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Acufene

CSA e Centro di Diagnostica del Dr. Fiumara riferimento nazionale per la cura dell’acufene

Poiché le cause di acufene differiscono da persona a persona, non esiste un approccio unico alla cura dell’acufene, ma per ciascun paziente deve essere cucito su misura un percorso terapeutico e riabilitativo. Secondo l’esperienza del Centro Siciliano Acufene (CSA), il tinnito (o acufene) è originato frequentemente dalla presenza contemporanea di più patologie che, oltre all’orecchio, possono coinvolgere l’apparto muscolo/scheletrico della regione testa/collo o alcune funzioni organiche. Una volta accertata o ipotizzata la causa scatenante dell’acufene con una visita specialistica, ci si può concentrare sulla terapia, intervenendo in modo concreto per alleviare o eliminare i disagi provocati dall’acufene. Non esiste nulla di più falso dell’affermazione che per l’acufene non esiste cura.

La diagnosi è un passaggio fondamentale. L’attuale impiego delle tecniche neuroradiologiche nello studio dell’acufene è strettamente legato allo sviluppo in questi ultimi decenni delle sofisticate metodiche di diagnostica per immagini quali la Tomografia Computerizzata e la Risonanza Magnetica. Il CSA, che da oltre un ventennio si occupa della diagnosi, terapia e riabilitazione dell’acufene, ha creato un ambulatorio di otorinolaringoiatria presso il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva. Questa struttura, una delle più grandi ed innovative realtà di diagnostica radiologica e poliambulatorio medico nel territorio, ha offerto una preziosa opportunità ai pazienti affetti da patologie otorinolaringoiatriche, mettendo insieme tecnologie all’avanguardia e una equipe di professionisti di comprovata esperienza che insieme lavorano sulla base di protocolli consolidati ed efficaci.

Grazie alla collaborazione con il CSA, il Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva è diventato un punto di riferimento per la cura dell’acufene e delle patologie otorinolaringoiatriche per i pazienti provenienti da tutte le regioni d’Italia. Il Centro mette insieme conoscenze ed esperienze che si sintetizzano, in una prospettiva di collaborazione e di condivisione, per fornire al paziente un servizio di qualità elevata sia sotto il profilo del trattamento, che sul piano dello studio e della ricerca scientifica dei meccanismi biofisici, psico-neurologici e biologici che provocano l’acufene. In particolare, l’ambulatorio di otorinolaringoiatria guidato dalla dr.ssa Daria Caminiti, è dotato di dispositivi medici e apparecchiature di ultima generazione (alcune delle quali presenti solo in pochissime strutture sanitarie in tutta la Sicilia). Software, laser e fibre ottiche che consentono di eseguire esami audiologici di I e II livello per formulare una diagnosi corretta con zero margine di errore.

Il CSA è al centro dell’eccellenza territoriale rappresentata dalla struttura diretta dal Dr. Francesco Fiumara. Il Centro di Diagnostica per Immagini del dott. Francesco Fiumara è un punto di riferimento per esami diagnostici di alta qualità e precisione, che risponde alle diverse esigenze dei pazienti, grazie all’utilizzo di attrezzature all’avanguardia e alla presenza di uno staff medico professionale e qualificato. Il poliambulatorio, sito in Via Padre Giampietro a Santa Teresa di Riva (ME), si estende su una superficie di circa 800 mq ed è articolato su due piani.

La sinergia tra il CSA e Centro di Diagnostica per Immagini del Dr. Francesco Fiumara rappresenta un importante passo avanti nella cura e nel benessere dei pazienti provenienti da tutta Italia, che ora potranno beneficiare di una vasta gamma di servizi specialistici in un’unica struttura all’avanguardia. Si è riusciti in pochi mesi a mettere a punto un format che permette al paziente che proviene da fuori regione di avere in soli due giorni un diagnosi corretta e una terapia mirata, riducendo la necessità di prolungati soggiorni in Sicilia.

Vestibular Paroxysmia: un conflitto neurovascolare che genera acufene

Vestibular Paroxysmia: un conflitto neurovascolare che genera acufene

Acufene, ipoacusia, vertigini. Potrebbero essere sintomi di problematiche ben più gravi. Diversi studi scientifici hanno individuato la relazione tra acufene e conflitti neurovascolari. Si definisce conflitto neurovascolare la compressione di un nervo cranico da parte di una struttura vascolare, arteriosa o venosa. La maggior parte dei conflitti neuro-vascolari derivano dalla compressione da parte di un’arteria su di un nervo cranico e si realizzano a livello dell’angolo ponto-cerebellare, una complessa regione anatomica del cranio in cui sono contenute numerose strutture quali nervi cranici, arterie e vene.

Tra le sindromi cliniche più frequenti associate a conflitto neurovascolare vi sono le vertigini posizionali ed acufeni (Vestibular Paroxysmia): è una patologia piuttosto rara che si caratterizza per la comparsa improvvisa di attacchi di vertigini della durata variabile da pochi secondi ad alcuni minuti associati o meno alla presenza di acufeni. Durante gli attacchi può essere presente instabilità posturale e difficoltà alla deambulazione. In genere il conflitto si realizza tra il nervo vestibolo-cocleare e l’arteria cerebellare antero-inferiore anche se strutture venose e l’arteria cerebellare postero-inferiore possono essere responsabili della compressione del nervo. Nel caso specifico di acufene o tinnitus da conflitto neuro-vascolare, il nervo cranico interessato è l’VIII o stato-acustico. In caso di interessamento dell’VIII nervo cranico, oltre all’acufene è possibile in alcuni casi evidenziare una ipoacusia o iperacusia e vertigini.

Il trattamento è solitamente chirurgico, si ricorre a tecniche microchirurgiche di competenza neurochirurgica ma esistono possibilità di trattamento farmacologico e/o di tecniche di riabilitazione sonora mediante TRT. La terapia del suono consiste in una stimolazione acustica eseguita con l’ausilio di generatori di suoni, ambientali, personali, amplificatori protesici, i quali determinano un mascheramento totale o parziale dell’acufene. La stimolazione acustica, sfruttando la plasticità neuronale, attiva dei meccanismi di rimodellamento delle vie uditive che si traduce in allenamento e abitudine all’acufene da parte del paziente il quale ottiene un notevole miglioramento della sua qualità di vita. Quindi la TRT è una terapia di riallenamento o di riprogrammazione dei filtri cerebrali, sotto corticali, con finalità di amplificare o attenuare i segnali sonori prima di inviarli al cervello, riducendo o eliminando il fastidio dell’acufene.

A tal proposito volevo raccontarvi la storia molto interessante di un nostro giovanissimo paziente,
arrivato al CSA poiché da parecchi anni riferiva acufene in particolare a destra. Nei primi sei anni dall’insorgenza dell’acufene è riuscito a conviverci, mettendo in atto vari mascheramenti fai da te, ma purtroppo nell’ultimo anno l’intensità si è acuita molto e il paziente non è stato più in grado di controllarlo. Dopo aver raccolto in maniera accurata la sua storia clinica, il paziente è stato sottoposto a diversi esami diagnostici mediante strumenti di ultima generazione. Il risultato di questi esami ha fatto insorgere il dubbio che il paziente potesse essere affetto da patologia vascolare, motivo per il quale abbiamo richiesto l’esecuzione di altri esami diagnostici e radiologici non solo dell’orecchio. I risultati hanno confermato il nostro dubbio e alcune cause di acufene riscontrate in visita: l’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) di destra contatta il pacchetto stato-acustico in sede extracanalare. Altra anomalia rilevata è l’origine fetale dell’arteria cerebrale post sinistra. Ed ancora una dislocazione anteriore di entrambi i condili mandibolari che si mostrano assottigliati.

Quindi verosimilmente la causa dell’acufene del paziente è il conflitto neurovascolare e la concausa l’alterazione cranio-cervico-mandibolare. La sindrome da conflitto neurovascolare è dovuta a un contatto anomalo tra un nervo cranico e una struttura vascolare, arteriosa o venosa, in grado di determinare una disfunzione attiva del nervo .L’arteria cerebellare anteriore inferiore (AICA), è uno dei tre principali vasi che riforniscono di sangue arterioso il cervelletto. L’arteria cerebellare antero-inferiore (AICA) deriva dall’arteria basilare e invia rami anche al canale uditivo interno.

Il nostro paziente nei prossimi giorni si sottoporrà a valutazione neurochirurgica ma abbiamo già stabilito di intraprendere il percorso della riabilitazione sonora mediante dispositivo digitale combinato, in modo da garantirgli un netto miglioramento della qualità della vita. Il paziente era molto soddisfatto perché, finalmente dopo tanto tempo, è riuscito a possedere la formulazione di una diagnosi, così come fiducioso per la possibilità di poter intraprendere un percorso terapeutico valido. Successivamente si sottoporrà anche a riabilitazione osteopatica-ortodontica per la disfunzione cranio-cervico-mandibolare presente che acuisce l’intensità del suo acufene e può nel tempo determinare l’insorgenza di altri sintomi invalidanti.

Chiusura estiva

Il Csa resta chiuso dal 7 agosto al 2 settembre per la pausa estiva

Lo studio medico di otorinolaringoiatria e allergopatie di Taormina e Randazzo e il Centro Siciliano Acufene rimarranno chiusi per ferie da lunedì 7 agosto a sabato 2 settembre 2023. Le attività riprenderanno regolarmente lunedì 4 settembre.

Per venire incontro alle richieste sempre crescenti dei pazienti e garantire un servizio rapido ed efficiente il Csa ha implementato la propria dotazione di apparecchiature e dispositivi medici di ultima generazione e ha anche avviato nuove collaborazioni come quella con la dr.ssa Marina Scimone, psicologa e psicoterapeuta. Stabilire la causa dell’acufene è il primo passo per curare questo disturbo. La dottoressa Scimone si occupa del trattamento degli aspetti psicologici legati agli acufeni attraverso colloqui, psicoterapia individuale e “counseling riabilitativo”.

Inoltre, la dr.ssa Daria Caminiti ha recentemente iniziato una nuova collaborazione presso il Centro Diagnostico del Dr. Francesco Fiumara a Santa Teresa di Riva, una delle più grandi ed innovative realtà di diagnostica radiologica e poliambulatorio medico in provincia di Messina, offrendo una preziosa opportunità ai pazienti provenienti da tutte le regioni d’Italia. L’obiettivo di questa collaborazione è permettere ai pazienti non solo di accedere ad un percorso diagnostico e terapeutico avanzato per l’acufene, ma anche di trovare soluzioni per una vasta gamma di patologie otorinolaringoiatriche ed allergologiche.

Tante altre novità, in ambito farmacologico e strumentale, vi attenderanno al ritorno della pausa estiva.
Con l’occasione la dr.ssa Daria Caminiti e l’equipe del Csa vi augurano buone vacanze!

Un caso particolare di otosclerosi cocleare responsabile di acufene

Un caso particolare di otosclerosi cocleare responsabile di acufene

Non esiste una cura valida per tutti per trattare l’acufene, ma si agisce sulla causa scatenante. Un mese addietro una paziente si è sottoposta a visita specialistica presso l’equipe multidisciplinare del CSA per un riferito acufene assordante e fastidioso, a tal punto di rendere la paziente molto ansiosa e fragile, ma in cerca di soluzioni valide, oneste e professionali. La scorsa settimana abbiamo valutato tutti gli esami strumentali che la paziente ha eseguito per ricercare le cause responsabili del suo acufene.

La paziente visitata dalla dottoressa Daria Caminiti è stata sottoposta ad una serie di esami strumentali, soprattutto audiologici con un nuovissimo strumento audiologico altamente innovativo ( che in tutta la Sicilia è presente in altre 6-7 strutture), creato per studiare con tantissimi test e con esami audiologici di primo livello, i pazienti acufenici o con ipoacusia. Si è subito pensato a una possibile causa cocleare. Questo innovativo strumento ci permette di testare le frequenze sino a 20000 Hz (quindi ultrasuoni) che non sono rilevabili con i comuni strumenti audiologici che si ritrovano nelle strutture, studi o ospedali (che comunemente arrivano a testare solo sino a 8000 Hz), e per tale motivo questo innovativo strumento ci permette di studiare accuratamente i pazienti con acufene e i pazienti con ipoacusia.

Le cause dell’acufene possono essere varie.

L’acufene può essere originato da una causa o da più cause motivo per il quale il paziente deve essere visitato, se il caso lo necessita, non solo dall’otorinolaringoiatra ma anche da altri specialisti, quindi la valutazione specialistica varia da caso a caso. La paziente oltre alle indagini audiologiche è stata sottoposta a valutazione osteopatica e ortodontica poiché presenta una alterazione cranio-cervicomandibolare confermata dallo studio radiologico dell’orecchio medio ed interno.

La paziente presenta “modico addensamento della corticale ossea in corrispondenza del giro basale della coclea nei due lati, più pronunciato a sinistra che verosimilmente è correlato a focolaio otosclerotico in fase matura”. La paziente presenta infatti una ipoacusia modesta neurosensoriale con componente trasmissiva.

Che cos’è l’otosclerosi?

L’otosclerosi è una malattia dell’osso della capsula otica che causa un anomalo accumulo di osso neoformato a livello della finestra ovale. È una patologia genetica o acquisita che colpisce le strutture ossee. Nell’otosclerosi l’osso neoformato interessa la staffa e ne riduce la mobilità, causando ipoacusia trasmissiva. Infatti l’onda sonora viene convogliata dal padiglione auricolare verso la membrana timpanica che vibrando trasmette l’onda sonora alla catena ossiculare che trasmette la stessa alla coclea o chiocciola. Nella coclea, struttura nobile, l’onda sonora viene trasformata in impulsi sonori che viaggiano lungo il nervo acustico per raggiungere l’area acustica del nostro cervello: questo è il meccanismo grazie al quale noi sentiamo. Nell’otosclerosi la formazione di tessuto osseo anomalo a livello della staffa (uno dei tre ossicini della catena ossiculare) non permette la trasmissione dell’onda sonora alla coclea e quindi il paziente presenta una ipoacusia definita “trasmissiva”.

L’otosclerosi può anche essere causa di ipoacusia neurosensoriale quando i focolai otosclerotici si localizzano a livello della scala media, o quando si medializza e interessa la coclea o chiocciola, casi abbastanza rari. Nella maggior parte dei casi colpisce entrambe le orecchie.

Oltre a provocare sordità progressiva, prima monolaterale ma successivamente spesso bilaterale, come nel caso della nostra paziente,può subire accelerazioni durante la maternità e l’allattamento per un influsso ormonale sul metabolismo dell’osso, l’otosclerosi è in genere caratterizzata da acufeni ma mai da vertigine, otalgia e/o otorrea.

La diagnosi.

Inutile diree che la paziente si era sottoposta ad altre visite ma senza ottenere la formulazione della diagnosi e quindi della sua patologia che le determina acufene e ipoacusia.

Il meccanismo sembra essere multifattoriale sia su base ereditaria sia su base ormonale-metabolica.

Ecco la motivazione per la quale alcuni nostri pazienti vengono indirizzati, sempre nella nostra equipe, ad eseguire una valutazione metabolica poiché ci sono diverse patologie responsabili di acufene che richiedono questa valutazione eseguita molto attentamente e professionalmente.

Solitamente il trattamento dell’otosclerosi è chirurgico eseguendo una stapedectomia ossia sostituendo la staffa fibrotica con una microprotesi dell’orecchio, ma nel caso della paziente l’otosclerosi interessa la coclea quindi il trattamento mirato nel caso della stessa è la riabilitazione sonora tramite TRT
con sistema combinato, senza ricorrere alla protesi, in modo che la qualità di vita della paziente da subito migliori notevolmente.

Trombosi e acufene covid 19 e vaccini

Trombosi, acufene e altri sintomi in pazienti vaccinati e/o affetti da Covid 19

Dal mese di febbraio del 2020 il mondo vive una pagina storico-sanitaria inverosimile, come se tutti fossimo protagonisti di un film non a lieto fine, ma con una fine a noi sconosciuta e per la quale assisteremo ad altre puntate. La pandemia da SARS-Cov-2 ha provocato milioni di morti ma anche centinaia di paziente che continuano a vivere “effetti collaterali del Long-Covid o Post-Covid” con sintomi transitori ma anche con sintomi purtroppo persistenti. Oltre alla perdita del gusto e dell’olfatto, alla paralisi dei nervi cranici, alla compromissione della coscienza, la disautonomia e l’insufficienza respiratoria, ai sintomi aspecifici e alle complicanze neurologiche a lungo termine, è stato dimostrato che le strutture dell’orecchio interno sono particolarmente suscettibili all’ischemia e al danno vascolare indotte dal SARS-Cov-2 portando a disfunzioni e sintomi uditive e vestibolari.

Secondo una revisione sistematica e metanalisi, la frequenza di insorgenza di ipoacusia (3,1%), acufeni (4,5%) e vertigini (12,2%) nei pazienti affetti da Covid 19 è statisticamente significativa. Ma nonostante approfondite ricerche eseguite e diverse metanalisi sulle manifestazioni olfattive, gustative e visive del COVID-19 dall’inizio della pandemia, l’impatto della malattia sui sistemi uditivo e vestibolare ha ottenuto ancora scarsa attenzione. È stato dimostrato che le strutture dell’orecchio interno sono particolarmente suscettibili all’ischemia e al danno vascolare, portando a disfunzioni uditive e vestibolari.

I danni indotti dal virus a livello del tronco cerebrale, e responsabili dei sintomi descritti, sono dovuti a meccanismi infiammatori, alterazione della coagulazione sanguigna e ototossicità da trattamenti antivirali.

In particolare, il SARS-Cov-2 agendo a livello del tronco cerebrale, determinando disfunzione dello stesso mediante meccanismi neuroinfiammatori, provoca deficit sensoriali come acufene e vertigine, e deficit motori come paralisi dei nervi cranici, compromissione della coscienza, disautonomia e insufficienza respiratoria.

Sostanze chimiche, naturali o artificiali, o i radicali liberi a maggior diffusione, specie reattive dell’ossigeno detti ROS, stimolano mediante la produzione di citochine infiammatorie, i processi infiammatori. L’infiammazione acuta e cronica determinata dalle citochine e dai ROS, danneggiano l’orecchio interno nei pazienti con COVID-19, determinando ipoacusia e acufene. Inoltre, altri studi condotti su pazienti affetti da Covid 19 hanno rilevato che SARS-Cov-2 ha la capacità di legarsi all’emoglobina e penetrare nei globuli rossi, e attraverso il sistema circolatorio riesce ad invadere tutto il corpo. I monociti infetti e attivati attaccano il sistema vascolare, danneggiano la barriera emato-labirintica ed invadono l’orecchio interno danneggiandolo. Tra l’altro il processo di mancato trasporto di ossigeno da parte dei globuli rossi indotto dal SARS-Cov-2, causa ipossia e ulteriori danni dell’orecchio interno poiché è caratterizzato da una circolazione “terminale”.

Non in ultimo, non possiamo non considerare nella genesi dell’acufene del paziente affetto da Covid 19, l’assunzione di farmaci somministrati allo stesso per curarlo, risultati fortemente ototossici. Nello specifico l’assunzione di remdesivir, ribavirina, prodotti sintetici del chinino (clorochina e idrossiclorochina) portano a diversi effetti avversi, quali retinopatia, neuromiopatia, cardiomiopatia e ototossicità temporanea o permanente, scatenando ipoacusia e acufeni in forma sia acuta che cronica. L’ototossicità determina danni all’orecchio interno e agli organi neurali come le cellule ciliate esterne della coclea, i gangli spirali, le fibre neurali, sino a determinare l’atrofia della stria vascolare, e persino cambiamenti nel sistema uditivo centrale.

Possiamo dedurre che i meccanismi in grado di generare i tanti sintomi derivati dall’infezione del virus SARS-Cov-2, tra cui acufene, vertigine ed ipoacusia, sono molteplici e meritano di essere approfonditi mediante costante monitoraggio di questi pazienti eseguendo test oggettivi. Questi pazienti dovrebbero rivolgersi, nei limiti del possibile, osservando le direttive emanate dal Ministero della Sanità, quanto prima possibile allo specialista per iniziare delle terapie mirate. In questi casi tanto prima si somministra la terapia indicata dallo specialista, dopo aver sottoposto il paziente a test oggettivi e/o a valutazioni ematochimiche ed ematologiche, quanto più aumenta la probabilità della regressione del sintomo.

Diversi studi hanno evidenziato la persistenza dell’acufene nei pazienti che hanno superato il Covid 19 e che in passato non avevano mai sperimentato l’acufene, considerando l’acufene un sintomo neurologico associato al cosiddetto Post-Covid o Long-Covid. Questi studi, allo stesso modo, hanno evidenziato in molti altri pazienti che presentavano l’acufene ancor prima della malattia da SARS-Cov-2, addirittura l’aggravarsi del fischio, del rumore, del ronzio, del sibilo soggettivamente avvertito. A tal proposito uno dei diversi studi, pubblicato sul portale Frontiers in Public Health ha indicato che il Covid-19 può accentuare i sintomi dell’acufene. Questa ricerca condotta su un campione di 3100 persone con pregressi ronzii, sibili e fischi nelle orecchie, di entrambi i sessi, fascia di età compresa tra 18 e 100 anni, provenienti da 48 Paesi, principalmente incentrata sugli Stati Uniti e sul Regno Unito, evidenzia che il 40% delle persone colpite da acufene ha notato un peggioramento dovuto al Coronavirus.

L’ipotesi che il Covid 19 possa aggravare l’acufene nei pazienti con pregressi ronzii o fischi, sono diverse. Tra queste ipotesi ritroviamo l’assunzione di farmaci ototossici somministrati per curare il Covid 19, e il peggioramento dell’alterazione della sfera psicologica. È noto che lo stress, l’ansia, la depressione aggravano l’acufene, l’impatto dell’isolamento e dei cambiamenti nello stile di vita nel periodo della pandemia hanno determinato un brusco aumento dell’acufene. La paura e lo stress di contagiarsi, la paura e il malessere nei pazienti acufenopatici infettati da SARS-Cor-2, l’isolamento per diversi mesi, lavorare in Smart working e utilizzare le cuffie per call per maggior tempo hanno richiesto un cambiamento radicale dello stile di vita e quindi un peggioramento dell’acufene. Lavorare da casa significa stare in un ambiente molto più tranquillo e silenzioso, venendo meno le distrazioni ambientali che allontano il pensiero dall’acufene. La mancanza di interazioni sociali, l’aumento di videochiamate e riunioni online incrementano inevitabilmente i livelli di stress e ansia, che a loro volta aumentano per la paura che l’acufene possa peggiorare anche per l’utilizzo più a lungo di cuffie per call e per isolarsi dall’ambiente casalingo soprattutto se è rumoroso. In tutti questi casi bisogna svolgere esercizi di rilassamento, svolgere attività e hobby che aiutano a rilassarsi, ritagliarsi del tempo per tutto ciò che possa far sentire bene il paziente, non indossare per lungo tempo le cuffie ma fare delle pause, tenere il volume al minimo e se possibile utilizzare le cuffie con cancellazione di rumore, e soprattutto parlare e mettersi sempre in contatto con lo specialista.

Non possiamo però non prendere in considerazione la paura della vaccinazione, e la somministrazione dei vaccini Anti-Covid 19, altre ipotesi rispettivamente di aggravamento dell’acufene preesistente e di comparsa di acufene in pazienti che non hanno mai vissuto l’esperienza del ronzio o del fischio alle orecchie sino al momento della vaccinazione.

In questo ultimo caso vi spiegheremo la correlazione esistente tra trombosi e vaccino anti SARS-Cor-2, argomento che ha creato e crea paura e apprensione tra coloro che hanno manifestato sintomi e patologie determinate dalla trombosi indotta dal vaccino. Il Csa, in questo momento, presenta in casistica sette casi di acufene in pazienti che hanno superato il Covid 19 e che non avevano mai avuto esperienza di ronzio o fischio alle orecchie, e nove pazienti che riferiscono l’insorgenza dell’acufene entro 48 ore dalla somministrazione del vaccino anti-Covid.

Correlazione esistente tra trombosi e vaccino covid

La trombosi è una risposta naturale del nostro corpo nel momento in cui un vaso sanguigno viene leso esponendosi all’esterno, tentando di arginare la perdita di sangue mediante la formazione del trombo all’esterno del vaso sanguigno, stoppando la fuoriuscita di sangue ed evitando un sanguinamento. In condizione normali quindi la trombosi si genera al di fuori del vaso, ciò rappresenta un meccanismo fisiologico che impedisce al sangue di fuoruscire dallo stesso. Purtroppo, esistono però diverse patologie che causano la formazione del trombo, che non è altro che un tappo piastrinico, all’interno del vaso. In questi casi il nostro corpo percepisce erroneamente “il segnale” che un vaso si è rotto, quando in realtà il vaso è integro, si attiva così una risposta patologica, e abnorme della coagulazione sanguigna, inviando localmente piastrine per agevolare il processo della coagulazione che comporta la formazione di un grande coagulo di sangue, ”il trombo”, all’interno di una arteria o di una vena, determinando l’interruzione del flusso sanguigno che trasporta il sangue da un distretto del corpo ad un altro.

La trombosi, quindi, non è altro che una risposta normale del nostro organismo ad una lesione di un vaso sanguigno, che in condizioni patologiche si attiva, nonostante il vaso sia integro, producendo “il tappo” piastrinico all’interno del vaso causando l’interruzione del flusso sanguigno. La manifestazione clinica della trombosi dipende dalla localizzazione del trombo, risultato di una risposta abnorme della coagulazione sanguigna, che può avvenire in qualunque distretto del nostro corpo, per cui il paziente avrà dei sintomi o delle patologie in base alla sede della formazione del trombo.

Nel distretto arterioso, considerando che le arterie più importanti del nostro organismo sono quelle che portano sangue al cervello, se un paziente presenta la formazione del trombo all’interno delle arterie del cervello andrà incontro all’ictus celebrale, ossia alla perdita di una parte del cervello per interruzione del flusso sanguigno con conseguente sofferenza delle cellule nervose nutrite dall’arteria ostruita dal trombo, subendo un infarto e andando incontro a morte cellulare.

Se per esempio la formazione patologica del trombo intravasale interessa l’arteria vicaria il distretto del cervello che comanda il movimento il paziente presenterà una paralisi o una emiparesi. Nel caso dell’arteria vicaria la parte del cervello che controlla la visione il paziente potrebbe manifestare una alterazione della vista, potrebbe riferire di vedere sdoppiato o diplopia, o vedere lampi di luce o scotomi. Nel caso dell’arteria vicaria la parte del cervello che controlla il linguaggio, il paziente manifesterà alterazioni dell’eloquio tra cui afasia, disartria, aprassia.

A seconda delle patologie del paziente le trombosi possono interessare in particolare dei distretti del nostro organismo. Proprio per quanto riguarda la trombosi post vaccinale è stato visto che le sedi più colpite non sono le arterie del cervello ma le vene del cervello, ciò è responsabile di una stasi del sangue che causa dei disturbi neurologici importanti. Ribadiamo che in linea generale la trombosi può colpire qualsiasi distretto del nostro corpo, e proprio per questo motivo le trombosi post vaccinali si manifestano con uno spettro di manifestazioni cliniche e di sintomi vasto. Sono stati osservati casi di ictus cerebrale, casi di ischemia degli arti superiori o degli arti inferiori per arresto di flusso del sangue nell’arto interessato che diventa pallido, freddo e, per il consequenziale processo dell’acidosi, diventa dolorante.

La trombosi post vaccinale può interessare i visceri per trombosi delle arterie mesenteriche responsabile della ischemia intestinale, può coinvolgere le arterie del cuore con conseguente infarto del miocardio. La trombosi post vaccinale può coinvolgere anche il distretto venoso, e in questo caso il distretto più colpito è quello polmonare. In questo ultimo caso, frequentemente il paziente sviluppa la formazione di trombi a livello delle vene delle gambe, distretto nel quale c’è maggiore stasi sanguigna, condizione che favorisce la trombosi, si forma così il trombo all’interno delle vene delle gambe che può distaccarsi, passare nel cuore che lo pompa all’interno dei polmoni causando una condizione che può essere anche fatale, ossia l’embolia polmonare. In corso di embolia polmonare, i polmoni non riescono più ad ossigenare il sangue, il paziente vive una condizione di ipossia e può andare incontro al collasso cardiocircolatorio e quindi alla morte. Le condizioni di maggiore rischio a seguito della formazione del trombo sono quelle che interessano gli organi vitali ossia cervello, cuore e polmoni, poiché la perdita di funzionalità di questi organi può essere fatale.

Durante la campagna vaccinale si sono osservati diversi casi di trombosi finiti alla ribalta delle cronache. Per spiegare la correlazione tra vaccini anti-Covid e trombosi interpelliamo la letteratura scientifica disponibile: le basi scientifiche della immunologia clinica possono descrivere il meccanismo della formazione del trombo post-vaccinazione. Quando si immette qualunque sostanza nel nostro organismo, quest’ultimo reagisce e producendo anticorpi, questo è il principio della vaccinazione, ossia stimolare il nostro corpo a produrre anticorpi e una risposta immunitaria capace di bloccare il virus nel momento in cui entra nel nostro corpo. Quindi la risposta anticorpale in seguito a vaccinazione ha la funzione di interrompere la progressione del virus SARS-Cov-2 all’interno del nostro organismo. La risposta anticorpale, quindi la produzione degli anticorpi, nella stragrande maggioranza dei casi è sempre indirizzata verso il virus.

La vaccinazione, nel caso specifico del virus SARS-Cov-2, produce anticorpi che risponderanno al virus e soltanto al virus SARS-Cov-2. Esiste però una minima percentuale di persone che vengono vaccinate per il SARS-Cov-2, nello specifico 14 persone su 1 milione, nei quali gli anticorpi prodotti per proteggerci dal virus SARS-Cov-2,a seguito di somministrazione del vaccino anti Covid, maggiormente con vaccini a vettore virale, reagiscono non solo contro il virus SARS-Cov-2, ma in maniera errata cross-reagiscono anche con proteine esistenti fisiologicamente già nel nostro corpo, in particolare in questo caso cross-reagiscono con una proteina presente sulle piastrine, le quali “impazziscono”, si attivano e formano il trombo in un vaso sanguigno integro e non rotto. Quindi la trombosi post vaccinale è dovuta ad una cross-reazione della risposta anticorpale contro una proteina presente sulle piastrine.

Nello specifico sono stati segnalati post vaccinazione alcuni casi di trombosi del seno venoso cerebrale al sistema di farmacovigilanza. Questi pazienti presentavano anche trombocitopenia, elemento che orientava verso una causa immunologica della trombofilia. Gli esperti ematologi ritengono probabile che la vaccinazione porti alla formazione di anticorpi contro gli antigeni delle piastrine come elemento facente parte della reazione infiammatoria e della stimolazione immunitaria. Dipendenti o meno dall’eparina, questi anticorpi inducono quindi una massiccia attivazione piastrinica tramite il recettore Fc come analogamente accade nella trombocitopenia indotta da eparina (HIT). Gli scienziati affermano che questo meccanismo potrebbe essere alla base di una trombosi venosa sinusale cerebrale dopo la vaccinazione con il vaccino anti Covid.

La trombosi vaccinale ha delle caratteristiche ben precise e si chiama Sindrome Trombotica Piastrinopenica:

  • deve comparire entro i 20 giorni dalla somministrazione del vaccino indipendente dal tipo del vaccino, anche se i vaccini a vettore virale sono quelli maggiormente presi in causa;
  • le piastrine, che formano il trombo, nel caso della Sindrome Trombotica Piastrinopenica, alla conta piastrinica si presentono notevolmente ridotte di numero, ciò si definisce “piastrinopenia” e rappresenta un elemento fortemente indicativo della correlazione tra vaccino e trombosi. Nel caso della Sindrome Trombotica Piastrinopenica bisogna somministrare al paziente quanto prima possibile delle immunoglobuline che sequestrano gli anticorpi patologici prodotti, per bloccare questa complicanza drammatica che è la trombosi. Nel caso della trombosi il paziente può andare incontro a sintomi che possono essere transitori poiché il trombo può dissolversi oppure a sintomi persistenti poiché il trombo diventa stabile causando un danno permanente dell’organo interessato, manifestando complicanze drammatiche sino all’exitus. Gli organi infatti hanno “un periodo di resistenza” alla mancanza di ossigeno, diverso per ciascun organo. L’organo con periodo di resistenza minore, che è vulnerabile all’ipossia (mancanza di ossigeno) indotta dall’interruzione del flusso sanguigno, e quindi al traporto dell’ossigeno, per formazione del trombo nella vena o nell’arteria che vicaria il distretto, è il cervello.

È bene evidenziare che la trombosi può rappresentare una complicanza post vaccinale, soprattutto con i vaccini a vettore virale, ma è bene sapere che rappresenta il meccanismo killer della infezione da SARS-Cov-2 responsabile dei 3 milioni di morti nel mondo. Sappiamo tutti che durante il Covid il distretto più colpito dal virus è il distretto polmonare, il virus SARS-Cov-2 induce un danno all’interno dei vasi polmonari che può portare alla morte, poiché per un’alterata risposta immunitaria, si formano dei trombi all’interno dei vasi polmonari integri e non rotti, si assiste ad un danno del microcircolo polmonare, conseguente blocco degli scambi respiratori, insorgenza di una polmonite devastante che porta in una percentuale non indifferente di pazienti alla morte. È necessario somministrare eparina nei pazienti con Covid 19 sia per prevenire la trombosi sia per sciogliere il trombo che può formarsi in qualunque distretto ma soprattutto a livello polmonare.

Sembrerebbe che una storia anamnestica di pregressi episodi di trombosi non rappresenti una controindicazione alla vaccinazione per il SARS-Cov-2, la vera controindicazione alla vaccinazione è rappresentata dalla trombocitopenia indotta da eparina (HIT), ossia una bassissima percentuale di persone a cui viene somministrata eparina sviluppa la Sindrome Trombofilica Piastrinopenica, una condizione esattamente identica a coloro che presentano la trombosi post vaccinale. Nel caso della Sindrome Trombofilica Piastrinopenica l’eparina stimola una condizione anticorpale impropria, determinando la produzione di anticorpi che rispondono alla eparina e cross-reagiscono con le piastrine, condizione molto simile alla Trombosi post vaccinale. Quindi nei pazienti che è stata somministrata o è somministrata eparina per diversi motivi, ed hanno sviluppato la HIT ossia la Trombocitopenia indotta da eparina, il vaccino anti Covid non può essere somministrato.

Sintomi post vaccinale

  • Sintomi simil-influenzali come dolori muscolari e articolari e mal di testa che persistono per 1-2 giorni dopo la vaccinazione sono un effetto indesiderato comune e non sono motivo di preoccupazione.
  • In caso di effetti collaterali persistenti oltre tre giorni dalla vaccinazione (ad es. Vertigini, acufene, mal di testa, disturbi visivi), è necessario proseguire la fase diagnostica medica per chiarire una trombosi cerebrale.

Test diagnostici

  • Esami importanti da eseguire sono: emocromo con piastrine, striscio di sangue, D-dimero e, se necessario, ulteriore diagnostica per immagini (es. RM cerebrale).
  • In caso di trombocitopenia e/o evidenza di trombosi, effettuare il test per la trombocitopenia indotta da eparina (HIT)indipendentemente da una precedente esposizione all’eparina. Questo test si basa sulla rilevazione immunologica degli anticorpi contro il complesso del fattore piastrinico 4 (PF4) e dell’eparina.

Terapia

  • Fino a quando la HIT autoimmune non è stata esclusa, si dovrebbe evitare l’anticoagulazione con eparina e si dovrebbero usare preparati alternativi compatibili con l’HIT.
  • Nei pazienti con HIT autoimmune confermata e trombosi critica, come la trombosi della vena sinusale cerebrale, il meccanismo patologico pro-trombotico probabilmente può essere ridotto dalla somministrazione di immunoglobuline endovenose ad alte dosi (IVIG).

ATTENZIONE!

Indipendentemente dalla causa e dai risultati di un test per gli anticorpi PF4 / eparina, è necessario considerare altre possibili cause alternative di trombocitopenia e/o trombosi. Queste possono includere: le microangiopatie trombotiche come Sindrome trombotica trombocitopenia – iTTP o Sindrome Emolitico Uremica Atipica – aHUS, la sindrome da anti-fosfolipidi, l’emoglobinuria parossistica notturna e le malattie ematologiche maligne.

Concludendo sia l’infezione da SARS-Cov-2 sia la vaccinazione per il virus del Covid 19, soprattutto con vaccini a vettore virale, possono indurre la temibile trombosi e i sintomi riferiti da alcuni pazienti quali vertigine, acufene, disturbi visivi. In entrambi i casi bisogna immediatamente rivolgersi allo specialista.

Quando acufene è sintomo di un tumore

La storia di Emanuele: quando l’acufene è il sintomo di problematiche più gravi

Ogni acufene ha una causa o più cause d’insorgenza. Diversi studi scientifici hanno individuato la relazione tra acufene e conflitti neurovascolari. I contatti tra nervi e vene (o arterie), a causa della compressione, possono determinare vari disturbi come acufeni, emispasmi facciali e nevralgie.

La forma di acufene che riconosce un’origine dal nervo dell’udito, il cosiddetto acufene neurale, rappresenta certamente una minoranza rispetto a quelli che si originano nella coclea, ma questa minoranza è suscettibile di trattamento mirato che da speranza al paziente di liberarsi da questi sintomo fastidioso.

Vi ricordate quando a fine mese di giugno vi parlai di un caso molto molto complesso interessante di un mio paziente di media età che era pervenuto al Csa per acufene assordante, debilitante, insopportabile?

A ragion del vero lo stesso era già venuto da noi un anno addietro per poi abbandonare il percorso diagnostico in quanto si erano verificate delle problematiche serie in famiglia. Quando a giugno ritornò era in uno stato depressivo intenso e molto disperato per cui ha chiesto aiuto, essendo pronto a tutto.

Iniziammo nuovamente il percorso diagnostico partendo da zero: il paziente venne visitato come solito fare dall’equipe del Csa a 360 gradi, e notammo dei dati clinici, presenti già l’anno prima, ma più accentuati tanto da decidere di sottoporre il paziente a determinati test e esami strumentali audiologici. Richiedemmo con urgenza delle indagini strumentali radiologiche mirate che il paziente ha eseguito immediatamente. Il paziente prima di rivolgersi al Centro Siciliano Acufene si era sottoposto a tante altre visite ma senza ottenere la formulazione della diagnosi e quindi senza ottenere un trattamento mirato per il suo acufene.

Qualche settimana dopo venne in studio per sottopormi i referti degli esami prescritti, e come all’epoca del primo racconto, vi scrissi che mi mancò per qualche minuto il fiato, mi sono impietrita, perché dovevo cercare le parole giuste per spiegare il tutto al paziente senza farlo preoccupare. Lo guardai negli occhi e dissi subito la diagnosi: «Emanuele non ci sono buone notizie per come noi prevedevamo, però le giuro che sono patologie risolvibili, quindi ascolti attentamente e sappia che noi lo seguiremo sino alla fine di questa brutta storia». Il paziente presentava un grosso meningioma e anche un conflitto neurovascolare interessante il nervo acustico, cause del suo acufene che aumentava di intensità con il passare del tempo.

Il paziente è, dunque, affetto da acufene neurale: il pacchetto nervoso steato-acustico a sinistra riceve un conflitto con il tronco basilare che appare allungato e presenta ampio loop nel contesto della cisterna ponto-cerebellare.

Il nervo acustico non è separato dal grosso vaso ma è strettamente aderente allo stesso vaso che risente della attività del nervo acustico. Ma il conflitto neurovascolare, rappresentante la prima causa dell’acufene, non è solo la patologia che riscontrato nel paziente in quanto in regione frontale parasagittale dell’encefalo, sempre di sinistra, in adesione della grande falce dell’encefalo presentava un grosso meningioma delle dimensioni di 2,5 cm.

I meningiomi sono tumori spesso benigni delle meningi che possono però aumentare di dimensioni e a poco a poco comprimere i tessuti circostanti e quindi i sintomi che determinano dipendono dalla sede in cui si sviluppano.

Non so se avete capito seriamente la gravità della situazione di Emanuele: in un giorno X sarebbe caduto per terra per sopravvenuta emorragia cerebrale e non sappiamo come sarebbe finita. Purtroppo questo caso non è il primo per me e l’equipe del Csa, poiché in questi tantissimi anni abbiamo formulato diagnosi di patologie tumorali secondarie, emangiomi cavernosi, neurinomi del nervo acustico, aneurismi, patologie sindromiche rare.

Ovviamente abbiamo subito organizzato la visita con i neurochirurghi ed iniziato la riabilitazione craniomandibolare, perché avevamo riscontrato anche una notevole disfunzione dell’ATM che ha portato già benefici sull’acufene. Il paziente si è poi sottoposto alla “Gamma Knife”, una tecnica per radiochirurgia stereotassica intracranica. Può essere utile per intervenire sui tumori cerebrali primitivi, come i meningiomi e non solo. I meningiomi sono quasi sempre benigni, ma una piccola percentuale può presentare segni di aumentato tasso di crescita e possono rapidamente recidivare. I sintomi dipendono dalla sede, dalle dimensioni e dalle funzioni controllate da quella parte dell’encefalo vicina al tumore. Il trattamento mediante “Gamma Knife” permette di bersagliare il meningioma con un fascio di radiazioni.

Il paziente sottoposto a “Gamma Knife” viene lievemente sedato, gli viene poi applicato in anestesia locale il casco stereotassico, con il quale viene sottoposto agli esami di imaging cioè radiologiche di centratura per pianificare il trattamento. Il trattamento può durare da una a sei ore, a seconda delle esigenze del paziente e del bersaglio da irradiare. La procedura non è dolorosa, il paziente potrebbe avvertire dolore solo nella fase di posizionamento dei quattro piccoli perni metallici per la stabilizzazione del casco. I risultati della procedura non sono immediati. Il paziente verrà informato sui controlli da effettuare al momento della dimissione. L’effetto delle radiazioni si manifesta a distanza di settimane e/o mesi.

Una volta completata la terapia per il tumore il paziente riprenderà il percorso intrapreso per trattare l’acufene.

Talvolta l’irradiazione con “Gamma Knife” può non essere sufficiente a risolvere il problema: la neoplasia potrebbe continuare a crescere o a dare sintomi, sia subito dopo il trattamento che a distanza tempo. Potranno quindi rendersi necessari ulteriori trattamenti: oltre ad altre sedute di “Gamma Knife” si potrebbe intervenire anche chirurgicamente o con la radioterapia frazionata.

Proprio per questo motivo per trattare l’acufene dobbiamo ancora attendere, ma siamo fiduciosi sia per la professionalità e la bravura dei neurochirurghi a cui ci affidiamo e sia perché abbiamo già individuato il trattamento mirato per trattare il suo acufene, certi che potrà regalargli una vita molto molto più serena. Vorrei ricordarvi di recarvi immediatamente dagli specialisti non appena insorge l’acufene, l’ipoacusia o la vertigine, non attendere neanche un giorno, perché potrebbero essere i sintomi di problematiche ben più gravi. E la storia di Emanuele dovrebbe farci riflettere proprio su questo.

Buongiorno sono Emanuele C., volevo raccontare la mia breve storia per motivi di fischio alle orecchie mi trovo a contattare la dottoressa Daria Caminiti esperta in acufene, la quale inizia a farmi fare un percorso di vari accertamenti tra quali delle risonanze m all’encefalo grazie alla sua accuratezza a suo modo di essere pignola vengo a scoprire non solo il motivo del mio acufene, ma anche una cosa molto grave e cioè di avere un meningioma all’interno del cervello, che senza questo tipo di ricerca sarei andato in conseguenza gravi è a rischio di emorragie e anche della stessa vita. .Ringrazio la dottoressa Caminiti e spero di rivederla presto per ultimare il percorso e cercare di sconfiggere anche l’acufene che mi affligge tanto sicuro della sua professionalità .
un abbraccio affettuoso.
A presto.

Tatuaggi e acufne

Il tatuaggio causa vertigini e acufene: lo studio e le terepie del Centro Siciliano Acufene

In biologia, l’equilibrio è un meccanismo che permette ad un organismo animale di conoscere e organizzare il movimento del proprio corpo rispetto alla forza di gravità e altre forze esterne. Per postura si intende, invece, la posizione del corpo umano nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura può essere: in stazione eretta (monopodalica o bipodalica), da seduto, in decubito (prono, supino, laterale). Quindi la corretta postura altro non è che la posizione più idonea del nostro corpo nello spazio per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico sia in deambulazione che in stazionamento e ciò dipende da vari fattori neurofisiologici, biomeccanici, emotivi, psicologici e relazionali.

L’organo dell’equilibrio risiede nell’orecchio interno ed è il sistema più complesso esistente nel corpo umano.

Concorrono al mantenimento dell’equilibrio tre sistemi che interagiscono tra loro: il sistema vestibolare, il sistema visivo e il sistema somatosensoriale. Alterazioni o patologie del sistema vestibolare, del sistema visivo e del sistema somatosensoriale, comprendente, in questo ultimo caso, alterazioni dei muscoli, dei tendini, delle ossa, delle articolazioni e della cute, responsabili di squilibri posturali, determinano la sindrome vertiginosa. Molti pazienti dei pazienti arrivati al Centro Siciliano Acufene per vertigini e/o vertigini ed acufene erano soggetti portatori di tatuaggi. Per tale motivo sono stati valutati non solo dal punto di vista vestibolare ma anche posturale per rilevare la variazione dei parametri di elasticità cutanea della zona interessata e le disfunzioni percettive di origine somatoestesica. L’ipotesi al centro dello studio del Csa è che i tatuaggi realizzati soprattutto nella zona del tronco (muscoli posturali), possono creare delle asimmetrie funzionali e quindi essere la causa di alcune disfunzioni.

La cute ricoperta da un tatuaggio ha una variazione di elasticità e di sensibilità che potrebbe incidere a livello del sistema somatosensoriale.

Per riuscire a capire come un tatuaggio possa determinare patologie posturali e quindi essere responsabile o co-responsabile della sindrome vertiginosa bisogna chiarire cosa si intende per cicatrice. La cicatrice è un tessuto fibroso che si forma per riparare una lesione sul derma e sull’epidermide. La lesione è un danno che porta ad un’alterazione di un tessuto e ad un cambiamento della forma o della funzione. Le lesioni possono esser estese o diffuse, molto dipende dal danno che invade i tessuti adiacenti o a distanza da essa. Ogni tipo di cicatrice sia essa superficiale o profonda, chirurgica o traumatica ha il potere di costituire una informazione al sistema ricettoriale e dunque al sistema tonico posturale. Ogni input viene tradotto dal cervello in un output adattativo, ogni cicatrice che non sia stata trattata produce un alterazione posturale.

Nel tempo ogni alterazione posturale causerà alterazioni posturali in altre aree del corpo.

Cicatrice

Lunga cicatrice della gamba in presenza di cinque piccoli cheloidi

La cicatrice può essere ipertrofica quando il tessuto di riparazione si forma in grande quantità, rimanendo spesso rilevata e dolente. Può essere atrofica quando il tessuto di riparazione è insufficiente e spesso tendono a riaprirsi.

La cicatrice si può presentare ai nostri occhi striata, spessa o nelle migliori condizioni quasi invisibile, invece in altri casi, al nostro tatto si può presentare piana, rilevata o infossata.

Quando il suo aspetto è spesso, a rilievo, infossato o quasi insignificante in superficie può creare problemi fisici, dipende anche da dove è situata. La sua forma è determinata dal suo processo di cicatrizzazione.

Anche il tatuaggio è una cicatrice che può influenzare il nostro equilibrio energetico e posturale.

Il tatuaggio si esegue somministrando sottopelle, attraverso l’utilizzo di aghi, delle sostanze chimiche coloranti, determinando una lesione della pelle. Anche a distanza di anni possono essere reattivi e contenere sostanze chimiche tossiche. Esistono delle apparecchiature elettroniche specifiche che rilevano la quantità di sostanze tossiche esistenti in un corpo tatuato, che misurano potenziali elettrici di organi o meridiani in relazione alla cicatrice.

Fondamentale ed importante valutazione da eseguire in caso di vertigine e/o vertigine ed acufene in presenza di tatuaggi è l’esame posturometrico su pedana bi-piastra di Lizard.

Pedana monopiastra stabilometrica CSA

Questo esame permette di rilevare molti parametri essenziali tra cui le asimmetrie di carico e quindi eventuali scompensi energetici nel meridiano di corrispondenza della cicatrice stessa. La maggior parte dei pazienti che riferivano vertigine e/o vertigine ed acufene presentavano alterazioni dell’assetto vestibolare consequenziali ad alterazioni posturali. La valutazione posturometrica, integrata con una valutazione osteopatica, è fondamentale poiché la pelle lesionata da un tatuaggio – o da una cicatrice da intervento chirurgico, o da una ferita, o da un’abrasione profonda o da un ustione – perde elasticità interessando in alcuni casi anche il tessuto muscolare.

Il tatuaggio eseguito a livello del volto e del collo, le cicatrici a livello degli zigomi, dell’area temporo-mandibolare, o a livello della colonna cervicale sono responsabili di alterazioni dell’assetto cranio-temporo-mandibolare e a loro volta responsabili della vertigine o dell’acufene poiché interessanti strutture anatomiche a stretto contatto con l’orecchio.

Tatuaggi viso e collo e acufene

Il paziente che soffre di vertigini e/o acufeni viene sottoposto a valutazione della funzionalità vestibolare con strumenti altamente all’avanguardia come il Video Head Impulse Test, la pedana stabilometrica monopiastra e mediante la valutazione posturometrica tramite la pedana di Lizard, uno strumento di alta precisione. A seguito dei risultati ottenuti il paziente verrà indirizzato o verso un percorso diagnostico ancora più mirato, mediate radiologia dell’orecchio, valutazione osteopatica ed ortodontica, o verso un percorso riabilitativo mediante esercizi biofeedback integrati da trattamenti osteopatici, fondamentali per il trattamento della cicatrice e il recupero del tono muscolare.

La riduzione del tono muscolare, la formazioni di aderenze e di tensioni portano quindi a loro volta ad una postura scorretta. L’individuazione della causa permette un trattamento adeguato, specifico e dunque risolutivo della patologia. Nel caso di pazienti che riferiscono vertigini e/o vertigini ed acufene, al Centro Siciliano Acufene la valutazione vestibolare all’avanguardia viene affiancata alla moderna posturologia clinica, rintracciando la causa che ha scatenato la patologia attraverso test ed esami posturali statici e dinamici, test strumentali, anamnesi articolate etc. Sono stati numerosi i pazienti che nel 2019 sono stati riabilitati mediante programmi integrati vestibolari, posturali, osteopatici ed ortodontici. Ancora una volta gli specialisti del Csa si sono mostrati, di fronte a situazioni che possono essere considerati banali come un tatuaggio, attenti e interessati a studiare ogni singolo caso, senza tralasciare nessun dato clinico. Così come l’acufene anche la vertigine può essere trattata solo in equipe multidisciplinare, poiché spessissime volte le cause responsabili della sintomatologia sono molteplici e necessitano di essere analizzate e trattate una per una.

Acufene

Acufene, un solo sintomo diverse terapie: l’approccio multidisciplinare

Il sintomo acufene è difficile da studiare e dunque da trattare poiché a determinarlo può essere una o più cause. Dunque, per risolvere il disturbo bisogna indagare le singole cause e trattarle contemporaneamente per ottenere risultati soddisfacenti e il miglioramento della qualità della vita del paziente. L’acufene è un sintomo invalidante, che azzera la qualità di vita del paziente che diviene spesso depresso, insonne, irrequieto, con tendenza a non vivere la vita sociale, con tendenza ad isolarsi per ricercare erroneamente il silenzio, con scarsa capacità di concentrazione, con scarsa voglia di vivere la famiglia e l’ambiente lavorativo, con tendenza a gesti irreparabili: il paziente acufenico non vive più!

Proprio perché l’acufene è generato da più cause è necessario che il paziente, per ottenere risultati , si rivolga ad una equipe multidisciplinare.

Il Centro Siciliano Acufene si avvale di una equipe in cui lavorano a stretto contatto l’otorinolaringoiatra, l’audiologo, l’audioprotesista, l’ingegnere biomedico, lo psicoterapeuta, l’ortodontista, l’osteopata,il biologo nutrizionista, il radiologo, il neurochirurgo, il cardiologo, il reumatologo.

Il Csa nasce dieci anni addietro proprio per questo motivo, ossia prendersi carico del paziente acufenico, che verrà seguito a ruota da tutti questi specialisti, dal momento in cui arriva alla nostra osservazione per formulare una diagnosi corretta, senza margine di errore, sino all’indicazione del trattamento mirato per ciascun paziente, ma anche successivamente nel tempo. Non si può trattare l’acufene se non in una equipe multidisciplinare poiché solo l’otorinolaringoiatra potrebbe diagnosticare patologie dell’orecchio e non cranio-mandibolari, nutrizionali, neurochirurgiche, vascolari, cardiologiche, psicologiche etc. Ancora peggio gli audioprotesisti, che possono vendere protesi acustiche, non possono prescrive farmaci o esami diagnostici e quindi non possono trattare l’acufene, tra l’altro l’acufene non si tratta con protesi acustiche. Per essere vincenti bisogna creare una equipe multidisciplinare, i cui medici specialisti lavorino a strettissimo contatto in una unica struttura, senza fare impazzire il paziente facendolo girare nei vari studi medici o ambulatori medici.

L’equipe del Csa lavorando a stretto contatto, dopo aver preso in carico il paziente, studia ogni singolo caso, esegue settimanalmente dei briefing in modo da progettare una diagnostica strumentale corretta ma soprattutto un trattamento mirato per ciascun paziente.

Il paziente che perviene al Csa verrà subito visitato dall’otorinolaringoiatra, dall’audiologo, e dall’audioprotesista, verrà sottoposto ad indagini strumentali di primo livello ossia esame audiometrico tonale e vocale, esame impedenzometrico, prove di funzionalità vestibolare, prove di funzionalità cranio-cervico-mandibolare, otomicroscopia, endoscopica delle alte vie respiratorie, compilazione del THI. Qualora il caso del paziente richiedesse esami audiologici di secondo livello si eseguiranno le otoemissioni acustiche, il potenziale evocato uditivo, il video Head Impulse Test.

Si studieranno i referti di questi esami e se necessario verranno prescritti esami mirati radiologici dell’orecchio e dell’encefalo, delle arterie e dei nervi, con indagini strumentali eseguiti con strumenti all’avanguardia. Qualora durante la visita, dopo aver raccolto la storia del paziente, si evincesse alterazioni del distretto cranio-mandibolare entrano in gioco l’ortodontista, il tecnico ortodontista e l’osteopata. Qualora si scopra che a generare l’acufene è una patologia autoimmunitaria, per esempio la fibromialgia, entra in gioco anche il nostro reumatologo e la nostra nutrizionista clinica. Qualora la causa è cardiologica ci affiancherà il nostro cardiologo e spesso il nostro neurochirurgo di riferimento poiché spesso si riscontrano cause neurovascolari che richiedono il trattamento sinergico di queste figure. Se durante la visita si diagnosticano malattie metaboliche oltre allo specialisti di riferimento in relazione alla patologia diagnosticata entrerà in gioco in maniera importantissima il lavoro della biologa nutrizionista. La psicoterapeuta è la figura cardine del CSA sia in ambito diagnostico ma soprattutto terapeutico affiancando ciascun specialista della equipe nei casi in cui vi è la necessità.

I trattamenti sono molteplici e vengono adeguati alle necessità del singolo paziente.

I protocolli messi in atto dal Csa sono frutto di studi scientifici ultimati o ancora in atto, condivisi con aziende farmaceutiche soprattutto locali, centri radiologici, officine ortodontiche, laboratori di analisi biochimiche scelti per essere eccellenze territoriali. I trattamenti non sono standardizzati dunque, ma variano da caso a caso: sono, come diciamo spesso, vestiti sartoriali cuciti su misura per ciascun paziente. Vi sono tantissimi protocolli farmacologici, trattamenti riabilitativi sonori dal semplice mascheramento alla terapia sonora per eccellenza TRT che bisogna saper eseguire con accuratezza, trattamenti riabilitativi cranio-cervico-mandibolari, trattamenti riabilitativi psicoterapeutici, trattamenti nutrizionali, trattamenti chirurgici qualora la causa responsabile dell’acufene si può risolvere solo con la chirurgia.

Il Csa da oltre dieci anni continua a studiare e a produrre seri protocolli per garantire al paziente soluzioni sempre più innovative, risolutive, non invasive, moderne e all’avanguardia.

Tutto ciò si può fare solo con tanto dispendio di energie, con studio continuo e con tantissimo amore per il proprio lavoro a discapito della propria vita.

Il Csa ha messo nero su bianco parte del percorso fatto in dieci anni nel libro “Acufene, quel maledetto fischio”, e a settembre depositerà un brevetto ortodontico che sarà utile per quei pazienti con acufene e disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare. Tante e numerose sono le novità che pian piano vi faremo conoscere. Oggi l’acufene con costanza e seguendo il giusto percorso diagnostico-terapeutico si può trattare!

Fibromialgia

Fibromialgia e acufene: nuovo protocollo per trattare dolori muscoloscheletrici, disturbi uditivi e vertigini

La fibromialgia, spesso definita sindrome fibromialgica, è una patologia caratterizzata da dolore muscolare cronico e trattandosi di una malattia reumatica provoca un aumento della tensione muscolare di tutti i muscoli del corpo. I dolori sono localizzati solitamente al collo, alle spalle, alla schiena e alle gambe e si accompagnano alla rigidità, alla limitata mobilità e alla sensazione di gonfiore delle articolazioni. La costante tensione muscolare determina la stanchezza cronica caratteristica dei pazienti fibromialgici. Altri sintomi caratteristici della fibromialgia sono i dolori ai tendini, i disturbi del sonno, la cefalea, e i disturbi del tono dell’umore.

La fibromialgia è quindi una malattia cronica complessa definita dall’American College of Rheumatology come «una condizione di dolore cronico diffuso con caratteristici ‘tender points’ (punti dolenti alla pressione) all’esame fisico, spesso associata con una varietà di sintomi o disfunzioni».

Il gruppo italiano di studio sulla fibromialgia ha invece definito questa malattia: «una sindrome da sensibilizzazione centrale, caratterizzata da disfunzione dei neurocircuiti, che coinvolgono la percezione, la trasmissione e la processazione degli stimoli nocicettivi afferenti, con la prevalente manifestazione di dolore a livello dell’apparato locomotore». Il dolore che affligge i pazienti affetti da fibromialgia è cronico e diffuso, non presentando una particolare distribuzione anatomica viene spesso descritto dal paziente come dolore pungente, lancinante o urente ma sempre di “tipo muscolare“. La sintomatologia dolorosa viene accentuata dal freddo, dalla umidità, dallo stress, da periodi di inattività o da sovraccarico funzionale, da ansia o da fattori ormonali. Ad oggi le cause di questa sindrome non sono del tutto chiare e altrettanto incerti i suoi meccanismi. Moltissimi studi scientifici volti a capire le cause della malattia documentano numerose alterazioni dei neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale, cioè di quelle sostanze di fondamentale importanza nella comunicazione tra le cellule nervose.

Le due caratteristiche principali della fibromialgia sono infatti la iperalgesia e la allodinia.

Per iperalgesia si intende la percezione di dolore molto intenso in risposta a stimoli dolorosi lievi, mentre per allodinia si intende la percezione di dolore in risposta a stimoli che normalmente non sono dolorosi. Uno degli effetti della disfunzione dei neurotrasmettitori è la iperattività del Sistema Nervoso Neurovegetativo che comporta un deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare, con insorgenza di dolore, astenia e tensione. Nel 75% dei pazienti affetti da fibromialgia vi è l’astenia, la sensazione di stanchezza cronica, spesso presente maggiormente al risveglio poiché correlata ad un sonno non ristoratore, ad un sonno alterato in termini di qualità e quantità. Le alterazioni del sonno creano un circolo vizioso, in quanto accentuano il dolore e influiscono sull’umore, che a loro volta contribuiscono a disturbare il sonno. Anche le parestesie, sensazione di formicolio e intorpidimento degli arti, sono caratteristici della fibromialgia così come i crampi muscolari, le fascicolazioni, i tremori palpebrali, il rallentamento dei gesti, la difficoltà di concentrazione, la confusione mentale, la difficoltà nello scrivere, nel parlare e nel leggere. Non di raro riscontro è la sindrome algico-disfunzionale dell’articolazione temporo-mandibolare, il dolore si accentua in questo caso con i movimenti della bocca. Oltre ad altre disfunzioni presenti come la Sindrome del colon irritabile, la Sindrome delle gambe senza riposo, disfunzioni interessanti l’apparato genito-urinario, disfunzioni sessuali, disfunzione della sfera affettiva.

Il paziente affetto da fibromialgia riferisce frequentemente  anche vertigine ed acufene.

Caratteristici il senso di instabilità, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono spesso imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio. Poiché la fibromialgia coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari, i pazienti possono presentare nausea e visione sfocata. Gli acufeni, definiti da questi pazienti come fischi o vibrazioni nelle orecchie, rumori che risuonano nella testa, possono essere originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano. I pazienti affetti da fibromialgia presentano la sensazione di orecchio tappato, la presenza di uno o più suoni che si alternano e/o si modificano durante la giornata soprattutto durante la masticazione.

L’acufene è un sintomo invalidante ma nei pazienti con fibromialgia lo diventa ancora di più.

Il rumore continuo e ossessionante, che risuona nella testa, viene amplificato nei pazienti che già presentano alterazioni del tono dell’umore, frequentemente ansiosi e depressi, scarsa capacità di concentrazione, disfunzioni varie e continui stimoli dolorosi che acuiscono l’intensità dell’acufene stesso. I pazienti descrivono anche delle sensazioni di tintinnio, talvolta di prurito e di diminuzione dell’acuità uditiva. Gli acufeni nei pazienti affetti da fibromialgia possono essere originati da spasmi dei muscoli tensori del timpano ma vi sono delle teorie a favore di alterazioni dei meccanismi nella modalità di elaborazione dello stimolo uditivo e del rumore a livello del sistema nervoso centrale,fenomeno analogo a quanto avviene in tali pazienti nel caso della riduzione della soglia di sopportazione del dolore. È interessante capire come la variabile “rumore” possa divenire, nei pazienti affetti da fibromialgia, un elemento ancora più invalidante rispetto ai pazienti che riferiscono acufene ma non affetti da fibromialgia. Tutto ciò è facilmente spiegabile considerando che quasi la totalità dei pazienti fibromialgici presentano disturbi del sonno responsabili della stanchezza e del rafforzamento dei dolori. Una buona gestione dei disturbi del sonno può aiutare a controllare il dolore, ed un buon controllo del dolore può migliorare la qualità del sonno. È ben comprensibile dunque che la variabile “rumore”, intesa sia come rumore ambientale sia come rumore soggettivo o acufene, rappresenti un elemento che disturba ulteriormente il sonno e il riposo. I pazienti con fibromialgia riferiscono, infatti, difficoltà nell’addormentarsi e continui risvegli notturni, la fase profonda del sonno è quindi spesso disturbata. Solitamente la persona al risveglio si sente ancora affaticata come se non avesse dormito.

La ricerca ha evidenziato che l’interruzione della fase profonda del sonno possa alterare importanti funzioni del corpo e la percezione del dolore.

La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della fibromialgia, e il rafforzamento dei dolori. Bisogna soprattutto in questi casi controllare e gestire il più possibile la componente rumorosa, l’acufene per consentire al paziente fibromialgico di curarsi e di non aggravare una condizione già difficile. Fino ad una decina di anni addietro la fibromialgia non veniva diagnosticata e quindi trattata poiché considerata una patologia psicogena e quindi difficilmente curabile. Negli ultimi anni le cose sono radicalmente cambiate sia in ambito diagnostico sia in ambito terapeutico. La diagnosi, può essere formulata sia con i vecchi criteri classificativi del 1990, che richiedono la presenza di dolore muscoloscheletrico diffuso da almeno 3 mesi e la positività di almeno 11 trigger points sui 18 previsti, sia con i più recenti criteri diagnostici, formulati dall’ACR nel 2010, in cui, oltre al dolore cronico diffuso, viene attribuita maggiore importanza ai sintomi extra-scheletrici. Oggi la fibromialgia si può curare grazie alla scoperta dei meccanismi responsabili della malattia, si possono infatti utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit riscontrati, in particolare il deficit di serotonina.

Il programma terapeutico non può però tenere in considerazione solo il sintomo cardine, ossia il dolore muscolo-scheletrico, poiché nella maggior parte dei casi i sintomi extrascheletrici come l’alterazione del sonno e l’astenia possono rappresentare, più del dolore, la causa del peggioramento della qualità della vita.

Spesso dunque vengono prescritti sedativi-ipnotici, ansiolitici e antidepressivi. Molti antidepressivi inducono acufene e le benzodiazepine inducono farmacodipendenza fisica e psicologica oltre a manifestazioni di astinenza successive alla sospensione del farmaco che aggravano l’acufene. L’uso di questi farmaci dovrebbe dunque essere limitato nel tempo in quanto rallentano la plasticità cerebrale e quindi l’adattamento alla percezione dell’acufene. Il Centro Siciliano Acufene ha avviato una collaborazione con medici reumatologi autorevoli al fine di programmare una terapia farmacologica integrata efficace che non determini effetti collaterali come gli antidepressivi o i sedativi-ipnotici. A tal proposito il Csa propone un approccio terapeutico combinato ai problemi “mente-corpo”, ossia una terapia farmacologia associata ad una psicoterapia e ad un adeguato esercizio fisico per ottenere un effetto sinergico.

Il CSA è una realtà multidisciplinare per la diagnosi, la riabilitazione e il trattamento dell’acufene, e nel caso dei pazienti affetti da fibromialgia con dolori muscoloscheletrici, ansia, insonnia che presentano anche acufene ha messo in atto un protocollo terapeutico che prevede un approccio psicoterapeutico.

In particolare fa ricorso alla terapia cognitivo-comportamentale considerata la base del trattamento del dolore, dello stress e dell’acufene. Gli interventi della terapia cognitivo-comportamentale, brillantemente eseguita dalla nostra psicoterapeuta, comprendono il training cognitivo di adattamento alla malattia ( tecniche di rilassamento, tecniche di risoluzione dei problemi, etc), tecniche comportamentali di adattamento,strategie per la promozione del supporto sociale, l’aiuto ai pazienti ad apprendere e a monitorare l’interazione tra pensieri, sintomi, sentimenti.

In associazione alla terapia cognitivo-comportamentale, il Csa prevede sinergicamente dei trattamenti osteopatici miorilassanti, atti ad eliminare le contratture muscolari e una terapia farmacologica.

Grazie alla collaborazione con una azienda farmaceutica locale impegnata nella ricerca scientifica il protocollo del Csa prevede la prescrizione di un medicamento composto da Passiflora incarnata L., Avena sativa L.,Crataegus oxyacantha L., Griffonia simplicifolia (DC) baill.,Vit B12, Vit.B6, Vit.B5, Zinco. Tale medicamento si è mostrato utile a facilitare il rilassamento in caso di stress fisico e mentale, a contribuire a ridurre i distrurbi dell’umore, ma la cosa più importante è che si è dimostrato utilissimo a diminuire l’insonnia con conseguenze sul controllo del sintomo acufene. Anche nel caso di pazienti che riferiscono acufene affetti da fibromialgia il CSA ha mostrato particolare interesse e sensibilità intraprendendo collaborazioni multispecialistiche e scientifiche impiegando energie per cercare soluzioni, scoprire e mettere in campo nuove soluzioni, incidendo positivamente sullo stato di questa malattia e per migliorare la qualità della vita dei pazienti fibromialgici che prevengono alla nostra osservazione per acufene e/o vertigini.

Amalgama dentaria mercurio

Acufene di origine tossica: amalgama dentaria e intossicazione cronica

Il mercurio è l’unico metallo comune che è liquido a temperature ordinaria. Esso è qualche volta chiamato argento rapido. È un metallo liquido pesante, di colore bianco-argenteo. È un conduttore di calore piuttosto povero se confrontato con altri metalli ma è un buon conduttore di elettricità. Si unisce facilmente in leghe con molti metalli, come oro, argento e stagno. Queste leghe sono denominate amalgami.

Il metallo mercurio ha molti usi. Grazie alla sua elevata densità è usato in barometri e manometri. È estesamente usato in termometri, grazie al suo alto tasso di espansione termica che è abbastanza costante in un’ampia fascia di temperature. La sua facilità nell’amalgamarsi con l’oro è sfruttata nel recupero di oro dai suoi minerali. Il mercurio è usato anche in certi ingranaggi elettrici, come gli interruttori ed i raddrizzatori, che devono essere affidabili, e per la catalisi industriale. Molto meno mercurio è oggi usato nelle batterie per l’illuminazione fluorescente, ma non è stato ancora interamente eliminato.

I composti del mercurio sono utilizzati come insetticida, veleno per i topi, disinfettate, unguenti per la pelle (ossido di mercurio), come catalizzatore in chimica organica (solfato di mercurio). Si trova libero in natura soprattutto nelle miniere del cinabro dell’Italia e della Spagna. Nell’ambiente può essere trovato in forma metallica, sotto forma di sali di mercurio o in composti organici del mercurio.

Entra nell’ambiente come risultato della naturale rottura dei minerali in rocce e del terreno attraverso esposizione a vento e ad acqua. La concentrazione di mercurio nell’ambiente oggi sta aumentando per l’attività umana che scarica il mercurio nell’aria attraverso il combustibile fossile, l’estrazione mineraria, la fusione e la combustione dei rifiuti solidi. Alcune forme di attività umana scaricano mercurio direttamente nel terreno o nell’acqua, per esempio l’applicazione dei fertilizzanti agricoli e lo scarico di acque reflue industriali. Tutto il mercurio che è liberato nell’ambiente finisce nel terreno o nelle acque superficiali e può diffondersi negli alimenti, in quanto disperso, all’interno del ciclo alimentare, da organismi più piccoli che sono consumati dagli esseri umani, per esempio attraverso i pesci.

La concentrazione di mercurio nei pesci solitamente supera notevolmente la concentrazione nell’acqua in cui vivono. Anche i prodotti di allevamento del bestiame possono contenere elevate quantità di mercurio. Il mercurio non è solitamente trovato nei prodotti vegetali, ma può entrare nell’organismo attraverso le verdure ed altri raccolti, quando in agricoltura vengono spruzzati prodotti contenenti mercurio.

Il mercurio metallico è usato in diversi prodotti domestici, quali barometri, termometri e lampadine fluorescenti, ma in questi dispositivi è intrappolato e solitamente non causa alcuni problemi di salute. Se un termometro si dovesse rompere si è soggetti ad un’esposizione significativamente alta al metallo attraverso la respirazione per un breve periodo di tempo mentre si vaporizza e ció può avere effetti nocivi all’organismo.

L’amalgama dentale o amalgama d’argento è un materiale composito a matrice metallica usato in odontoiatria conservativa per otturazioni e ricostruzioni dirette. Gli elementi presenti nella sua composizione sono mercurio (45-50%) argento (22-32%), stagno (11-14%), rame (6-9%), zinco (2%). Nel linguaggio comune le otturazioni ottenute con questo materiale venivano frequentemente chiamate piombature, nonostante la totale assenza di piombo.

Rimasto per molto tempo il materiale più utilizzato in odontoiatria restaurativa, negli ultimi decenni il suo uso è andato gradualmente declinando principalmente per ragioni estetiche, per la disponibilità di materiali alternativi, per l’inquinamento ambientale, e per alcuni timori legati a possibili problemi per la salute del paziente.

L’amalgama dentale, ossia l’otturazione di vecchia concezione in “metallo”, è uno dei temi più controversi in odontoiatria. Nella comunità scientifica ci sono due schieramenti relativi all’amalgama; entrambi, sia gli oppositori che i sostenitori, concordano sui seguenti punti:

  • il mercurio è tossico;
  • il mercurio è rilasciato dalle otturazioni dentali di amalgama;
  • la quantità di mercurio rilasciato è solo molto piccola, ma costante;

La controversia sta nel capire se la quantità di mercurio rilasciata dall’amalgama è così piccola che non può essere clinicamente significativa oppure se è sufficiente in alcuni casi a produrre sintomi.

Noi del CSA abbiamo già osservato alcuni pazienti acufenici ed ipoacusici che presentavano amalgama, abbiano prescritto loro un prelievo ematico per la concentrazione di mercurio nel sangue, prima della rimozione della amalgama, e lo ripeteremo dopo sei mesi dalla rimozione di quest’ultima.

Tutto ciò perché ci siamo confrontati tra noi specialisti del CSA e dopo aver valutato tutti gli studi scientifici nazionali ed internazionali, molti dei quali evidenziano la correlazione tossica tra mercurio e acufene o ipoacusia, riteniamo indispensabile studiare la eventuale correlazione, progettare un protocollo per titolare in maniera precisa la concentrazione di mercurio nel corpo e provvedere comunque alla rimozione della amalgama nei pazienti acufenici. Dopo sei mesi ripeteremo il prelievo del sangue per valutare la variazione della concentrazione del metallo, e se troppo alta intraprenderemo un trattamento farmacologico chelante, anticipato da un trattamento nutrizionale di preparazione dello stato di salute dell’intestino e del fegato,che rappresentano sistemi di detossinazione in grado di gestire nel miglior modo possibile l’eliminazione del mercurio.

Il protocollo nei pazienti con acufene che posseggono amalgama prevede, ovviamente e come da prassi, la visita otorinolaringoiatrica ed audiologica con esecuzione di tutti gli esami audiologici di primo livello, la visita ortodontica ed osteopatica, e qualora il paziente possedesse l’amalgama la prescrizione del prelievo per la concentrazione di mercurio nel corpo o mercuremia attraverso un banalissimo prelievo del sangue. Qualora il valore dovesse risultare alto si procederà ad eseguire un secondo prelievo ematologico definito TEST DI TRASFORMAZIONE LINFOCITARIA O LTT.

Anche questo prelievo si esegue di routine ma richiede l’utilizzo di provette particolari in quanto è un test altamente sensibile e specifico, che ci permette di capire se vi è stato un coinvolgimento linfocitario, e quindi la produzione di Anticorpi, durante la presenza dell’amalgama e dopo l’asportazione di quest’ultima. Questo prelievo verrà eseguito dalla Dr.ssa Luisa Russo patologa clinica del Centro Analisi Biomediche di Taormina sotto nostra indicazione e facente parte del team del protocollo che attueremo. Un altro aspetto fondamentale è l’aspetto nutrizionale che verrà seguito dalla Dr.ssa Maria Teresa D’Agostino biologa-nutrizionista clinica del CSA, la quale dovrà valutare anche l’aspetto di accumulo del mercurio derivante dall’alimentazione (soprattutto per i pazienti delle isole che si alimentano con molto pesce) e dovrà eventualmente prescrive una dieta di preparazione dello stato di salute dell’intestino e del fegato, che sono organi di detossinazione, prima di sottoporre il paziente alla terapia farmacologica chelante.

Recenti studi mostrano che le otturazioni effettuate in amalgama, le quali contengo il 50% di mercurio, rilasciano continuamente piccolissime concentrazioni di tale sostanza, che si accumula nei tessuti del nostro corpo e possono essere causa di intossicazioni cronica.

Il rilascio di vapori di mercurio all’interno del cavo orale è ampiamente dimostrato a livello clinico ed è possibile ottenere, come abbiamo descritto, precise misurazioni di concentrazione nei soggetti portatori di otturazioni in amalgama. Alcuni studi hanno dimostrato concentrazioni basali almeno triple nell’aria respirata e aumenti repentini nell’emissione di mercurio durante la masticazione nei pazienti con otturazioni in amalgama.

È fondamentale sapere che la rimozione delle amalgame deve essere praticata però con estrema cura allo scopo di proteggere la salute del paziente e degli operatori. La rimozione dell’amalgama deve essere quindi effettuata da professionisti altamente preparati, il CSA si avvale della competenza e professionalità della Dr.ssa Cristina Vitale odontoiatria specialista in ortognatodonzia, che mette in atto un protocollo rigido per l’estrazione del metallo, in particolare: isola il campo operatorio con la diga di gomma (protezione delle vie digestive ed aeree). Utilizza la mascherina e la fa indossare al paziente e all’assiste per evitare inalazioni di vapori. Utilizza la doppia aspirazione e abbondantissima irrigazione d’acqua. Mette in atto la profilassi nei giorni precedenti e successivi alla rimozione dell’amalgama. Ma soprattutto mette in atto la massima accuratezza e precisione manuale acquisita in tantissimi anni per evitare che frammenti di amalgama vengano ingeriti o aspirati.

L’Accademia Internazionale di Odontoiatria Biologica afferma, dopo aver condotto numerosissimi studi scientifici pubblicati su riviste mediche nazionali ed internazionali, che il 2,5% della popolazione può sviluppare allergia al mercurio ed altrettanto vero è che il 100% delle persone è più o meno intollerante verso quella che è la sostanza più tossica, diffusa e inquinante presente in natura. L’intossicazione da mercurio non è infatti dose-dipendente e il nostro organismo non ha una soglia di tollerabilità per cui il danno, anche se nascosto, c’è sempre.

il mercurio che evapora dalle otturazioni in amalgama, e che viene assorbito per l’80% attraverso il sangue del circolo polmonare,è in forma metallica non ionizzata, cioè HgO. In questo stato di vapore la sua diffusibilità è altissima. Il passaggio alla forma ionica avviene non nel sangue ma all’interno delle cellule dalle quali è poi difficilissimo ottenere il dissequestro. La quasi totalità del mercurio si deposita nei tessuti nell’arco di minuti e solo il metilmercurio (forma organica presente soprattutto nei pesci) ha un’emivita di circa quindici giorni.

Anche la mancata escrezione nelle urine è indice diagnostico e prognostico negativo perché dimostra l’accumulo tissutale. Quindi i valori di concentrazione di mercurio al di sotto della norma stabilità dall’OMS presenti anche nei pazienti che posseggo numerose amalgama è spiegato da questo meccanismo di assorbimento ed accumulo e non dallo scarso rilascio di metallo da parte dell’amalgama stessa. L’accumulo tissutale viene evidenziato solo attraverso la mobilizzazione del mercurio con sostanze chelanti (EDTA, DMPS, DMSA) che, sole, sono in grado di rendere misurabile il mercurio nel sangue nelle urine poco dopo la loro somministrazione.

Continuando a mantenere in bocca l’amalgama si può incorre in:

  • Malattie Autoimmuni come le artriti, il morbo di Parkinson, Alzheimer, dolori e tremori muscolari, fibromialgia, sindrome da fatica cronica, morbo di Crohn, lupus, diabete.
  • Disordini Neurologici come neuropatie, parestesie, perdita di memoria, emicrania, vertigini.
  • Disturbi dell’Umore come ansia, depressione, insonnia, rabbia incontrollata, confusione.
  • Disfunzioni del Sistema Immunitario e Cancro, tra questi eccessiva sensibilità ai farmaci, eczema e psoriasi, tendenza a sviluppare infezioni, ma sono correlati alle amalgame al mercurio anche alcuni tipi di cancro, come ad esempio la leucemia.
  • Patologie Cardiovascolari come ipertensione, arteriosclerosi, aritmia e tachicardia.
  • Patologia della Digestione come malassorbimento dei minerali e blocco del normale processo enzimatico.
  • Oscillazioni Ormonali tra cui ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto, disordini della prostata e urinari.
  • Disturbi della Fertilità per riduzione della conta spermatica, infertilità, aborti ripetuti, problemi congeniti e disturbi cognitivi nell’età evolutiva.
  • Fastidi in bocca, infatti le amalgame possono generarne alitosi, lichen orale, acidosi orale, dolore e bruciore della lingua e del cavo orale.
  • Disturbi della Vista e dell’UDITO come ACUFENE E PERDITA DI UDITO O IPOACUSIA,infiammazione oculare, miopia, degenerazione maculare, cataratta, astigmatismo, irite, daltonismo e altri disturbi della vista.

L’ultimo passaggio, qualora sia necessario, è quello della terapia chelante a basso dosaggio con farmaci chelanti specifici in modo da andare a prelevare il mercurio all’interno dei tessuti dove va a nascondersi.

Quindi da oggi il CSA metterà in atto una ulteriore accortezza nel trattamento dei pazienti con acufene continuando ad essere impegnato in ambito scientifico per garantire sempre nuovi protocolli in ambito terapeutico e riabilitativo.