Acufene e microcircolo: razionale di un approccio nutraceutico con azione su tono vasale e fluidità ematica

L’acufene è un sintomo. Non è una diagnosi unica. Può dipendere da cause diverse, anche concomitanti. Per questo, nel percorso del CSA (Centro Siciliano Acufene) lavoriamo in modo multidisciplinare, integrando valutazione otorinolaringoiatrica, audiologica e, quando serve, l’inquadramento dei fattori vascolari e metabolici che possono contribuire al disturbo.

Perché parlare di fattori vascolari

In una parte dei pazienti, l’acufene può essere associato a condizioni che coinvolgono il microcircolo dell’orecchio interno. La coclea è vascolarizzata da un circolo “terminale”, con vasi di calibro molto piccolo. In questi contesti, due aspetti possono diventare clinicamente rilevanti:

  • il tono vasale (vasocostrizione/vasodilatazione, elasticità della parete)
  • la fluidità del sangue (aggregazione piastrinica, viscosità, perfusione del microcircolo)

L’ipotesi di lavoro è che, in specifici profili clinici, sostenere microcircolo e perfusione possa contribuire a ridurre una componente “ischemica” o disfunzionale del distretto cocleare, e a limitare fattori che possono aggravare il danno a livello delle cellule sensoriali.

Un progetto di sviluppo: obiettivo e criteri

Nell’ambito di un progetto di ricerca e sviluppo condotto con farmacologi, è stato messo a punto un nutraceutico con finalità di supporto, pensato per agire su:

  1. funzione piastrinica / aggregazione
  2. microcircolo e elasticità vascolare
  3. stress ossidativo e infiammazione vascolare (come fattori che possono interferire con la funzione endoteliale)

L’obiettivo non è sostituire terapie farmacologiche indicate, ma definire uno strumento aggiuntivo da considerare solo dopo adeguato inquadramento clinico.

Componenti e meccanismi d’azione: cosa si intende (in termini biologici)

Nel lavoro di formulazione sono stati considerati composti naturali con profili di attività noti in letteratura, per i seguenti razionali:

  • Allicina e derivati solforati (polisolfuri): associati a effetti su aggregazione piastrinica e vasodilatazione endotelio-mediata (anche tramite modulazione dell’ossido nitrico).
  • Gingeroli: riportati con attività su microcircolo e con un potenziale contributo antiaggregante.
  • Diterpeni e sesquiterpeni: considerati per proprietà antiossidanti e per possibili interazioni con mediatori pro-aggreganti (nel documento si cita l’inibizione del PAF, Platelet Activating Factor).
  • Quercetina: impiegata per il razionale vasoprotettivo, con attività antiossidante e possibile supporto all’elasticità della parete vascolare.

Questi meccanismi, quando rilevanti per il singolo paziente, puntano a favorire un miglior flusso nel microcircolo e a ridurre fattori che possono ostacolare la perfusione tissutale.

Cosa è importante chiarire: sicurezza e appropriatezza clinica

Un punto centrale è la sicurezza, perché sostanze con attività antiaggregante o anticoagulante “funzionale” possono aumentare il rischio di sanguinamento o interazioni.

Le principali cautele riportate sono:

  • Interazioni con anticoagulanti (es. warfarin), antiaggreganti (es. aspirina, clopidogrel) e FANS ad alte dosi, con possibile incremento del rischio emorragico.
  • Procedure chirurgiche/odontoiatriche: possibile necessità di sospensione prima dell’intervento secondo indicazione medica (nel documento si indica un intervallo di 10–14 giorni).
  • Epilessia: cautela per possibili interazioni con farmaci antiepilettici e non raccomandazione in soggetti epilettici.

Quindi: qualunque integrazione con azione su fluidità ematica va valutata dal medico, soprattutto in chi assume farmaci o ha comorbidità.

Dove si colloca, nella pratica, un approccio di questo tipo

Nell’acufene non esiste una soluzione unica. Prima di parlare di qualunque intervento, serve una valutazione otorinolaringoiatrica e audiologica completa. In seconda battuta, quando emergono elementi compatibili con una componente vascolare o di microcircolo, si può ragionare su strategie integrate, sempre personalizzate e monitorate.

In questo quadro, un nutraceutico “vascolare” può essere preso in considerazione come supporto, mai come scorciatoia, e mai senza un inquadramento diagnostico corretto.

Messaggio finale

Il punto non è “trattare l’acufene con un integratore”. Il punto è riconoscere che, in alcuni pazienti, il microcircolo e la funzione vascolare possono avere un ruolo, e che su questi aspetti si può intervenire con approcci mirati, basati su razionali biologici chiari e con attenzione rigorosa a sicurezza e interazioni.

Cisti neuroenterica dell’encefalo: una diagnosi rara che rivela l’importanza dell’approccio multidisciplinare

Cisti Neuroenterica dell’Encefalo: una diagnosi rara che rivela l’importanza dell’approccio multidisciplinare

La cisti neuroenterica dell’encefalo è una malformazione congenita estremamente rara, che può manifestarsi con sintomi complessi come vertigini, acufene e ipoacusia neurosensoriale. Presso il Centro Siciliano Acufene è stato recentemente diagnosticato un caso di particolare interesse clinico, localizzato nella cisterna prepontina destra dell’encefalo. A causa della somiglianza dei sintomi con quelli delle patologie idropiche dell’orecchio interno, al paziente era stata inizialmente formulata una diagnosi errata di Sindrome di Ménière, poi corretta grazie al nostro approfondito iter diagnostico multidisciplinare. La diagnosi definitiva ha permesso di distinguere questa rara lesione da altre patologie più comuni dell’orecchio interno e del sistema nervoso centrale, grazie a un’attenta analisi otoneurologica e radiologica. La scoperta di una cisti neuroenterica dell’encefalo conferma l’importanza di un approccio diagnostico multidisciplinare e approfondito, capace di individuare anche le cause più insolite dei disturbi uditivi e vestibolari.

Cos’è una cisti neuroenterica dell’encefalo

La cisti neuroenterica è una malformazione congenita che origina da un’anomalia di sviluppo del canale neuroenterico, una struttura embrionale che mette in comunicazione temporanea il tubo neurale con l’intestino primitivo. Nella maggior parte dei casi, queste cisti si sviluppano a livello spinale, dove si presentano come masse intradurali-extramidollari situate anteriormente al midollo spinale. La localizzazione encefalica, invece, è eccezionalmente rara. In letteratura sono riportati pochissimi casi, e ciò rende ogni diagnosi un contributo prezioso alla conoscenza medica. Nel caso descritto, la cisti — di morfologia ovalare, con diametro trasverso di circa 17 mm e longitudinale di 15 mm — è localizzata a ridosso della giunzione bulbo-midollare, esercitando una lieve compressione sull’arteria vertebrale destra.

Differenza con altre cisti cerebrali

La cisti neuroenterica dell’encefalo non deve essere confusa con altre formazioni cistiche più comuni del sistema nervoso centrale, che presentano caratteristiche istologiche e cliniche differenti:

  • Cisti aracnoidee: rappresentano le forme più frequenti. Di origine congenita, derivano da una duplicazione delle meningi e contengono liquido cerebrospinale.
  • Cisti colloidi: generalmente localizzate nel terzo ventricolo, possono ostacolare il normale flusso del liquor e causare idrocefalo.
  • Cisti epidermoidi: lesioni benigne di origine embrionale, costituite da tessuto ectodermico, che possono accrescersi lentamente esercitando una compressione sulle strutture circostanti.
  • Cisti neuroenteriche: neoformazioni benigne potenzialmente complesse proprio per la sede in cui si sviluppano.

Sintomi e manifestazioni cliniche

La presentazione clinica di una cisti neuroenterica dell’encefalo può variare in base alla sede della lesione e alle strutture nervose coinvolte. Nel caso specifico, il paziente ha manifestato vertigini ricorrenti e un senso di instabilità posturale riconducibili alla compressione delle vie vestibolari, oltre a un acufene persistente e a una ipoacusia neurosensoriale lieve, con peggioramento dei sintomi durante gli episodi vertiginosi. La diagnosi accurata di questa condizione richiede l’impiego di tecniche avanzate di risonanza magnetica con mezzo di contrasto, fondamentali per distinguerla da altre lesioni cistiche intracraniche di più comune riscontro.

Approccio diagnostico multidisciplinare

Il Centro Siciliano Acufene adotta un metodo olistico e multidisciplinare nella valutazione dei pazienti, tenendo conto delle strette connessioni tra l’orecchio interno, il sistema nervoso e le strutture correlate, come l’articolazione temporo-mandibolare (ATM). Nel percorso diagnostico del caso in esame, il paziente è stato sottoposto a una serie di indagini approfondite volte a comprendere in modo completo l’origine dei sintomi. Sono stati eseguiti esami audiologici completi per analizzare la perdita uditiva e definire le caratteristiche dell’acufene, oltre a prove vestibolari per valutare la funzionalità dell’apparato dell’equilibrio. L’endoscopia delle alte vie respiratorie ha consentito di individuare una disfunzione delle tube di Eustachio, secondaria a un’ipertrofia dei turbinati inferiori e a una deviazione del setto nasale. È stata inoltre effettuata una valutazione osteopatica per rilevazione di una disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare, utile per rilevare eventuali concause meccaniche o posturali legate all’acufene e alla sensazione di ovattamento auricolare. Questo approccio integrato ha permesso di formulare una diagnosi precisa e di individuare un piano terapeutico personalizzato, costruito sulle esigenze specifiche del paziente e sulla complessità del quadro clinico.

Trattamento e monitoraggio

Considerata la natura benigna e le dimensioni contenute della cisti, al momento non è indicata una procedura chirurgica. È stato invece avviato un monitoraggio radiologico periodico, mediante risonanza magnetica dell’encefalo con mezzo di contrasto ogni 4-6 mesi, per valutarne la stabilità dimensionale. In caso di accrescimento della lesione o di peggioramento dei sintomi, il paziente verrà sottoposto a valutazione neurochirurgica per l’eventuale asportazione della cisti. Parallelamente, per migliorare la qualità della vita, è stata prescritta una riabilitazione acustica sonora con sistema digitale combinato, utile a potenziare la percezione uditiva e a ridurre l’impatto dell’acufene.

Importanza della diagnosi differenziale

Questo caso sottolinea l’importanza di eseguire un’accurata diagnosi differenziale nei pazienti che presentano acufene, vertigini o ipoacusia. Molti disturbi dell’orecchio interno possono avere origini differenti, alcune delle quali, come nel caso della cisti neuroenterica, risiedono nel sistema nervoso centrale. L’approccio del Centro Siciliano Acufene mira proprio a indagare ogni possibile correlazione tra le varie strutture anatomiche coinvolte, offrendo al paziente un percorso di diagnosi e cura altamente personalizzato.

Dalla diagnosi alla riabilitazione! La Cisti Neuroenterica dell’encefalo rappresenta una condizione di estrema rarità, la cui individuazione richiede competenze specialistiche e strumenti diagnostici avanzati. La corretta identificazione di questa patologia conferma il valore di un approccio integrato e multidisciplinare, che consente di riconoscere anche le cause meno comuni di acufene, ipoacusia e vertigini.
Prenota una visita con la Dr.ssa Daria Caminiti presso il Centro Siciliano Acufene: una valutazione approfondita è il primo passo per ritrovare equilibrio e benessere uditivo.

Disodontiasi: come un dente del giudizio può provocare acufene

La disodontiasi è una condizione spesso sottovalutata, ma può avere conseguenze significative non solo a livello odontoiatrico, bensì anche sull’equilibrio dell’intero distretto cranio-cervico-mandibolare e sull’apparato uditivo. In particolare, alcuni pazienti sviluppano acufene, ovvero la percezione di un suono o ronzio persistente nelle orecchie, senza una reale sorgente esterna. Comprendere il legame tra disodontiasi e acufene è fondamentale per affrontare correttamente i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Che cos’è la disodontiasi

Con il termine disodontiasi si indica un’anomalia nella crescita o nell’eruzione dei denti, in particolare degli ottavi: i cosiddetti denti del giudizio. Si tratta di una condizione frequente, che può manifestarsi con dolore, gonfiore, difficoltà nella masticazione e tensione mandibolare. Tuttavia, ciò che molti ignorano è che un dente del giudizio mal posizionato o incluso può anche contribuire all’insorgenza di sintomi otorinolaringoiatrici, come acufene e ovattamento auricolare.

Il caso clinico: acufene causato da disodontiasi

Una giovane paziente si è presentata lamentando acufene persistente e senso di ovattamento auricolare. Nonostante precedenti interventi di settoturbinoplastica, continuava a manifestare ipertrofia dei turbinati inferiori e disfunzione della Tuba di Eustachio, aggravando la percezione del rumore auricolare. Durante la visita specialistica e dopo approfonditi esami audiologici, vestibolari, endoscopici e metabolici, ho deciso di estendere le indagini anche al distretto cranio-cervico-mandibolare. La valutazione radiologica ha evidenziato una disodontiasi dell’VIII dente dell’arcata superiore sinistra, associata a disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM). La paziente riferiva dolore auricolare durante la masticazione, tensione facciale e fastidi all’orecchio soprattutto durante i pasti. Il dente del giudizio incluso esercitava una pressione sui nervi adiacenti, generando una sintomatologia complessa che coinvolgeva anche l’orecchio medio.

Il legame anatomico tra ATM e orecchio

La connessione tra mandibola e orecchio medio è strettissima. L’articolazione temporo-mandibolare è situata a pochi millimetri dall’orecchio interno, dove si trovano le strutture responsabili dell’equilibrio e della percezione uditiva. Quando un dente del giudizio cresce in posizione anomala o resta parzialmente incluso, può alterare l’allineamento mandibolare, generando una tensione muscolare cronica e un’infiammazione dell’ATM. Queste alterazioni si trasmettono alle strutture uditive, causando una sensazione di pressione, rumori o fischi. Se l’acufene è causato da un dente del giudizio problematico può comparire insieme ad altri sintomi:

  • Dolore localizzato vicino all’orecchio o alla mandibola;
  • Sensazione di pressione dietro l’orecchio;
  • Mal di testa frequente, tensione cervicale e rigidità muscolare;
  • Difficoltà di apertura della bocca o dolore durante la masticazione;
  • Vertigini e nausea in casi più gravi.

Diagnosi differenziale: l’importanza di un approccio multidisciplinare

L’acufene non è una malattia, ma un sintomo multifattoriale. Prima di attribuirlo a una causa dentale, è necessario escludere problematiche otologiche (come otiti croniche o ipoacusia), patologie neurologiche o disfunzioni vascolari. Nel caso descritto, solo una diagnosi globale e integrata ha permesso di individuare la disodontiasi come origine del disturbo. Il percorso diagnostico ha incluso: esami audiometrici e impedenzometrici; valutazione endoscopica delle alte vie respiratorie; studio radiologico della mandibola e dell’ATM (TC mirata); analisi immunologiche e metaboliche; valutazione posturale e osteopatica. Questo approccio consente di evitare trattamenti sintomatici inefficaci e di agire direttamente sulla causa reale del disturbo.

Terapia e riabilitazione: dalla chirurgia alla rieducazione funzionale

Una volta individuata la disodontiasi dell’VIII dente, la paziente è stata indirizzata a un chirurgo maxillo-facciale per l’estrazione del dente ritenuto. Molti studi clinici e osservazioni in ambito otorinolaringoiatrico confermano che, dopo l’eliminazione del focus irritativo rappresentato dal dente incluso, l’acufene tende a regredire spontaneamente o a ridursi in modo significativo.

Successivamente, è stato pianificato un percorso di riabilitazione osteopatica e ortodontica con il supporto di un osteopata e di uno gnatologo, finalizzato a ripristinare il corretto equilibrio dell’ATM e della muscolatura mandibolare. Parallelamente, per migliorare la disfunzione tubarica e la respirazione nasale, la paziente si sottoporrà a decongestione del turbinato inferiore con Laser a Luce Blu, una tecnologia innovativa e minimamente invasiva che consente di ridurre l’edema e ripristinare la ventilazione dell’orecchio medio.

Curare l’acufene è possibile, basta partire dalla diagnosi giusta! Il caso clinico dimostra come la disodontiasi possa rappresentare una causa nascosta di acufene e altri disturbi auricolari. La vicinanza anatomica tra l’articolazione temporo-mandibolare e l’orecchio rende indispensabile un’analisi accurata e una collaborazione tra specialisti. Riconoscere e trattare tempestivamente la causa consente di prevenire cronicizzazioni, ridurre l’infiammazione e migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti.
Se soffri di acufene, ovattamento auricolare o tensione mandibolare, prenota una visita presso il Centro Siciliano Acufene: insieme individueremo la causa e il percorso terapeutico più adatto a te.

Otosclerosi e acufene: quando la cura richiede ascolto, esperienza e riabilitazione personalizzata

L’otosclerosi è una patologia dell’orecchio medio che può alterare in modo significativo la capacità uditiva e compromettere la qualità della vita. Nei casi più gravi, questa condizione si accompagna alla comparsa di acufene, un sintomo spesso sottovalutato ma capace di generare profonda sofferenza psicologica e isolamento sociale. Capire cosa accade, affrontare le conseguenze uditive ed emotive e scegliere il percorso terapeutico corretto sono passaggi fondamentali per ritrovare equilibrio e serenità.

Cos’è l’otosclerosi e come si manifesta

L’otosclerosi è una malattia ossea progressiva dell’orecchio medio che interessa principalmente la staffa, uno dei tre minuscoli ossicini responsabili della trasmissione del suono all’orecchio interno. A causa di una crescita ossea anomala, la staffa diventa rigida e perde la capacità di vibrare liberamente, provocando una ipoacusia progressiva. La patologia colpisce prevalentemente soggetti giovani adulti, con una maggiore incidenza nelle donne, e può essere influenzata da fattori genetici e ormonali.

I sintomi più comuni includono:

  • Perdita uditiva graduale.
  • Acufene.
  • Difficoltà nel percepire i suoni bassi.
  • Nei casi avanzati, senso di instabilità o vertigine.

La diagnosi di otosclerosi si effettua mediante esame audiometrico tonale e impedenzometria, integrati da indagini radiologiche come la TC dell’orecchio. Il trattamento varia in base alla gravità: nei casi iniziali può bastare il supporto protesico; nei casi più avanzati si ricorre alla stapedectomia, un intervento chirurgico che sostituisce la staffa con una microprotesi capace di ristabilire la trasmissione del suono.

Quando l’otosclerosi si complica: la storia di una paziente

Una giovane donna si è presentata al Centro Siciliano Acufene con una ipoacusia marcata e un acufene intenso insorti dopo un intervento chirurgico per otosclerosi. La paziente era visibilmente provata: soffriva di insonnia, ansia e depressione, per le quali era in trattamento farmacologico. Durante la raccolta anamnestica, la difficoltà più grande non era soltanto medica ma emotiva: la paziente si interrompeva spesso, sopraffatta dal dolore e dalla frustrazione. L’intervento di stapedectomia, pur correttamente eseguito, nei casi più gravi può non garantire il recupero uditivo completo. In alcune situazioni, soprattutto quando l’intervento avviene in fase avanzata, può determinare un peggioramento della percezione sonora o l’insorgenza di un acufene persistente. Nel suo caso, la gravità della patologia aveva coinvolto anche la coclea, come dimostrato dagli esami audiometrici e radiologici eseguiti successivamente. Questo spiega l’esito negativo dell’intervento e la difficoltà di adattamento alle protesi acustiche, che amplificando le frequenze sonore finivano per aumentare l’intensità dell’acufene.

Acufene e sofferenza psicologica

L’acufene è una delle conseguenze più difficili da sopportare per chi soffre di otosclerosi. È la percezione di un suono continuo – un fischio, un ronzio, un fruscio – non generato da una fonte esterna. Può essere costante o intermittente, ma quando è continuo tende a interferire con la concentrazione, il riposo e la vita sociale. Molti pazienti descrivono l’acufene come una presenza ossessiva che altera l’umore e genera ansia, irritabilità e insonnia. Non è raro che, come in questo caso, si sviluppino disturbi depressivi, aggravati dal senso di impotenza e dall’assenza di sollievo immediato. Per questo motivo, il trattamento dell’acufene non può essere solo uditivo: deve essere multidisciplinare e coinvolgere, oltre all’otorinolaringoiatra, anche lo psicoterapeuta.

L’approccio olistico e multidisciplinare

Presso il Centro Siciliano Acufene adottiamo un approccio olistico e scientificamente strutturato. Ogni paziente viene valutato nel suo insieme, considerando i fattori medici, psicologici e ambientali che possono influire sulla percezione dell’acufene. Nel caso descritto, abbiamo riscontrato una disfunzione della Tuba di Eustachio con scarsa ventilazione della cassa timpanica: una condizione che contribuisce a peggiorare la sintomatologia, pur non essendo la causa principale dell’ipoacusia. Dopo un’attenta analisi clinica, abbiamo deciso di impostare una riabilitazione acustica personalizzata basata sul sistema digitale combinato e sulla TRT (Tinnitus Retraining Therapy).

La TRT: riabilitare l’orecchio e il cervello

La Tinnitus Retraining Therapy è un metodo scientifico validato per la gestione dell’acufene. Si basa sull’utilizzo di stimoli sonori terapeutici combinati con counseling psicoterapeutico, per ridurre la risposta ansiosa e migliorare la gestione emotiva del disturbo. I risultati clinici dimostrano che, nella maggior parte dei casi, la TRT porta a un miglioramento significativo della percezione dell’acufene e a un recupero della qualità della vita.

La rinascita attraverso la cura personalizzata

La paziente, supportata dal marito e seguita in collaborazione con la propria psichiatra, ha iniziato un percorso di riabilitazione acustica e psicologica. Fin dalle prime settimane di terapia ha riferito una diminuzione dell’intensità dell’acufene e un miglioramento del sonno. Il suo percorso proseguirà con l’obiettivo di ridurre gradualmente i farmaci psicotropi e ritrovare un equilibrio emotivo stabile. Ogni miglioramento, anche piccolo, rappresenta un passo avanti verso la riconquista della serenità. Questo caso dimostra quanto sia fondamentale un approccio personalizzato, che unisca la tecnologia alla sensibilità umana e alla collaborazione tra specialisti.

Ascoltare per curare davvero! L’otosclerosi, quando associata all’acufene, può diventare un disturbo complesso e invalidante. Ma oggi, grazie ai progressi della medicina e alle terapie riabilitative come la TRT, è possibile gestire efficacemente i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti. Il primo passo è affidarsi a uno specialista capace di ascoltare, comprendere e personalizzare il percorso terapeutico. Se soffri di ipoacusia o acufene, non aspettare che la situazione peggiori: una diagnosi precoce e un approccio integrato possono davvero fare la differenza.
Prenota una visita presso il Centro Siciliano Acufene: insieme possiamo costruire un percorso su misura per te, unendo competenza, empatia e risultati concreti.

Acufene e procidenza del golfo giugulare: un raro caso clinico al Centro Siciliano Acufene

Acufene e procidenza del golfo giugulare: un raro caso clinico al Centro Siciliano Acufene

L’acufene pulsante rappresenta una delle forme più invalidanti di disturbo uditivo, capace di compromettere in maniera significativa la qualità di vita di chi ne soffre. A differenza del più comune acufene soggettivo, caratterizzato da fischi o ronzii continui, l’acufene pulsante è spesso correlato a cause vascolari e può rappresentare il segnale di condizioni cliniche più complesse. Questo disturbo, oltre a essere estremamente fastidioso, può compromettere la concentrazione, il sonno e le relazioni sociali. Non a caso, molti pazienti giungono alla nostra osservazione profondamente demoralizzati, dopo aver consultato diversi specialisti senza trovare una risposta risolutiva. Al Centro Siciliano Acufene (CSA) ci troviamo spesso ad affrontare casi complessi, ma quello che desidero condividere oggi riguarda una condizione rara: la procidenza del golfo giugulare nella parete mediale del cavo timpanico.

Il caso clinico

Una paziente si è rivolta al nostro centro dopo numerose visite specialistiche, riferendo acufene persistente e pulsante, di intensità tale da generare forte demotivazione e rassegnazione. Oltre all’acufene, la paziente presentava vertigini, ipoacusia e senso di confusione. Come da protocollo, è stata sottoposta a una valutazione multidisciplinare con esami audiologici di I e II livello, test vestibolari, endoscopia, valutazioni immunologiche, metaboliche e osteopatiche. I primi riscontri hanno orientato verso una causa vascolare, confermata da esami radiologici avanzati.

Il risultato è stato sorprendente: la paziente presentava una anomalia rara, ossia una “procidenza del golfo giugulare nella parete mediale del cavo timpanico addirittura bilateralmente”, in presenza di areole iperintense cerebrali come da iniziale gliosi vascolare, associata a ulteriori condizioni vascolari e cardiologiche, tra cui Forame Ovale Pervio (FOP) e ispessimento intimale dei vasi del collo con placche calcifiche miointimali alla biforcazione destra e sinistra che comportano un flusso sanguigno turbolento e non laminare, determinando alterazioni di flusso sanguigno a livello del circolo terminale dell’orecchio e quindi ipoacusia e acufene.

Che cos’è la procidenza del golfo giugulare?

La procidenza del golfo giugulare nel cavo timpanico è una rara anomalia vascolare in cui la vena giugulare interna, o una sua porzione, si spinge oltre la sua normale sede anatomica, arrivando a occupare uno spazio in prossimità o all’interno dell’orecchio medio. Questa condizione si verifica spesso a causa di una debolezza della parete vascolare: quando la parete della vena è più sottile del normale, diventa più facile che si verifichi una protrusione verso aree adiacenti.

Le vene giugulari interne hanno un ruolo fondamentale nella circolazione sanguigna. Raccolgono il sangue povero di ossigeno proveniente dal cervello e dalle strutture della testa e lo riportano al cuore. Da qui, attraverso un percorso che passa dall’atrio destro al ventricolo destro e successivamente ai polmoni, il sangue si riossigena per poi tornare in circolo grazie al ventricolo sinistro. Un’alterazione come la procidenza può interferire con questo meccanismo, modificando il normale flusso ematico e generando conseguenze cliniche importanti.

Sintomi principali

La procidenza del golfo giugulare può manifestarsi con acufene pulsante, caratterizzato dalla percezione ritmica del flusso sanguigno come un battito costante nell’orecchio. Può inoltre provocare ipoacusia, ossia una riduzione della capacità uditiva, e cefalea o sensazione di pressione, dovute alla compressione delle strutture circostanti da parte della vena. Per identificare questa rara anomalia è indispensabile ricorrere a esami radiologici specifici e mirati, che spesso non rientrano nei protocolli diagnostici standard. Solo attraverso indagini avanzate è possibile riconoscere la procidenza del golfo giugulare e pianificare un corretto percorso di gestione clinica.

Procidenza del golfo giugulare e FOP: una correlazione importante

Nel caso clinico che abbiamo descritto, la paziente non presentava soltanto una rara procidenza bilaterale del golfo giugulare, ma anche un Forame Ovale Pervio (FOP), ossia una malformazione cardiaca congenita in cui permane un passaggio anomalo tra atrio destro e atrio sinistro del cuore. Il FOP, spesso misconosciuto fino a quando non vengono eseguiti esami cardiologici mirati, può avere conseguenze importanti. In particolare, favorisce il passaggio di piccoli emboli dalla circolazione venosa a quella arteriosa, con il rischio che raggiungano il cervello o il sistema uditivo. Quando questi microemboli si fermano a livello della circolazione terminale dell’orecchio interno, possono alterare l’apporto sanguigno e contribuire alla comparsa o al peggioramento dell’acufene pulsante.

Questa correlazione non è casuale: negli ultimi anni, infatti, diversi studi scientifici hanno messo in luce il legame tra FOP e acufene, soprattutto nelle forme resistenti ai trattamenti convenzionali. Anche nel nostro centro stiamo portando avanti ricerche specifiche per comprendere meglio questo rapporto e definire protocolli diagnostici e terapeutici più mirati. La presenza contemporanea di una procidenza del golfo giugulare e di un FOP rende la gestione clinica particolarmente complessa, ma conferma quanto sia importante un approccio multidisciplinare che tenga conto sia degli aspetti otorinolaringoiatrici sia di quelli cardiologici e vascolari.

Trattamento e riabilitazione dell’acufene pulsante da procidenza del golfo giugulare

La gestione terapeutica della procidenza del golfo giugulare può prevedere, in alcuni casi selezionati, un approccio chirurgico. Tuttavia, quando sono presenti altre condizioni cliniche complesse – come nel caso della nostra paziente, affetta anche da Forame Ovale Pervio (FOP) e da patologie vascolari associate – l’intervento non rappresenta la scelta più sicura. In queste situazioni, il trattamento si orienta verso strategie non invasive, con l’obiettivo principale di ridurre l’acufene pulsante e migliorare la qualità di vita del paziente.

La soluzione più indicata è la riabilitazione sonora digitale combinata, una terapia innovativa che utilizza dispositivi avanzati in grado di mascherare il rumore percepito, rieducare il sistema uditivo e favorire un progressivo adattamento neurologico. Questa metodica non solo riduce la percezione dell’acufene, ma contribuisce anche a migliorare l’udito, soprattutto nei pazienti che soffrono di ipoacusia associata.

Perché è fondamentale un approccio multidisciplinare

La diagnosi di anomalie così rare, come la procidenza del golfo giugulare bilaterale, è possibile solo grazie a un approccio olistico e multidisciplinare, che coinvolge otorinolaringoiatri, audiologi, radiologi, cardiologi e altri specialisti. Nel nostro caso, la paziente sarà sottoposta a valutazione cardiologica ed emodinamica per la gestione del FOP e al trattamento dei disturbi vascolari del collo, responsabili di turbolenze ematiche che peggiorano l’acufene. Grazie a un approccio coordinato tra specialisti, anche in assenza di chirurgia, è possibile ottenere risultati significativi sul piano clinico e restituire al paziente una vita più serena. Al Centro Siciliano Acufene adottiamo un metodo integrato che ci consente non solo di diagnosticare con precisione, ma anche di offrire soluzioni personalizzate ai pazienti affetti da acufene cronico e complesso.

Non convivere con l’acufene, affrontalo con noi. Al CSA analizziamo ogni caso con un approccio multidisciplinare e personalizzato, per offrire ai pazienti non solo una diagnosi accurata, ma anche soluzioni mirate per migliorare concretamente la qualità di vita.
Prenota una visita specialistica e scopri il percorso più adatto a te.

Angioma cavernoso, quando l’acufene può salvarti la vita

Angioma cavernoso, quando l’acufene può salvarti la vita

L’angioma cavernoso è una patologia vascolare cerebrale rara, spesso misconosciuta, ma potenzialmente molto pericolosa. Può manifestarsi in modo subdolo, talvolta con un semplice acufene pulsante, un senso di ovattamento auricolare o una perdita uditiva. Questi sintomi, apparentemente banali, possono in realtà nascondere condizioni gravi che mettono a rischio la vita del paziente. Il caso clinico riportato evidenzia quanto sia essenziale prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e rivolgersi tempestivamente a uno specialista. Una paziente giovane, giunta presso il Centro Siciliano Acufene (CSA) con sintomi audiologici persistenti e debilitanti, ha potuto evitare gravi conseguenze neurologiche grazie a una diagnosi precoce di angioma cavernoso cerebrale.

Acufene e sintomi neurologici: una storia clinica esemplare

La paziente lamentava acufene pulsante, ovattamento auricolare, senso di pressione all’orecchio e perdita dell’udito. Al quadro clinico si associavano marcati sintomi psicologici: ansia crescente, difficoltà di concentrazione e sintomi depressivi. Dopo aver consultato diversi specialisti senza ricevere una diagnosi precisa, la paziente si sentiva smarrita e priva di speranza. Sin dalla prima visita, abbiamo sospettato una componente vascolare alla base della sintomatologia. Gli esami audiologici eseguiti in sede hanno rafforzato la nostra ipotesi, portandoci a richiedere con urgenza esami radiologici approfonditi: risonanza magnetica dell’encefalo, valutazione dell’articolazione temporo-mandibolare e studio dei distretti vascolari cerebrali. I risultati non hanno lasciato dubbi: la paziente era affetta da un angioma cavernoso encefalico di circa 10 mm, già sanguinante, con deposito di emosiderina come segno di precedenti microemorragie.

Cos’è un angioma cavernoso cerebrale?

L’angioma cavernoso, noto anche come cavernoma, è una malformazione vascolare benigna del cervello, costituita da un intreccio anomalo di vasi capillari dilatati con pareti sottili. Può essere congenito o acquisito e si manifesta con una varietà di sintomi neurologici, oppure può restare silente per anni. Quando sintomatico, l’angioma cavernoso può causare emorragia cerebrale, crisi epilettiche, cefalea persistente, acufene, ipoacusia, vertigini, disturbi cognitivi e alterazioni dell’umore. Nel caso specifico della paziente, l’angioma era localizzato in una zona encefalica delicata e già soggetta a sanguinamento. Il rischio di un’emorragia cerebrale massiva era alto. Dopo la diagnosi, abbiamo immediatamente avviato una consulenza neurochirurgica. Il collega neurochirurgo ha confermato l’indicazione all’intervento di asportazione chirurgica dell’angioma per prevenire ulteriori sanguinamenti e possibili danni irreversibili.

Angioma cavernoso

Acufene come sintomo spia

L’acufene è spesso considerato un fastidio isolato, ma nella realtà clinica può rappresentare il primo segnale di patologie molto più gravi. In questo caso, il sintomo è stato il punto di partenza per una diagnosi salvavita. Dopo l’avvio del nostro protocollo terapeutico farmacologico, la paziente ha sperimentato un rapido miglioramento: l’ovattamento e l’ipoacusia sono scomparsi, mentre l’acufene si è ridotto drasticamente fino a diventare impercettibile nella quotidianità. Il nostro approccio non si è fermato alla terapia sintomatica. Dopo l’intervento neurochirurgico, accompagneremo la paziente in un percorso di riabilitazione uditiva con sistemi digitali combinati, studiati su misura per il suo quadro clinico. La riabilitazione sonora, insieme a un monitoraggio multidisciplinare costante, sarà fondamentale per il completo recupero della funzionalità uditiva e della qualità di vita.

Quando l’acufene può salvarti la vita: il valore della diagnosi precoce

Questo caso dimostra quanto sia fondamentale rivolgersi a specialisti qualificati in presenza di sintomi persistenti come acufene, ipoacusia o ovattamento auricolare. L’intervento tempestivo ha consentito di formulare una diagnosi precisa, avviare una terapia efficace e prevenire possibili complicanze neurologiche gravissime. L’angioma cavernoso cerebrale può essere gestito, trattato e, in molti casi, risolto completamente, ma solo se diagnosticato per tempo.

La missione del Centro Siciliano Acufene è proprio questa: fornire una valutazione clinica accurata, basata su una visione multidisciplinare, umana e scientificamente aggiornata. Lavoriamo con dedizione per dare risposte concrete a chi soffre di disturbi audiologici complessi, anche quando tutto sembra già stato tentato senza successo.

Non ignorare i sintomi: prenota la tua visita

Se soffri di acufene persistente, perdita dell’udito improvvisa o vertigini ricorrenti, non rimandare. Potrebbe trattarsi di un semplice disturbo temporaneo, ma anche il segnale precoce di una patologia più complessa come un angioma cavernoso. Prenota una visita specialistica presso il Centro Siciliano Acufene: una diagnosi precoce può salvarti la vita.

Caso di Acquedotto vestibolare largo al Centro Siciliano Acufene

Acufene e ipoacusia possono nascondere una sindrome rara: secondo caso di Acquedotto vestibolare largo al Centro Siciliano Acufene

Spesso pensiamo che l’acufene, quel fastidioso fischio o ronzio nelle orecchie, sia solo un disturbo da stress o da rumori forti. Ma in realtà, può essere il campanello d’allarme di altre patologie. La Sindrome dell’acquedotto vestibolare largo è una rara patologia dell’orecchio interno, spesso sottovalutata, ma che può manifestarsi con sintomi molto comuni come acufene persistente, ipoacusia monolaterale e vertigini ricorrenti. Proprio per la sua rarità e per la somiglianza con disturbi più frequenti, viene spesso diagnosticata con grande ritardo.

Al Centro Siciliano Acufene ci occupiamo da oltre 15 anni della diagnosi e del trattamento dell’acufene, ma un recente caso ci ha ricordato quanto sia fondamentale un approccio multidisciplinare e specialistico per arrivare a diagnosi corrette, soprattutto quando ci si trova davanti a cause cliniche rare e complesse.

Una diagnosi rara, ma fondamentale

Al Centro Siciliano Acufene, ci è capitato di incontrare, per la seconda volta in oltre 15 anni di attività, un caso davvero particolare: una giovane donna di 20 anni si è rivolta a noi con acufene continuo e ipoacusia monolaterale. A tutto questo si aggiungevano vertigini e instabilità nella marcia. Sintomi che, da troppo tempo, venivano sottovalutati. Dopo una serie completa di esami (uditivi, vestibolari, mandibolari e anche radiologici) siamo arrivati alla diagnosi: Sindrome dell’acquedotto vestibolare largo.

Che cos’è la Sindrome dell’acquedotto vestibolare largo?

La Sindrome dell’acquedotto vestibolare largo è una malformazione anatomica isolata dell’orecchio interno caratterizzata da ipoacusia stabile o fluttuante che può essere accompagnata da vertigine, acufene e, in rari casi, da cefalea. La sindrome è difficile da riconoscere perché è molto rara, ma quando si arriva alla diagnosi, è possibile agire in modo mirato.

Perché si sviluppa questa sindrome?

Nel nostro orecchio esiste una piccola struttura chiamata “acquedotto vestibolare”. In alcune persone, questo canale risulta più largo del normale, e ciò permette a un liquido (l’endolinfa) di fluire dove non dovrebbe, creando problemi di equilibrio e udito. In alcuni casi, può associarsi a patologie sistemiche come:

  • Sindrome di Pendred, legata a disfunzioni tiroidee (gozzo o ipotiroidismo);
  • Sindrome oro-braccio-renale, con implicazioni a livello renale.

Un trattamento su misura

La paziente è stata immediatamente inclusa in un protocollo farmacologico e metabolico mirato, per gestire i sintomi e stabilizzare la condizione. In attesa degli ultimi risultati diagnostici, si prevede anche l’utilizzo della terapia sonora riabilitativa con sistema digitale combinato per stabilizzare l’ipoacusia (ed evitarne l’aggravamento) e ridurre sensibilmente la percezione dell’acufene, fino a eliminarla. L’obiettivo? Ridarle una qualità di vita migliore, aiutandola a tornare a sentire bene e soprattutto a non sentire più quel fastidioso fischio che la accompagna da troppo tempo.

La lezione di questo caso

Questo caso dimostra come l’acufene non sia una malattia, ma un sintomo che può derivare da oltre 235 diverse patologie dell’organismo umano. Solo un’indagine specialistica e completa può portare alla giusta diagnosi.

Il Centro Siciliano Acufene si conferma un punto di riferimento nel Sud Italia per la gestione di casi complessi e rari. Due diagnosi in oltre 15 anni di attività per una patologia così infrequente sono un chiaro segnale di attenzione, esperienza e competenza clinica. Al Centro Siciliano Acufene, crediamo nell’importanza di un approccio completo, attento e personalizzato. La nostra esperienza ci ha portati a riconoscere anche condizioni molto rare, come questa, e a offrire ai pazienti soluzioni concrete per vivere meglio.
Se anche tu soffri di acufene o calo dell’udito e non hai ancora trovato una risposta chiara, non esitare a contattarci. La diagnosi giusta può cambiare la tua vita.

Neurinoma del nervo acustico e acufene: la storia di una diagnosi complessa, ma risolvibile

Neurinoma del nervo acustico e acufene: la storia di una diagnosi complessa, ma risolvibile

Non smetteremo mai di ripetere quanto sia fondamentale non sottovalutare i campanelli d’allarme!

Questa è la storia di una paziente che si è rivolta al Centro Siciliano Acufene (CSA) per un acufene intenso, accompagnato da ipoacusia. Dopo essersi sottoposta a numerose visite specialistiche, non le era stata formulata una diagnosi completa né indicato un percorso terapeutico, farmacologico o riabilitativo adeguato.

Una diagnosi approfondita grazie all’approccio multidisciplinare del CSA

Al suo arrivo presso il CSA, la paziente è stata sottoposta a una valutazione audiologica completa, includendo esami diagnostici di primo e secondo livello. Già durante la visita, abbiamo sospettato che il suo acufene fosse causato da più di una patologia concomitante. Per questo motivo, le è stato immediatamente consigliato di eseguire ulteriori accertamenti radiologici con urgenza.

Neurinoma del nervo acustico di 12 mm

Neurinoma del nervo acustico di 12 mm

Purtroppo, i sospetti sono stati confermati: la paziente presenta un neurinoma del nervo acustico di 12 mm, ma non solo.

multiple aree ischemiche cerebrali causate dalla presenza di un Forame Ovale Pervio (FOP)

Multiple aree ischemiche cerebrali causate dalla presenza di un Forame Ovale Pervio (FOP)

Gli esami hanno anche evidenziato multiple aree ischemiche cerebrali causate dalla presenza di un Forame Ovale Pervio (FOP), una condizione cardiologica congenita che può favorire l’insorgenza di ischemie cerebrali. Inoltre, la risonanza magnetica ha rivelato una grave disfunzione cranio-cervico-mandibolare.

Neurinoma del nervo acustico: cos’è e perché può causare acufene

Il neurinoma del nervo acustico è un tumore benigno a lenta crescita che si sviluppa nell’VIII nervo cranico, responsabile dell’udito e dell’equilibrio. Sebbene sia benigno, il neurinoma può comportarsi come una formazione maligna per via della sua posizione e della tendenza a espandersi, comprimendo strutture encefaliche adiacenti. I sintomi più comuni includono:

  • Acufene persistente
  • Ipoacusia progressiva
  • Vertigini

Nel caso specifico, la paziente non può sottoporsi a un intervento chirurgico tradizionale e dovrà quindi essere trattata con la radiochirurgia Gamma Knife, una tecnica avanzata di radiochirurgia stereotassica in grado di ridurre le dimensioni del neurinoma senza necessità di un’operazione invasiva.

Un approccio terapeutico su più fronti

Per prevenire ulteriori danni cerebrali, la paziente sarà valutata dal cardiologo emodinamico del CSA al fine di trattare il Forame Ovale Pervio (FOP) e ridurre il rischio di nuove ischemie.

Parallelamente, per gestire la grave ipoacusia e l’acufene invalidante, la paziente inizierà con il nostro team un percorso di terapia sonora riabilitativa con sistema digitale combinato. Questo approccio permetterà di migliorare la qualità della vita già prima che il trattamento radiochirurgico produca effetti significativi.

Successivamente, una volta trattati il neurinoma e il FOP, la paziente intraprenderà un percorso di riabilitazione osteopatica e ortodontica per correggere la disfunzione cranio-cervico-mandibolare.

L’importanza di un centro specializzato per la diagnosi dell’acufene

Questo caso, tra i più complessi che l’equipe multidisciplinare del CSA si appresta a trattare, evidenzia ancora una volta l’importanza di rivolgersi a centri specializzati con esperienza nel trattamento dell’acufene e delle patologie correlate.

Siamo certi che la paziente riuscirà a superare queste problematiche con risultati eccellenti, grazie a un percorso terapeutico personalizzato e al nostro supporto costante.

Se anche tu soffri di acufene, non trascurarlo: affidati a un team multidisciplinare esperto.

Il Centro Siciliano Acufene celebra un anno di successi e innovazione con la cena sociale di fine anno

Il Centro Siciliano Acufene celebra un anno di successi e innovazione con la cena sociale di fine anno

Il 2024 si conclude in grande stile per il Centro Siciliano Acufene (CSA) e lo studio medico di otorinolaringoiatria e allergopatie della dr.ssa Daria Caminiti, che da oltre 20 anni rappresentano un punto di riferimento d’eccellenza nella diagnosi, nel trattamento e nella riabilitazione di patologie otorinolaringoiatriche, allergologiche e dell’acufene. Durante la consueta cena sociale di fine anno, che ha visto la partecipazione di specialisti, tra cui la responsabile Dott.ssa Daria Caminiti, specialista in otorinolaringoiatria ed esperta in allergologia, la biologa nutrizionista Dott.ssa Maria Teresa D’Agostino, l’osteopata Dott. Gianluca Barca, la Dott.ssa Marina Scimone, psicologa e psicoterapeuta e il tecnico audioprotesista Dott. Fabio Morabito, oltre al prezioso supporto delle segretarie Francesca e Lina, collaboratori e partner del centro, inclusa la Dott.ssa Luisa Russo, direttrice del rinomato laboratorio di analisi Centro Analisi Biomediche di Taormina, sono stati condivisi i traguardi raggiunti e le prospettive per il 2025.

Un anno di crescita e risultati eccellenti

La dr.ssa Daria Caminiti, nel corso della serata, ha illustrato i risultati straordinari ottenuti nel 2024, frutto di un incessante lavoro di squadra e di un approccio innovativo. Tra i successi più rilevanti:

  • Nuovi protocolli terapeutici: Sono stati messi a punto protocolli farmacologici per la cura della poliposi nasale e dell’ipertrofia dei turbinati, offrendo ai pazienti soluzioni terapeutiche sempre più efficaci.
  • Novità farmacologiche per allergie complesse: Importanti passi avanti sono stati compiuti nella cura dell’allergia al nichel e ad altri metalli pesanti, migliorando la qualità di vita di molti pazienti.
  • Innovazione nella riabilitazione dell’acufene: Grazie alla collaborazione con Aerfon e il contributo dell’ingegnere biomedico Eliseo Stefano Maini e del tecnico audioprotesista dott. Fabio Morabito, sono state introdotte nuove tecniche che hanno rivoluzionato l’approccio riabilitativo.

Tecnologie d’avanguardia al servizio dei pazienti

Le tecnologie impiegate dal Centro Siciliano Acufene, come i dispositivi laser di ultima generazione, continuano a rappresentare una risorsa fondamentale nel trattamento di una vasta gamma di patologie otorinolaringoiatriche. Questi strumenti, già adottati da qualche anno, stanno dimostrando una crescente efficacia grazie ai costanti miglioramenti tecnologici, consentendo interventi mininvasivi sempre più precisi e sicuri.

Un altro pilastro dell’innovazione tecnologica del CSA è il sistema KOS (Stimolazione Cinetica Oscillante), una tecnologia unica nel suo genere per il trattamento della rinite vasomotoria non allergica. Adottato da tempo presso il centro, questo approccio si conferma una soluzione altamente efficace, mininvasiva e ben tollerata dai pazienti, consolidando la sua posizione come trattamento di riferimento per una patologia spesso resistente alle terapie tradizionali.

Una rete di collaborazioni strategiche

La partnership con il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva ha consolidato ulteriormente la capacità del CSA di accogliere pazienti da tutta Italia, inclusi molti provenienti dal centro e nord del Paese. Altrettanto rilevante è l’importante collaborazione con il Centro Analisi Biomediche di Taormina della Dott.ssa Luisa Russo, una specialista di grande preparazione scientifica e professionale, che ha consentito la risoluzione di parecchi casi affrontati. Questo laboratorio di analisi rappresenta un pilastro fondamentale per il CSA, offrendo supporto diagnostico di altissimo livello. Questa sinergia, basata su protocolli consolidati ed efficaci, consente di offrire tecnologie all’avanguardia e un team di professionisti di comprovata esperienza.

Uno sguardo al futuro

Nonostante i risultati straordinari, il CSA guarda già al 2025 con l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi. Sono in programma innovazioni sia in ambito farmacologico che strumentale, sempre con l’intento di migliorare l’efficacia e la qualità delle cure offerte.

Una pausa meritata

Dopo un anno ricco di attività e successi, il Centro Siciliano Acufene e lo studio medico della dr.ssa Daria Caminiti annunciano una breve pausa in occasione delle festività natalizie. Le strutture rimarranno chiuse dal 24 dicembre 2024 al 6 gennaio 2025, per riaprire regolarmente il 7 gennaio 2025.

La cena sociale di fine anno non è stata solo un’occasione per celebrare i successi raggiunti, ma anche per consolidare lo spirito di squadra e rinnovare l’impegno verso l’eccellenza. Con determinazione e passione, il CSA si prepara ad affrontare il 2025, pronto a continuare a essere un punto di riferimento per pazienti da tutta Italia.

Acufene: anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica e anomalie congenite cardiologiche

Acufene: anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica e anomalie congenite cardiologiche

Studiando i pazienti che vengono alla nostra osservazione per acufene, o ipoacusia o vertigine, si rilevano sempre più frequentemente ANOMALIE VASCOLARI.

Le anomalie morfologiche da allungamento della carotide interna extracranica sono distinte in tre tipi: tra queste si rilevano le TORTUOSITÀ, il COILING, il KINKING. Inoltre, nella nostra casistica aumenta costantemente la percentuale di riscontro di un’altra anomalia congenita del cuore, che è il FOP.

Le varianti di decorso dell’arteria carotide interna sono rappresentate dal kinking, dal coiling e dalla tortuosità. Tali alterazioni possono essere congenite oppure secondarie ad arteriosclerosi, all’ipertensione o secondaria ad iperplasia fibromuscolare della parete vasale. Solo il kinking presenta una prevalenza per il sesso femminile con un rapporto tra maschi e femmine di 1/4.

La TORTUOSITÀ è di frequente osservazione, decorso tortuoso della arteria mantiene lo stesso asse.

In particolare, in questo caso si tratta di un allungamento con cambiamento di direzione poco pronunciato, con curvature regolari e senza angolazioni. Gli effetti emodinamici di questi allungamenti sono di solito nulli.

Il COILING o “anello” ha decorso a spirale lungo l’asse trasversale, il loop può essere completo o non completo. In circa il 10% dei casi è bilaterale e simmetrico, si riscontra solitamente si riscontra nei soggetti giovani e viene considerata congenita.

Ha di solito sede alta in rapporto alla biforcazione, in prossimità dello spazio retrostiloideo. Anche questa anomalia in genere non ha effetti emodinamici, perché raramente è causa di stenosi. Può tuttavia avere delle ripercussioni emodinamiche durante i movimenti di rotazione del collo quando è associata a una agenesia delle comunicanti. In questo caso va corretta chirurgicamente. Il trattamento chirurgico prevede una esposizione alta della carotide interna.

Il KINKING o “plicatura” è una brusca variazione dell’asse vascolare con conseguente acuta angolazione a piccolo o ad ampio raggio associata a stenosi.

L’allungamento della arteria, con brusco cambiamento di direzione, configura quindi una marcata angolazione con restringimento del lume. La riduzione del flusso e della pressione a valle di una plicatura è proporzionale al grado di angolazione. La correzione chirurgica è obbligatoria quando coesiste una patologia aterosclerotica, quando si realizza cioè l’associazione “placca + kinking”. Esiste infatti un’influenza reciproca tra plicature e placche, nel senso che i vortici e le turbolenze generate dalla plicatura, favoriscono, quando il kinking è prossimale, la progressione e la comparsa di complicanze, come l’ulcerazione della placca; le ripercussioni emodinamiche della plicatura vengono invece aggravate dalla presenza della stenosi.  Il trattamento di queste patologie è chirurgico, effettuando una resezione della carotide interna e un reimpianto prossimale della stessa. Nel paziente operato è di fondamentale importanza sottoporlo periodicamente a follow-up, mediante eco-color-doppler, per valutare la pervietà del vaso. La comparsa di segni neurologici nell’immediato post-operatorio è un’indicazione ad effettuare un eco-color-doppler d’urgenza per escludere o confermare la trombosi del vaso e tentare la riesplorazione chirurgica. Praticamente costante nella carotide operata è la cosidetta iperplasia fibro-intimale. Si tratta di una neo-intima, che studi recenti hanno dimostrato essere costituita da una deposizione di fibrina, e può essere interpretato come un processo riparativo della parete arteriosa. È frequente rilevare nella sede dell’iperplasia fibro-intimale, fenomeni di turbolenza ben evidenti al color-doppler. Spesso il processo riparativo evolve, dal punto di vista istologico, si ha proliferazione di fibroblasti e di cellule muscolari lisce configurando il quadro della restenosi.

Una complicanza a distanza della carotide operata è rappresentata dalla formazione di ANEURISMI. Questi possono essere “aneurismi veri”, sia fusiformi che sacciformi, o “aneurismi falsi”, in genere conseguenti a deiscenza della sutura per infezioni della ferita chirurgica. L’aneurisma si evidenzia come una formazione tondeggiante anecogena, nel cui lume sono presenti echi di varia intensità derivanti dalla presenza di trombi.
All’interno dell’aneurisma il flusso è turbolento e a bassa velocità.

Il Coiling e il Kinking della carotide interna congenite riconoscono una patogenesi appunto congenita, che determina un anomalo sviluppo del distretto arterioso derivato dai primitivi archi aortici, ed in particolare dal terzo arco.

In presenza delle varianti anomale di decorso dell’arteria carotide interna, si realizza un flusso ematico turbolento e non laminare. Questa alterazione di flusso ematico, oltre ad essere responsabile di TIA o ictus cerebrali, per la presenza di un “circolo vascolare terminale” dell’orecchio, determina un danno delle cellule ciliate della coclea, che si traduce in ipoacusia e/o acufene.

In particolare, un’alterazione della carotide può comportare lesioni importanti, come TIA e stroke; il suo trattamento ha l’obiettivo di ridurre i rischi di tali alterazioni, debilitanti. Lo stoke può essere emorragico o ischemico; in questo secondo caso, la riduzione di flusso ematico ne è alla base; il restringimento del lume dell’arteria carotide interna, la costituzione di una placca ulcerata, l’indurimento della parete arteriosa per depositi calcifici sono tutte espressioni della malattia arteriosclerotica, che favoriscono la creazione di coaguli, più o meno grandi, che possono essere trasportati, improvvisamente o molto lentamente, verso il cervello, causando lo stoke o il TIA, o verso il circolo vascolare dell’orecchio, causando ipoacusia e/o acufene. La presenza di una sintomatologia neurologica e la concomitante esistenza di una lesione carotidea, obbliga a trattare la lesione; se la stenosi è sotto il 50% ed è isolata, potrebbe essere sufficiente la terapia medica, mediante prescrizione di antiaggreganti e statine; se la stenosi è associata ad una lesione controlaterale, allora va trattata, e per gradi più severi di stenosi, il trattamento obbligatorio non è solo medico, ma anche chirurgico mediante l’endoarteriectomia o l’alternativa, che è lo stenting carotideo.

Il FOP o forame ovale pervio è il foro di comunicazione fra i due i due atri del cuore. Nel feto questa apertura è fisiologica, successivamente alla nascita questo “foro” dovrebbe chiudersi entro massimo i due anni di vita. Quando questa saldatura non avviene e la chiusura anatomica risulta imperfetta o manca completamente si parla di “pervietà del forame ovale”. È un difetto potenzialmente grave che in condizioni normali di salute non comporta particolari complicazioni. Non dà sintomi e spesso ci si accorge in ritardo della sua esistenza, è solitamente lo specialista che richiede un approfondimento diagnostico in presenza di disturbi di salute come per esempio l’emicrania o l’acufene. Tale pervietà può consentire, infatti, il passaggio di piccoli coaguli dal cuore destro al cuore sinistro provocando un’embolia nel circolo sistemico soprattutto a livello cerebrale, determinando l’ictus, ma anche in altri organi. Nella casistica del Centro Siciliano Acufene, ad oggi, vi sono numerosissimi pazienti affetti da FOP che riferiscono Acufene. Questi pazienti possono presentare emicrania con aura, ictus cerebrale in assenza di fattori di rischio, e altri sintomi interessanti soprattutto gli organi sensoriali, poiché questi ultimi sono dotati di un circolo vascolare terminale, ossia di vasi sanguigni del diametro inferiore a quello di un filo di capello. I coaguli che dall’atrio destro passano a quello sinistro, dunque, possono fermarsi in diversi organi, tra cui l’orecchio. Il Csa ha avviato uno studio scientifico, ancora in corso da ormai quattro anni addietro, ma per ovvie ragioni anatomiche, si può ritenere possa esistere tale correlazione. Dopo un’attenta diagnosi, anche con l’ausilio di indagini strumentali come il doppler transcranico con microembolizzazione l’ecocardiografia transesofagea, oggi la tendenza è consigliare di procedere alla chiusura del forame ovale quando è considerato moderato o grave per prevenire l’insorgenza soprattutto di accidenti cerebrali quali l’ictus. La procedura di chiusura si consiglia anche nei pazienti emicranici con problemi all’apparato uditivo e con acufene. Contemporaneamente il paziente viene trattato con particolari protocolli farmacologici e riabilitativi che consentono di ridurre, se non di azzerare completamente, l’acufene.