Non sostituisce la visita medica

Acufene

L’acufene è la percezione di un suono, come un fischio, un ronzio o un sibilo, senza che ci sia una sorgente esterna. Questa pagina spiega in modo generale che cos’è, quali sono le possibili cause e come viene valutato. Non sostituisce la visita medica.

Che cos’è l’acufene

L’acufene è la percezione di un suono in assenza di uno stimolo sonoro esterno. Può essere un fischio, un ronzio o un sibilo. Si avverte in uno o in entrambi gli orecchi, oppure al centro della testa.

Di solito lo sente solo la persona che ne soffre (acufene soggettivo). In casi più rari il suono può essere udito anche da chi visita (acufene oggettivo).

Il disturbo può essere lieve oppure pesare sulla vita di tutti i giorni, per esempio sul sonno e sulla concentrazione. Per questo viene valutato anche in base all’effetto che ha sulla persona.

Come nasce

Nell’acufene possono entrare in gioco l’orecchio, le vie nervose dell’udito e le aree del cervello che elaborano i suoni, l’attenzione e le emozioni. Per questo l’origine è spesso complessa e può essere diversa da una persona all’altra.

Schema dell'orecchio diviso in tre parti: orecchio esterno (padiglione auricolare e condotto uditivo), orecchio medio (membrana timpanica, cavità timpanica, martello, incudine, staffa, tuba di Eustachio) e orecchio interno (coclea, canali semicircolari, nervo cocleare e nervo vestibolare).
Schema dell’orecchio: le tre parti principali e le strutture dell’udito. Tocca o clicca l’immagine per ingrandirla.

Possibili cause

Le cause possibili sono molte e a volte più di una è presente insieme. Alcuni esempi:

  • orecchio esterno: tappo di cerume, otite esterna;
  • orecchio medio: otiti, otosclerosi;
  • orecchio interno: trauma acustico, sindrome di Ménière, sordità improvvisa, presbiacusia (calo dell’udito legato all’età), barotrauma (danno da variazioni di pressione);
  • alcuni farmaci, anche di uso comune, che possono avere effetti sull’orecchio;
  • condizioni generali: ipertensione, diabete, malattie della tiroide, colesterolo alto, disturbi della circolazione, malattie del sistema immunitario;
  • articolazione della mandibola (temporo-mandibolare) e colonna cervicale;
  • esposizione a rumori forti o prolungati;
  • stress e fattori psicologici.

Questo elenco serve a informare. Non serve a fare una diagnosi da soli.

Acufene e udito

L’acufene si associa spesso a un calo dell’udito, ma non sempre. La perdita dell’udito può favorire la comparsa dell’acufene senza esserne per forza la causa. Nel tempo la percezione dell’acufene può cambiare per intensità e tonalità.

Come si valuta

La valutazione serve a cercare le possibili cause e a capire quanto il disturbo pesa sulla persona. Di solito comprende:

  • il colloquio, per ricostruire la storia della persona (anamnesi);
  • la visita otorinolaringoiatrica, con l’esame del timpano;
  • l’audiometria tonale e vocale (misura quanto si sente alle diverse frequenze e quanto si capisce la voce);
  • l’impedenzometria (valuta l’elasticità del timpano e il funzionamento della catena degli ossicini);
  • l’acufenometria (misura la tonalità e l’intensità con cui la persona percepisce l’acufene);
  • le otoemissioni acustiche (valutano il funzionamento della coclea, l’organo dell’orecchio interno);
  • i potenziali evocati uditivi, ABR (valutano la via nervosa dell’udito);
  • quando il medico lo ritiene utile, esami di immagini come TC o risonanza magnetica.

Non tutti gli esami servono a tutte le persone: li sceglie il medico caso per caso.

Quali approcci esistono

Non esiste un percorso uguale per tutti. Dipende dalla causa, quando viene individuata, e da quanto l’acufene pesa sulla persona. Spesso collaborano più professionisti, scelti in base al caso.

Tra gli approcci descritti:

  • la terapia del suono: usa suoni, anche con appositi dispositivi, per ridurre la percezione dell’acufene e favorire l’abitudine;
  • la TRT (Tinnitus Retraining Therapy): unisce un colloquio di spiegazione (counseling) e la terapia del suono; deve essere impostata e seguita da personale esperto;
  • il sostegno psicologico, per gestire ansia e disturbi del sonno legati all’acufene;
  • il trattamento delle eventuali cause associate.

Gli esiti variano da persona a persona e non si possono prevedere prima della visita e degli accertamenti.

Quando rivolgersi a un medico

Conviene parlarne con un medico quando l’acufene è comparso da poco, quando si sente da un solo lato, quando segue il battito del cuore, oppure quando si associa a calo dell’udito, vertigini o altri sintomi.

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