e dedizione».

Il Csa e la la farmaceutica siciliana SuaRhe Biomedica hanno quindi condiviso la possibilità di integrare un complesso di sostanze attive che potesse aiutare i pazienti acufenopatici a gestire lo stato d’ansia e stress derivante dall’acufene.

La SuaRhe BioMedica ha così iniziato il lavoro per individuare la migliore formulazione possibile di attivi che potesse essere utile ad alleviare lo stato d’ansia di quei soggetti. È stato attenzionato anche il meccanismo di somministrazione, infatti questo nutraceutico è stato ideato in formulazione spray in modo da essere più pratico ed efficiente.

Ma prima di pensare a qualsiasi trattamento il passo più importante per il Csa è individuare l’origine dell’acufene, solo così darà possibile per impostare la cura più efficace ed adeguata.

Non è possibile fermarsi alle affermazioni secondo le quali “l’acufene non può essere trattato” o “bisogna imparare a conviverci” ma è indispensabile giungere alla corretta diagnosi, individuare la causa e la patologia che genera il fastidioso fischio.

Il Centro Siciliano Acufene vuole condividere con i pazienti tutti nuovi trattamenti, gli studi scientifici portati avanti e la presentazione di nuovi protocolli. L’equipe del Csa ha già iniziato un nuovo studio per ampliare la gamma dei prodotti per il trattamento acufene. Nei prossimi mesi verrà prodotto un nuovo nutraceutico con una funzione ben precisa e diversa dai primi due.

Giancarlo Fiolo e Marco Leocata

Nuova collaborazione in ambito ortodontico: l’odt. Fiolo e il dr. Leocata entrano nell’equipe del Csa

L’attività clinica del Centro Siciliano Acufene è rivolta alla diagnosi e al trattamento di tutte le problematiche che possono generare l’acufene. Per non tralasciare nessuna causa il Csa si avvale dell’esperienza e della professionalità del medico ortodontista gnatologo Marco Leocata, del tecnico ortodontico Giancarlo Fiolo, e all’occorrenza anche di un medico maxillo-facciale. Una nuova collaborazione mirata a rafforzare il trattamento e la riabilitazione cranio-cervico-mandibolare nei pazienti acufenici affetti da alterazioni cranio-mandibolari.

Negli ultimi anni sono stati compiuti numerosi passi avanti negli studi sulla patogenesi dell’acufene e, anche se il problema non è ancora del tutto risolto, si è visto che questo sintomo può essere generato anche da stimoli non uditivi che partono dalle regioni della testa e del collo, e in particolare dalla mandibola. Gli acufeni legati a disfunzioni temporo-mandibolari sono in una percentuale di casi variabile tra il 25% e il 65%. Questa associazione è possibile per il comune sviluppo embriologico dell’orecchio medio con il sistema trigeminale della mandibola.

Il dr. Leocata e l’odt. Fiolo si occupano della diagnosi e del trattamento degli acufeni correlati a disturbi temporo-mandibolari. Tali fenomeni possono essere causati da anomalie occlusali, cambiamento di rapporti dentari tra l’arcata superiore e inferiore, in grado di produrre disequilibrio nell’assetto posturale con conseguente aggravamento dell’acufene. Per valutare i parametri dell’occlusione dentale il Csa si avvale di una moderna tecnologia: Teethan rileva prevalenze, torsioni e sbilanciamenti che possono essere la conseguenza o l’origine dei diversi disturbi mandibolari. Se necessario, si procede alla costruzione di un dispositivo intraorale, ovvero un bite gnatologico specifico per le problematiche del singolo paziente (bite di svincolo, bite di riposizionamento, bite di stabilizzazione). Questi dispositivi modificano i rapporti inter-occlusali e identificano la posizione terapeutica corretta fra le due arcate dentarie al fine di rimuovere il possibile conflitto tra articolazione mandibolare e orecchio.

Oltre ad ampliare l’equipe multidisciplinare il Csa si arricchisce, dunque, sempre in ambito ortodontico, di strumenti all’avanguardia per poter effettuare in modo più veloce la diagnosi e il conseguente trattamento ortodontico nel contesto della riabilitazione ortodontica-gnatologica-osteopatica dell’acufene.

Da oltre dieci anni il Centro Siciliano Acufene continua a creare nuove collaborazioni professionali, ricercare strumenti di diagnostica avanzata e produrre protocolli efficaci per garantire al paziente acufenico soluzioni sempre più innovative, risolutive e non invasive.

La testimonianza di Frida: «Come affrontare depressione e ansia da acufene»

«Era una notte del luglio 2020, quando improvvisamente ho sentito uno strano ‘rumore’ nell’orecchio, che ormai è sempre con me. Ho passato dei momenti veramente difficili, che mi spingevano a pensare di mettere in atto brutte azioni. Dopo svariate visite e prescrizioni di sedativi, finalmente ho scoperto il Centro Siciliano Acufene e la dottoressa Daria che grazie alla sua esperienza ed estrema accuratezza professionale mi ha dato speranza. Abbiamo iniziato un percorso di visite e terapie, che tuttora sto portando avanti e posso dire che lo sento molto meno, grazie anche all’assunzione del nutraceutico studiato dal team, sinergicamente al trattamento osteopatico, al protocollo nutrizionale e gnatologico. Con la loro gentilezza, disponibilità ed empatia tutti i dottori hanno saputo aiutarmi ad affrontare questo invalidante problema e ancora oggi mi stanno dando i giusti consigli per cercare di risolverlo».

La testimonianza di Frida vuole essere una iniezione di speranza per tutti coloro che ancora oggi pensano che dall’acufene non si possa guarire.

Frida è una giovane paziente che non riusciva più a gestire la propria vita con serenità, concentrazione, tranquillità soprattutto in uno dei momenti più importanti, come il conseguimento della laurea. La paziente era destabilizzata da un acufene intenso e persistente, che alterava le fasi fisiologiche della vita come il ciclo sonno-veglia, la concentrazione, i rapporti sociali e familiari. L’acufene era diventato un vero motivo di crisi, di momenti di ansia e altri di depressione, un momento nel quale, e ciò vale per quasi la totalità dei pazienti che accusano acufene, non riusciva a riconoscere se stessa.

La raccolta anamnestica è stata molto profonda ed intensa.

La nostra equipe ha cercato di non lasciare nulla al caso e abbiamo trattato non solo cause e concause, ma anche i segni o i sintomi di scarsa rilevanza clinica, seguendo la paziente anche a distanza rispondendo ai suoi messaggi o alle sue telefonate proprio perché davanti a una situazione molto complessa. A questi livelli si tocca il fondo, il paziente non vede più luce in fondo al tunnel, non si sente considerato e capito, e soprattutto è convinto che non ci siano soluzioni per venirne fuori da quello che diventa un circolo vizioso alimentato da ansia e stress.

Trattare l’acufene è davvero tanto tanto difficile, richiede empatia per il paziente e tra i diversi medici della equipe, richiede pazienza, richiede forza d’animo, richiede sensibilità e soprattutto esperienza e studio continuo.

Frida è stata bravissima perché ha seguito, da subito, tutti i consigli dell’equipe del Csa, i protocolli prima diagnostici e poi riabilitativi mirati per il suo caso. Ha instaurato un rapporto empatico e collaborativo con l’equipe che ha velocizzato in un certo senso l’arrivo dei risultati prefissati. Frida ormai è alla fine del percorso riabilitativo. Il suo caso era abbastanza complesso da gestire poiché vi erano molte concause, di cui una è ancora in fase di risoluzione, ma è riuscita ad ottenere una qualità di vita assolutamente migliore, a raggiungere un grado di tranquillità necessaria per concentrarsi ed impegnarsi nello studio e nella stesura della tesi arrivando finalmente a conseguire la laurea.

Trombosi e acufene covid 19 e vaccini

Trombosi, acufene e altri sintomi in pazienti vaccinati e/o affetti da Covid 19

Dal mese di febbraio del 2020 il mondo vive una pagina storico-sanitaria inverosimile, come se tutti fossimo protagonisti di un film non a lieto fine, ma con una fine a noi sconosciuta e per la quale assisteremo ad altre puntate. La pandemia da SARS-Cov-2 ha provocato milioni di morti ma anche centinaia di paziente che continuano a vivere “effetti collaterali del Long-Covid o Post-Covid” con sintomi transitori ma anche con sintomi purtroppo persistenti. Oltre alla perdita del gusto e dell’olfatto, alla paralisi dei nervi cranici, alla compromissione della coscienza, la disautonomia e l’insufficienza respiratoria, ai sintomi aspecifici e alle complicanze neurologiche a lungo termine, è stato dimostrato che le strutture dell’orecchio interno sono particolarmente suscettibili all’ischemia e al danno vascolare indotte dal SARS-Cov-2 portando a disfunzioni e sintomi uditive e vestibolari.

Secondo una revisione sistematica e metanalisi, la frequenza di insorgenza di ipoacusia (3,1%), acufeni (4,5%) e vertigini (12,2%) nei pazienti affetti da Covid 19 è statisticamente significativa. Ma nonostante approfondite ricerche eseguite e diverse metanalisi sulle manifestazioni olfattive, gustative e visive del COVID-19 dall’inizio della pandemia, l’impatto della malattia sui sistemi uditivo e vestibolare ha ottenuto ancora scarsa attenzione. È stato dimostrato che le strutture dell’orecchio interno sono particolarmente suscettibili all’ischemia e al danno vascolare, portando a disfunzioni uditive e vestibolari.

I danni indotti dal virus a livello del tronco cerebrale, e responsabili dei sintomi descritti, sono dovuti a meccanismi infiammatori, alterazione della coagulazione sanguigna e ototossicità da trattamenti antivirali.

In particolare, il SARS-Cov-2 agendo a livello del tronco cerebrale, determinando disfunzione dello stesso mediante meccanismi neuroinfiammatori, provoca deficit sensoriali come acufene e vertigine, e deficit motori come paralisi dei nervi cranici, compromissione della coscienza, disautonomia e insufficienza respiratoria.

Sostanze chimiche, naturali o artificiali, o i radicali liberi a maggior diffusione, specie reattive dell’ossigeno detti ROS, stimolano mediante la produzione di citochine infiammatorie, i processi infiammatori. L’infiammazione acuta e cronica determinata dalle citochine e dai ROS, danneggiano l’orecchio interno nei pazienti con COVID-19, determinando ipoacusia e acufene. Inoltre, altri studi condotti su pazienti affetti da Covid 19 hanno rilevato che SARS-Cov-2 ha la capacità di legarsi all’emoglobina e penetrare nei globuli rossi, e attraverso il sistema circolatorio riesce ad invadere tutto il corpo. I monociti infetti e attivati attaccano il sistema vascolare, danneggiano la barriera emato-labirintica ed invadono l’orecchio interno danneggiandolo. Tra l’altro il processo di mancato trasporto di ossigeno da parte dei globuli rossi indotto dal SARS-Cov-2, causa ipossia e ulteriori danni dell’orecchio interno poiché è caratterizzato da una circolazione “terminale”.

Non in ultimo, non possiamo non considerare nella genesi dell’acufene del paziente affetto da Covid 19, l’assunzione di farmaci somministrati allo stesso per curarlo, risultati fortemente ototossici. Nello specifico l’assunzione di remdesivir, ribavirina, prodotti sintetici del chinino (clorochina e idrossiclorochina) portano a diversi effetti avversi, quali retinopatia, neuromiopatia, cardiomiopatia e ototossicità temporanea o permanente, scatenando ipoacusia e acufeni in forma sia acuta che cronica. L’ototossicità determina danni all’orecchio interno e agli organi neurali come le cellule ciliate esterne della coclea, i gangli spirali, le fibre neurali, sino a determinare l’atrofia della stria vascolare, e persino cambiamenti nel sistema uditivo centrale.

Possiamo dedurre che i meccanismi in grado di generare i tanti sintomi derivati dall’infezione del virus SARS-Cov-2, tra cui acufene, vertigine ed ipoacusia, sono molteplici e meritano di essere approfonditi mediante costante monitoraggio di questi pazienti eseguendo test oggettivi. Questi pazienti dovrebbero rivolgersi, nei limiti del possibile, osservando le direttive emanate dal Ministero della Sanità, quanto prima possibile allo specialista per iniziare delle terapie mirate. In questi casi tanto prima si somministra la terapia indicata dallo specialista, dopo aver sottoposto il paziente a test oggettivi e/o a valutazioni ematochimiche ed ematologiche, quanto più aumenta la probabilità della regressione del sintomo.

Diversi studi hanno evidenziato la persistenza dell’acufene nei pazienti che hanno superato il Covid 19 e che in passato non avevano mai sperimentato l’acufene, considerando l’acufene un sintomo neurologico associato al cosiddetto Post-Covid o Long-Covid. Questi studi, allo stesso modo, hanno evidenziato in molti altri pazienti che presentavano l’acufene ancor prima della malattia da SARS-Cov-2, addirittura l’aggravarsi del fischio, del rumore, del ronzio, del sibilo soggettivamente avvertito. A tal proposito uno dei diversi studi, pubblicato sul portale Frontiers in Public Health ha indicato che il Covid-19 può accentuare i sintomi dell’acufene. Questa ricerca condotta su un campione di 3100 persone con pregressi ronzii, sibili e fischi nelle orecchie, di entrambi i sessi, fascia di età compresa tra 18 e 100 anni, provenienti da 48 Paesi, principalmente incentrata sugli Stati Uniti e sul Regno Unito, evidenzia che il 40% delle persone colpite da acufene ha notato un peggioramento dovuto al Coronavirus.

L’ipotesi che il Covid 19 possa aggravare l’acufene nei pazienti con pregressi ronzii o fischi, sono diverse. Tra queste ipotesi ritroviamo l’assunzione di farmaci ototossici somministrati per curare il Covid 19, e il peggioramento dell’alterazione della sfera psicologica. È noto che lo stress, l’ansia, la depressione aggravano l’acufene, l’impatto dell’isolamento e dei cambiamenti nello stile di vita nel periodo della pandemia hanno determinato un brusco aumento dell’acufene. La paura e lo stress di contagiarsi, la paura e il malessere nei pazienti acufenopatici infettati da SARS-Cor-2, l’isolamento per diversi mesi, lavorare in Smart working e utilizzare le cuffie per call per maggior tempo hanno richiesto un cambiamento radicale dello stile di vita e quindi un peggioramento dell’acufene. Lavorare da casa significa stare in un ambiente molto più tranquillo e silenzioso, venendo meno le distrazioni ambientali che allontano il pensiero dall’acufene. La mancanza di interazioni sociali, l’aumento di videochiamate e riunioni online incrementano inevitabilmente i livelli di stress e ansia, che a loro volta aumentano per la paura che l’acufene possa peggiorare anche per l’utilizzo più a lungo di cuffie per call e per isolarsi dall’ambiente casalingo soprattutto se è rumoroso. In tutti questi casi bisogna svolgere esercizi di rilassamento, svolgere attività e hobby che aiutano a rilassarsi, ritagliarsi del tempo per tutto ciò che possa far sentire bene il paziente, non indossare per lungo tempo le cuffie ma fare delle pause, tenere il volume al minimo e se possibile utilizzare le cuffie con cancellazione di rumore, e soprattutto parlare e mettersi sempre in contatto con lo specialista.

Non possiamo però non prendere in considerazione la paura della vaccinazione, e la somministrazione dei vaccini Anti-Covid 19, altre ipotesi rispettivamente di aggravamento dell’acufene preesistente e di comparsa di acufene in pazienti che non hanno mai vissuto l’esperienza del ronzio o del fischio alle orecchie sino al momento della vaccinazione.

In questo ultimo caso vi spiegheremo la correlazione esistente tra trombosi e vaccino anti SARS-Cor-2, argomento che ha creato e crea paura e apprensione tra coloro che hanno manifestato sintomi e patologie determinate dalla trombosi indotta dal vaccino. Il Csa, in questo momento, presenta in casistica sette casi di acufene in pazienti che hanno superato il Covid 19 e che non avevano mai avuto esperienza di ronzio o fischio alle orecchie, e nove pazienti che riferiscono l’insorgenza dell’acufene entro 48 ore dalla somministrazione del vaccino anti-Covid.

Correlazione esistente tra trombosi e vaccino covid

La trombosi è una risposta naturale del nostro corpo nel momento in cui un vaso sanguigno viene leso esponendosi all’esterno, tentando di arginare la perdita di sangue mediante la formazione del trombo all’esterno del vaso sanguigno, stoppando la fuoriuscita di sangue ed evitando un sanguinamento. In condizione normali quindi la trombosi si genera al di fuori del vaso, ciò rappresenta un meccanismo fisiologico che impedisce al sangue di fuoruscire dallo stesso. Purtroppo, esistono però diverse patologie che causano la formazione del trombo, che non è altro che un tappo piastrinico, all’interno del vaso. In questi casi il nostro corpo percepisce erroneamente “il segnale” che un vaso si è rotto, quando in realtà il vaso è integro, si attiva così una risposta patologica, e abnorme della coagulazione sanguigna, inviando localmente piastrine per agevolare il processo della coagulazione che comporta la formazione di un grande coagulo di sangue, ”il trombo”, all’interno di una arteria o di una vena, determinando l’interruzione del flusso sanguigno che trasporta il sangue da un distretto del corpo ad un altro.

La trombosi, quindi, non è altro che una risposta normale del nostro organismo ad una lesione di un vaso sanguigno, che in condizioni patologiche si attiva, nonostante il vaso sia integro, producendo “il tappo” piastrinico all’interno del vaso causando l’interruzione del flusso sanguigno. La manifestazione clinica della trombosi dipende dalla localizzazione del trombo, risultato di una risposta abnorme della coagulazione sanguigna, che può avvenire in qualunque distretto del nostro corpo, per cui il paziente avrà dei sintomi o delle patologie in base alla sede della formazione del trombo.

Nel distretto arterioso, considerando che le arterie più importanti del nostro organismo sono quelle che portano sangue al cervello, se un paziente presenta la formazione del trombo all’interno delle arterie del cervello andrà incontro all’ictus celebrale, ossia alla perdita di una parte del cervello per interruzione del flusso sanguigno con conseguente sofferenza delle cellule nervose nutrite dall’arteria ostruita dal trombo, subendo un infarto e andando incontro a morte cellulare.

Se per esempio la formazione patologica del trombo intravasale interessa l’arteria vicaria il distretto del cervello che comanda il movimento il paziente presenterà una paralisi o una emiparesi. Nel caso dell’arteria vicaria la parte del cervello che controlla la visione il paziente potrebbe manifestare una alterazione della vista, potrebbe riferire di vedere sdoppiato o diplopia, o vedere lampi di luce o scotomi. Nel caso dell’arteria vicaria la parte del cervello che controlla il linguaggio, il paziente manifesterà alterazioni dell’eloquio tra cui afasia, disartria, aprassia.

A seconda delle patologie del paziente le trombosi possono interessare in particolare dei distretti del nostro organismo. Proprio per quanto riguarda la trombosi post vaccinale è stato visto che le sedi più colpite non sono le arterie del cervello ma le vene del cervello, ciò è responsabile di una stasi del sangue che causa dei disturbi neurologici importanti. Ribadiamo che in linea generale la trombosi può colpire qualsiasi distretto del nostro corpo, e proprio per questo motivo le trombosi post vaccinali si manifestano con uno spettro di manifestazioni cliniche e di sintomi vasto. Sono stati osservati casi di ictus cerebrale, casi di ischemia degli arti superiori o degli arti inferiori per arresto di flusso del sangue nell’arto interessato che diventa pallido, freddo e, per il consequenziale processo dell’acidosi, diventa dolorante.

La trombosi post vaccinale può interessare i visceri per trombosi delle arterie mesenteriche responsabile della ischemia intestinale, può coinvolgere le arterie del cuore con conseguente infarto del miocardio. La trombosi post vaccinale può coinvolgere anche il distretto venoso, e in questo caso il distretto più colpito è quello polmonare. In questo ultimo caso, frequentemente il paziente sviluppa la formazione di trombi a livello delle vene delle gambe, distretto nel quale c’è maggiore stasi sanguigna, condizione che favorisce la trombosi, si forma così il trombo all’interno delle vene delle gambe che può distaccarsi, passare nel cuore che lo pompa all’interno dei polmoni causando una condizione che può essere anche fatale, ossia l’embolia polmonare. In corso di embolia polmonare, i polmoni non riescono più ad ossigenare il sangue, il paziente vive una condizione di ipossia e può andare incontro al collasso cardiocircolatorio e quindi alla morte. Le condizioni di maggiore rischio a seguito della formazione del trombo sono quelle che interessano gli organi vitali ossia cervello, cuore e polmoni, poiché la perdita di funzionalità di questi organi può essere fatale.

Durante la campagna vaccinale si sono osservati diversi casi di trombosi finiti alla ribalta delle cronache. Per spiegare la correlazione tra vaccini anti-Covid e trombosi interpelliamo la letteratura scientifica disponibile: le basi scientifiche della immunologia clinica possono descrivere il meccanismo della formazione del trombo post-vaccinazione. Quando si immette qualunque sostanza nel nostro organismo, quest’ultimo reagisce e producendo anticorpi, questo è il principio della vaccinazione, ossia stimolare il nostro corpo a produrre anticorpi e una risposta immunitaria capace di bloccare il virus nel momento in cui entra nel nostro corpo. Quindi la risposta anticorpale in seguito a vaccinazione ha la funzione di interrompere la progressione del virus SARS-Cov-2 all’interno del nostro organismo. La risposta anticorpale, quindi la produzione degli anticorpi, nella stragrande maggioranza dei casi è sempre indirizzata verso il virus.

La vaccinazione, nel caso specifico del virus SARS-Cov-2, produce anticorpi che risponderanno al virus e soltanto al virus SARS-Cov-2. Esiste però una minima percentuale di persone che vengono vaccinate per il SARS-Cov-2, nello specifico 14 persone su 1 milione, nei quali gli anticorpi prodotti per proteggerci dal virus SARS-Cov-2,a seguito di somministrazione del vaccino anti Covid, maggiormente con vaccini a vettore virale, reagiscono non solo contro il virus SARS-Cov-2, ma in maniera errata cross-reagiscono anche con proteine esistenti fisiologicamente già nel nostro corpo, in particolare in questo caso cross-reagiscono con una proteina presente sulle piastrine, le quali “impazziscono”, si attivano e formano il trombo in un vaso sanguigno integro e non rotto. Quindi la trombosi post vaccinale è dovuta ad una cross-reazione della risposta anticorpale contro una proteina presente sulle piastrine.

Nello specifico sono stati segnalati post vaccinazione alcuni casi di trombosi del seno venoso cerebrale al sistema di farmacovigilanza. Questi pazienti presentavano anche trombocitopenia, elemento che orientava verso una causa immunologica della trombofilia. Gli esperti ematologi ritengono probabile che la vaccinazione porti alla formazione di anticorpi contro gli antigeni delle piastrine come elemento facente parte della reazione infiammatoria e della stimolazione immunitaria. Dipendenti o meno dall’eparina, questi anticorpi inducono quindi una massiccia attivazione piastrinica tramite il recettore Fc come analogamente accade nella trombocitopenia indotta da eparina (HIT). Gli scienziati affermano che questo meccanismo potrebbe essere alla base di una trombosi venosa sinusale cerebrale dopo la vaccinazione con il vaccino anti Covid.

La trombosi vaccinale ha delle caratteristiche ben precise e si chiama Sindrome Trombotica Piastrinopenica:

  • deve comparire entro i 20 giorni dalla somministrazione del vaccino indipendente dal tipo del vaccino, anche se i vaccini a vettore virale sono quelli maggiormente presi in causa;
  • le piastrine, che formano il trombo, nel caso della Sindrome Trombotica Piastrinopenica, alla conta piastrinica si presentono notevolmente ridotte di numero, ciò si definisce “piastrinopenia” e rappresenta un elemento fortemente indicativo della correlazione tra vaccino e trombosi. Nel caso della Sindrome Trombotica Piastrinopenica bisogna somministrare al paziente quanto prima possibile delle immunoglobuline che sequestrano gli anticorpi patologici prodotti, per bloccare questa complicanza drammatica che è la trombosi. Nel caso della trombosi il paziente può andare incontro a sintomi che possono essere transitori poiché il trombo può dissolversi oppure a sintomi persistenti poiché il trombo diventa stabile causando un danno permanente dell’organo interessato, manifestando complicanze drammatiche sino all’exitus. Gli organi infatti hanno “un periodo di resistenza” alla mancanza di ossigeno, diverso per ciascun organo. L’organo con periodo di resistenza minore, che è vulnerabile all’ipossia (mancanza di ossigeno) indotta dall’interruzione del flusso sanguigno, e quindi al traporto dell’ossigeno, per formazione del trombo nella vena o nell’arteria che vicaria il distretto, è il cervello.

È bene evidenziare che la trombosi può rappresentare una complicanza post vaccinale, soprattutto con i vaccini a vettore virale, ma è bene sapere che rappresenta il meccanismo killer della infezione da SARS-Cov-2 responsabile dei 3 milioni di morti nel mondo. Sappiamo tutti che durante il Covid il distretto più colpito dal virus è il distretto polmonare, il virus SARS-Cov-2 induce un danno all’interno dei vasi polmonari che può portare alla morte, poiché per un’alterata risposta immunitaria, si formano dei trombi all’interno dei vasi polmonari integri e non rotti, si assiste ad un danno del microcircolo polmonare, conseguente blocco degli scambi respiratori, insorgenza di una polmonite devastante che porta in una percentuale non indifferente di pazienti alla morte. È necessario somministrare eparina nei pazienti con Covid 19 sia per prevenire la trombosi sia per sciogliere il trombo che può formarsi in qualunque distretto ma soprattutto a livello polmonare.

Sembrerebbe che una storia anamnestica di pregressi episodi di trombosi non rappresenti una controindicazione alla vaccinazione per il SARS-Cov-2, la vera controindicazione alla vaccinazione è rappresentata dalla trombocitopenia indotta da eparina (HIT), ossia una bassissima percentuale di persone a cui viene somministrata eparina sviluppa la Sindrome Trombofilica Piastrinopenica, una condizione esattamente identica a coloro che presentano la trombosi post vaccinale. Nel caso della Sindrome Trombofilica Piastrinopenica l’eparina stimola una condizione anticorpale impropria, determinando la produzione di anticorpi che rispondono alla eparina e cross-reagiscono con le piastrine, condizione molto simile alla Trombosi post vaccinale. Quindi nei pazienti che è stata somministrata o è somministrata eparina per diversi motivi, ed hanno sviluppato la HIT ossia la Trombocitopenia indotta da eparina, il vaccino anti Covid non può essere somministrato.

Sintomi post vaccinale

  • Sintomi simil-influenzali come dolori muscolari e articolari e mal di testa che persistono per 1-2 giorni dopo la vaccinazione sono un effetto indesiderato comune e non sono motivo di preoccupazione.
  • In caso di effetti collaterali persistenti oltre tre giorni dalla vaccinazione (ad es. Vertigini, acufene, mal di testa, disturbi visivi), è necessario proseguire la fase diagnostica medica per chiarire una trombosi cerebrale.

Test diagnostici

  • Esami importanti da eseguire sono: emocromo con piastrine, striscio di sangue, D-dimero e, se necessario, ulteriore diagnostica per immagini (es. RM cerebrale).
  • In caso di trombocitopenia e/o evidenza di trombosi, effettuare il test per la trombocitopenia indotta da eparina (HIT)indipendentemente da una precedente esposizione all’eparina. Questo test si basa sulla rilevazione immunologica degli anticorpi contro il complesso del fattore piastrinico 4 (PF4) e dell’eparina.

Terapia

  • Fino a quando la HIT autoimmune non è stata esclusa, si dovrebbe evitare l’anticoagulazione con eparina e si dovrebbero usare preparati alternativi compatibili con l’HIT.
  • Nei pazienti con HIT autoimmune confermata e trombosi critica, come la trombosi della vena sinusale cerebrale, il meccanismo patologico pro-trombotico probabilmente può essere ridotto dalla somministrazione di immunoglobuline endovenose ad alte dosi (IVIG).

ATTENZIONE!

Indipendentemente dalla causa e dai risultati di un test per gli anticorpi PF4 / eparina, è necessario considerare altre possibili cause alternative di trombocitopenia e/o trombosi. Queste possono includere: le microangiopatie trombotiche come Sindrome trombotica trombocitopenia – iTTP o Sindrome Emolitico Uremica Atipica – aHUS, la sindrome da anti-fosfolipidi, l’emoglobinuria parossistica notturna e le malattie ematologiche maligne.

Concludendo sia l’infezione da SARS-Cov-2 sia la vaccinazione per il virus del Covid 19, soprattutto con vaccini a vettore virale, possono indurre la temibile trombosi e i sintomi riferiti da alcuni pazienti quali vertigine, acufene, disturbi visivi. In entrambi i casi bisogna immediatamente rivolgersi allo specialista.

Buone Feste CSA

Festività natalizie: il CSA rimarrà chiuso dal 22 dicembre al 9 gennaio

Il Centro Siciliano Acufene comunica ai gentili pazienti che in occasione delle prossime festività natalizie rimarrà chiuso da mercoledì 22 dicembre 2021 a domenica 9 gennaio 2022.

Le attività riprenderanno regolarmente lunedì 10 gennaio 2022.

Buone Feste dalla dr.ssa Caminiti e da tutta l’equipe del Centro Siciliano Acufene!

Quando acufene è sintomo di un tumore

La storia di Emanuele: quando l’acufene è il sintomo di problematiche più gravi

Ogni acufene ha una causa o più cause d’insorgenza. Diversi studi scientifici hanno individuato la relazione tra acufene e conflitti neurovascolari. I contatti tra nervi e vene (o arterie), a causa della compressione, possono determinare vari disturbi come acufeni, emispasmi facciali e nevralgie.

La forma di acufene che riconosce un’origine dal nervo dell’udito, il cosiddetto acufene neurale, rappresenta certamente una minoranza rispetto a quelli che si originano nella coclea, ma questa minoranza è suscettibile di trattamento mirato che da speranza al paziente di liberarsi da questi sintomo fastidioso.

Vi ricordate quando a fine mese di giugno vi parlai di un caso molto molto complesso interessante di un mio paziente di media età che era pervenuto al Csa per acufene assordante, debilitante, insopportabile?

A ragion del vero lo stesso era già venuto da noi un anno addietro per poi abbandonare il percorso diagnostico in quanto si erano verificate delle problematiche serie in famiglia. Quando a giugno ritornò era in uno stato depressivo intenso e molto disperato per cui ha chiesto aiuto, essendo pronto a tutto.

Iniziammo nuovamente il percorso diagnostico partendo da zero: il paziente venne visitato come solito fare dall’equipe del Csa a 360 gradi, e notammo dei dati clinici, presenti già l’anno prima, ma più accentuati tanto da decidere di sottoporre il paziente a determinati test e esami strumentali audiologici. Richiedemmo con urgenza delle indagini strumentali radiologiche mirate che il paziente ha eseguito immediatamente. Il paziente prima di rivolgersi al Centro Siciliano Acufene si era sottoposto a tante altre visite ma senza ottenere la formulazione della diagnosi e quindi senza ottenere un trattamento mirato per il suo acufene.

Qualche settimana dopo venne in studio per sottopormi i referti degli esami prescritti, e come all’epoca del primo racconto, vi scrissi che mi mancò per qualche minuto il fiato, mi sono impietrita, perché dovevo cercare le parole giuste per spiegare il tutto al paziente senza farlo preoccupare. Lo guardai negli occhi e dissi subito la diagnosi: «Emanuele non ci sono buone notizie per come noi prevedevamo, però le giuro che sono patologie risolvibili, quindi ascolti attentamente e sappia che noi lo seguiremo sino alla fine di questa brutta storia». Il paziente presentava un grosso meningioma e anche un conflitto neurovascolare interessante il nervo acustico, cause del suo acufene che aumentava di intensità con il passare del tempo.

Il paziente è, dunque, affetto da acufene neurale: il pacchetto nervoso steato-acustico a sinistra riceve un conflitto con il tronco basilare che appare allungato e presenta ampio loop nel contesto della cisterna ponto-cerebellare.

Il nervo acustico non è separato dal grosso vaso ma è strettamente aderente allo stesso vaso che risente della attività del nervo acustico. Ma il conflitto neurovascolare, rappresentante la prima causa dell’acufene, non è solo la patologia che riscontrato nel paziente in quanto in regione frontale parasagittale dell’encefalo, sempre di sinistra, in adesione della grande falce dell’encefalo presentava un grosso meningioma delle dimensioni di 2,5 cm.

I meningiomi sono tumori spesso benigni delle meningi che possono però aumentare di dimensioni e a poco a poco comprimere i tessuti circostanti e quindi i sintomi che determinano dipendono dalla sede in cui si sviluppano.

Non so se avete capito seriamente la gravità della situazione di Emanuele: in un giorno X sarebbe caduto per terra per sopravvenuta emorragia cerebrale e non sappiamo come sarebbe finita. Purtroppo questo caso non è il primo per me e l’equipe del Csa, poiché in questi tantissimi anni abbiamo formulato diagnosi di patologie tumorali secondarie, emangiomi cavernosi, neurinomi del nervo acustico, aneurismi, patologie sindromiche rare.

Ovviamente abbiamo subito organizzato la visita con i neurochirurghi ed iniziato la riabilitazione craniomandibolare, perché avevamo riscontrato anche una notevole disfunzione dell’ATM che ha portato già benefici sull’acufene. Il paziente si è poi sottoposto alla “Gamma Knife”, una tecnica per radiochirurgia stereotassica intracranica. Può essere utile per intervenire sui tumori cerebrali primitivi, come i meningiomi e non solo. I meningiomi sono quasi sempre benigni, ma una piccola percentuale può presentare segni di aumentato tasso di crescita e possono rapidamente recidivare. I sintomi dipendono dalla sede, dalle dimensioni e dalle funzioni controllate da quella parte dell’encefalo vicina al tumore. Il trattamento mediante “Gamma Knife” permette di bersagliare il meningioma con un fascio di radiazioni.

Il paziente sottoposto a “Gamma Knife” viene lievemente sedato, gli viene poi applicato in anestesia locale il casco stereotassico, con il quale viene sottoposto agli esami di imaging cioè radiologiche di centratura per pianificare il trattamento. Il trattamento può durare da una a sei ore, a seconda delle esigenze del paziente e del bersaglio da irradiare. La procedura non è dolorosa, il paziente potrebbe avvertire dolore solo nella fase di posizionamento dei quattro piccoli perni metallici per la stabilizzazione del casco. I risultati della procedura non sono immediati. Il paziente verrà informato sui controlli da effettuare al momento della dimissione. L’effetto delle radiazioni si manifesta a distanza di settimane e/o mesi.

Una volta completata la terapia per il tumore il paziente riprenderà il percorso intrapreso per trattare l’acufene.

Talvolta l’irradiazione con “Gamma Knife” può non essere sufficiente a risolvere il problema: la neoplasia potrebbe continuare a crescere o a dare sintomi, sia subito dopo il trattamento che a distanza tempo. Potranno quindi rendersi necessari ulteriori trattamenti: oltre ad altre sedute di “Gamma Knife” si potrebbe intervenire anche chirurgicamente o con la radioterapia frazionata.

Proprio per questo motivo per trattare l’acufene dobbiamo ancora attendere, ma siamo fiduciosi sia per la professionalità e la bravura dei neurochirurghi a cui ci affidiamo e sia perché abbiamo già individuato il trattamento mirato per trattare il suo acufene, certi che potrà regalargli una vita molto molto più serena. Vorrei ricordarvi di recarvi immediatamente dagli specialisti non appena insorge l’acufene, l’ipoacusia o la vertigine, non attendere neanche un giorno, perché potrebbero essere i sintomi di problematiche ben più gravi. E la storia di Emanuele dovrebbe farci riflettere proprio su questo.

Buongiorno sono Emanuele C., volevo raccontare la mia breve storia per motivi di fischio alle orecchie mi trovo a contattare la dottoressa Daria Caminiti esperta in acufene, la quale inizia a farmi fare un percorso di vari accertamenti tra quali delle risonanze m all’encefalo grazie alla sua accuratezza a suo modo di essere pignola vengo a scoprire non solo il motivo del mio acufene, ma anche una cosa molto grave e cioè di avere un meningioma all’interno del cervello, che senza questo tipo di ricerca sarei andato in conseguenza gravi è a rischio di emorragie e anche della stessa vita. .Ringrazio la dottoressa Caminiti e spero di rivederla presto per ultimare il percorso e cercare di sconfiggere anche l’acufene che mi affligge tanto sicuro della sua professionalità .
un abbraccio affettuoso.
A presto.