Articoli

Acufene

Acufene, un solo sintomo diverse terapie: l’approccio multidisciplinare

Il sintomo acufene è difficile da studiare e dunque da trattare poiché a determinarlo può essere una o più cause. Dunque, per risolvere il disturbo bisogna indagare le singole cause e trattarle contemporaneamente per ottenere risultati soddisfacenti e il miglioramento della qualità della vita del paziente. L’acufene è un sintomo invalidante, che azzera la qualità di vita del paziente che diviene spesso depresso, insonne, irrequieto, con tendenza a non vivere la vita sociale, con tendenza ad isolarsi per ricercare erroneamente il silenzio, con scarsa capacità di concentrazione, con scarsa voglia di vivere la famiglia e l’ambiente lavorativo, con tendenza a gesti irreparabili: il paziente acufenico non vive più!

Proprio perché l’acufene è generato da più cause è necessario che il paziente, per ottenere risultati , si rivolga ad una equipe multidisciplinare.

Il Centro Siciliano Acufene si avvale di una equipe in cui lavorano a stretto contatto l’otorinolaringoiatra, l’audiologo, l’audioprotesista, l’ingegnere biomedico, lo psicoterapeuta, l’ortodontista, l’osteopata,il biologo nutrizionista, il radiologo, il neurochirurgo, il cardiologo, il reumatologo.

Il Csa nasce dieci anni addietro proprio per questo motivo, ossia prendersi carico del paziente acufenico, che verrà seguito a ruota da tutti questi specialisti, dal momento in cui arriva alla nostra osservazione per formulare una diagnosi corretta, senza margine di errore, sino all’indicazione del trattamento mirato per ciascun paziente, ma anche successivamente nel tempo. Non si può trattare l’acufene se non in una equipe multidisciplinare poiché solo l’otorinolaringoiatra potrebbe diagnosticare patologie dell’orecchio e non cranio-mandibolari, nutrizionali, neurochirurgiche, vascolari, cardiologiche, psicologiche etc. Ancora peggio gli audioprotesisti, che possono vendere protesi acustiche, non possono prescrive farmaci o esami diagnostici e quindi non possono trattare l’acufene, tra l’altro l’acufene non si tratta con protesi acustiche. Per essere vincenti bisogna creare una equipe multidisciplinare, i cui medici specialisti lavorino a strettissimo contatto in una unica struttura, senza fare impazzire il paziente facendolo girare nei vari studi medici o ambulatori medici.

L’equipe del Csa lavorando a stretto contatto, dopo aver preso in carico il paziente, studia ogni singolo caso, esegue settimanalmente dei briefing in modo da progettare una diagnostica strumentale corretta ma soprattutto un trattamento mirato per ciascun paziente.

Il paziente che perviene al Csa verrà subito visitato dall’otorinolaringoiatra, dall’audiologo, e dall’audioprotesista, verrà sottoposto ad indagini strumentali di primo livello ossia esame audiometrico tonale e vocale, esame impedenzometrico, prove di funzionalità vestibolare, prove di funzionalità cranio-cervico-mandibolare, otomicroscopia, endoscopica delle alte vie respiratorie, compilazione del THI. Qualora il caso del paziente richiedesse esami audiologici di secondo livello si eseguiranno le otoemissioni acustiche, il potenziale evocato uditivo, il video Head Impulse Test.

Si studieranno i referti di questi esami e se necessario verranno prescritti esami mirati radiologici dell’orecchio e dell’encefalo, delle arterie e dei nervi, con indagini strumentali eseguiti con strumenti all’avanguardia. Qualora durante la visita, dopo aver raccolto la storia del paziente, si evincesse alterazioni del distretto cranio-mandibolare entrano in gioco l’ortodontista, il tecnico ortodontista e l’osteopata. Qualora si scopra che a generare l’acufene è una patologia autoimmunitaria, per esempio la fibromialgia, entra in gioco anche il nostro reumatologo e la nostra nutrizionista clinica. Qualora la causa è cardiologica ci affiancherà il nostro cardiologo e spesso il nostro neurochirurgo di riferimento poiché spesso si riscontrano cause neurovascolari che richiedono il trattamento sinergico di queste figure. Se durante la visita si diagnosticano malattie metaboliche oltre allo specialisti di riferimento in relazione alla patologia diagnosticata entrerà in gioco in maniera importantissima il lavoro della biologa nutrizionista. La psicoterapeuta è la figura cardine del CSA sia in ambito diagnostico ma soprattutto terapeutico affiancando ciascun specialista della equipe nei casi in cui vi è la necessità.

I trattamenti sono molteplici e vengono adeguati alle necessità del singolo paziente.

I protocolli messi in atto dal Csa sono frutto di studi scientifici ultimati o ancora in atto, condivisi con aziende farmaceutiche soprattutto locali, centri radiologici, officine ortodontiche, laboratori di analisi biochimiche scelti per essere eccellenze territoriali. I trattamenti non sono standardizzati dunque, ma variano da caso a caso: sono, come diciamo spesso, vestiti sartoriali cuciti su misura per ciascun paziente. Vi sono tantissimi protocolli farmacologici, trattamenti riabilitativi sonori dal semplice mascheramento alla terapia sonora per eccellenza TRT che bisogna saper eseguire con accuratezza, trattamenti riabilitativi cranio-cervico-mandibolari, trattamenti riabilitativi psicoterapeutici, trattamenti nutrizionali, trattamenti chirurgici qualora la causa responsabile dell’acufene si può risolvere solo con la chirurgia.

Il Csa da oltre dieci anni continua a studiare e a produrre seri protocolli per garantire al paziente soluzioni sempre più innovative, risolutive, non invasive, moderne e all’avanguardia.

Tutto ciò si può fare solo con tanto dispendio di energie, con studio continuo e con tantissimo amore per il proprio lavoro a discapito della propria vita.

Il Csa ha messo nero su bianco parte del percorso fatto in dieci anni nel libro “Acufene, quel maledetto fischio”, e a settembre depositerà un brevetto ortodontico che sarà utile per quei pazienti con acufene e disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare. Tante e numerose sono le novità che pian piano vi faremo conoscere. Oggi l’acufene con costanza e seguendo il giusto percorso diagnostico-terapeutico si può trattare!

Fibromialgia

Fibromialgia e acufene: nuovo protocollo per trattare dolori muscoloscheletrici, disturbi uditivi e vertigini

La fibromialgia, spesso definita sindrome fibromialgica, è una patologia caratterizzata da dolore muscolare cronico e trattandosi di una malattia reumatica provoca un aumento della tensione muscolare di tutti i muscoli del corpo. I dolori sono localizzati solitamente al collo, alle spalle, alla schiena e alle gambe e si accompagnano alla rigidità, alla limitata mobilità e alla sensazione di gonfiore delle articolazioni. La costante tensione muscolare determina la stanchezza cronica caratteristica dei pazienti fibromialgici. Altri sintomi caratteristici della fibromialgia sono i dolori ai tendini, i disturbi del sonno, la cefalea, e i disturbi del tono dell’umore.

La fibromialgia è quindi una malattia cronica complessa definita dall’American College of Rheumatology come «una condizione di dolore cronico diffuso con caratteristici ‘tender points’ (punti dolenti alla pressione) all’esame fisico, spesso associata con una varietà di sintomi o disfunzioni».

Il gruppo italiano di studio sulla fibromialgia ha invece definito questa malattia: «una sindrome da sensibilizzazione centrale, caratterizzata da disfunzione dei neurocircuiti, che coinvolgono la percezione, la trasmissione e la processazione degli stimoli nocicettivi afferenti, con la prevalente manifestazione di dolore a livello dell’apparato locomotore». Il dolore che affligge i pazienti affetti da fibromialgia è cronico e diffuso, non presentando una particolare distribuzione anatomica viene spesso descritto dal paziente come dolore pungente, lancinante o urente ma sempre di “tipo muscolare“. La sintomatologia dolorosa viene accentuata dal freddo, dalla umidità, dallo stress, da periodi di inattività o da sovraccarico funzionale, da ansia o da fattori ormonali. Ad oggi le cause di questa sindrome non sono del tutto chiare e altrettanto incerti i suoi meccanismi. Moltissimi studi scientifici volti a capire le cause della malattia documentano numerose alterazioni dei neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale, cioè di quelle sostanze di fondamentale importanza nella comunicazione tra le cellule nervose.

Le due caratteristiche principali della fibromialgia sono infatti la iperalgesia e la allodinia.

Per iperalgesia si intende la percezione di dolore molto intenso in risposta a stimoli dolorosi lievi, mentre per allodinia si intende la percezione di dolore in risposta a stimoli che normalmente non sono dolorosi. Uno degli effetti della disfunzione dei neurotrasmettitori è la iperattività del Sistema Nervoso Neurovegetativo che comporta un deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare, con insorgenza di dolore, astenia e tensione. Nel 75% dei pazienti affetti da fibromialgia vi è l’astenia, la sensazione di stanchezza cronica, spesso presente maggiormente al risveglio poiché correlata ad un sonno non ristoratore, ad un sonno alterato in termini di qualità e quantità. Le alterazioni del sonno creano un circolo vizioso, in quanto accentuano il dolore e influiscono sull’umore, che a loro volta contribuiscono a disturbare il sonno. Anche le parestesie, sensazione di formicolio e intorpidimento degli arti, sono caratteristici della fibromialgia così come i crampi muscolari, le fascicolazioni, i tremori palpebrali, il rallentamento dei gesti, la difficoltà di concentrazione, la confusione mentale, la difficoltà nello scrivere, nel parlare e nel leggere. Non di raro riscontro è la sindrome algico-disfunzionale dell’articolazione temporo-mandibolare, il dolore si accentua in questo caso con i movimenti della bocca. Oltre ad altre disfunzioni presenti come la Sindrome del colon irritabile, la Sindrome delle gambe senza riposo, disfunzioni interessanti l’apparato genito-urinario, disfunzioni sessuali, disfunzione della sfera affettiva.

Il paziente affetto da fibromialgia riferisce frequentemente  anche vertigine ed acufene.

Caratteristici il senso di instabilità, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono spesso imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio. Poiché la fibromialgia coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari, i pazienti possono presentare nausea e visione sfocata. Gli acufeni, definiti da questi pazienti come fischi o vibrazioni nelle orecchie, rumori che risuonano nella testa, possono essere originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano. I pazienti affetti da fibromialgia presentano la sensazione di orecchio tappato, la presenza di uno o più suoni che si alternano e/o si modificano durante la giornata soprattutto durante la masticazione.

L’acufene è un sintomo invalidante ma nei pazienti con fibromialgia lo diventa ancora di più.

Il rumore continuo e ossessionante, che risuona nella testa, viene amplificato nei pazienti che già presentano alterazioni del tono dell’umore, frequentemente ansiosi e depressi, scarsa capacità di concentrazione, disfunzioni varie e continui stimoli dolorosi che acuiscono l’intensità dell’acufene stesso. I pazienti descrivono anche delle sensazioni di tintinnio, talvolta di prurito e di diminuzione dell’acuità uditiva. Gli acufeni nei pazienti affetti da fibromialgia possono essere originati da spasmi dei muscoli tensori del timpano ma vi sono delle teorie a favore di alterazioni dei meccanismi nella modalità di elaborazione dello stimolo uditivo e del rumore a livello del sistema nervoso centrale,fenomeno analogo a quanto avviene in tali pazienti nel caso della riduzione della soglia di sopportazione del dolore. È interessante capire come la variabile “rumore” possa divenire, nei pazienti affetti da fibromialgia, un elemento ancora più invalidante rispetto ai pazienti che riferiscono acufene ma non affetti da fibromialgia. Tutto ciò è facilmente spiegabile considerando che quasi la totalità dei pazienti fibromialgici presentano disturbi del sonno responsabili della stanchezza e del rafforzamento dei dolori. Una buona gestione dei disturbi del sonno può aiutare a controllare il dolore, ed un buon controllo del dolore può migliorare la qualità del sonno. È ben comprensibile dunque che la variabile “rumore”, intesa sia come rumore ambientale sia come rumore soggettivo o acufene, rappresenti un elemento che disturba ulteriormente il sonno e il riposo. I pazienti con fibromialgia riferiscono, infatti, difficoltà nell’addormentarsi e continui risvegli notturni, la fase profonda del sonno è quindi spesso disturbata. Solitamente la persona al risveglio si sente ancora affaticata come se non avesse dormito.

La ricerca ha evidenziato che l’interruzione della fase profonda del sonno possa alterare importanti funzioni del corpo e la percezione del dolore.

La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della fibromialgia, e il rafforzamento dei dolori. Bisogna soprattutto in questi casi controllare e gestire il più possibile la componente rumorosa, l’acufene per consentire al paziente fibromialgico di curarsi e di non aggravare una condizione già difficile. Fino ad una decina di anni addietro la fibromialgia non veniva diagnosticata e quindi trattata poiché considerata una patologia psicogena e quindi difficilmente curabile. Negli ultimi anni le cose sono radicalmente cambiate sia in ambito diagnostico sia in ambito terapeutico. La diagnosi, può essere formulata sia con i vecchi criteri classificativi del 1990, che richiedono la presenza di dolore muscoloscheletrico diffuso da almeno 3 mesi e la positività di almeno 11 trigger points sui 18 previsti, sia con i più recenti criteri diagnostici, formulati dall’ACR nel 2010, in cui, oltre al dolore cronico diffuso, viene attribuita maggiore importanza ai sintomi extra-scheletrici. Oggi la fibromialgia si può curare grazie alla scoperta dei meccanismi responsabili della malattia, si possono infatti utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit riscontrati, in particolare il deficit di serotonina.

Il programma terapeutico non può però tenere in considerazione solo il sintomo cardine, ossia il dolore muscolo-scheletrico, poiché nella maggior parte dei casi i sintomi extrascheletrici come l’alterazione del sonno e l’astenia possono rappresentare, più del dolore, la causa del peggioramento della qualità della vita.

Spesso dunque vengono prescritti sedativi-ipnotici, ansiolitici e antidepressivi. Molti antidepressivi inducono acufene e le benzodiazepine inducono farmacodipendenza fisica e psicologica oltre a manifestazioni di astinenza successive alla sospensione del farmaco che aggravano l’acufene. L’uso di questi farmaci dovrebbe dunque essere limitato nel tempo in quanto rallentano la plasticità cerebrale e quindi l’adattamento alla percezione dell’acufene. Il Centro Siciliano Acufene ha avviato una collaborazione con medici reumatologi autorevoli al fine di programmare una terapia farmacologica integrata efficace che non determini effetti collaterali come gli antidepressivi o i sedativi-ipnotici. A tal proposito il Csa propone un approccio terapeutico combinato ai problemi “mente-corpo”, ossia una terapia farmacologia associata ad una psicoterapia e ad un adeguato esercizio fisico per ottenere un effetto sinergico.

Il CSA è una realtà multidisciplinare per la diagnosi, la riabilitazione e il trattamento dell’acufene, e nel caso dei pazienti affetti da fibromialgia con dolori muscoloscheletrici, ansia, insonnia che presentano anche acufene ha messo in atto un protocollo terapeutico che prevede un approccio psicoterapeutico.

In particolare fa ricorso alla terapia cognitivo-comportamentale considerata la base del trattamento del dolore, dello stress e dell’acufene. Gli interventi della terapia cognitivo-comportamentale, brillantemente eseguita dalla nostra psicoterapeuta, comprendono il training cognitivo di adattamento alla malattia ( tecniche di rilassamento, tecniche di risoluzione dei problemi, etc), tecniche comportamentali di adattamento,strategie per la promozione del supporto sociale, l’aiuto ai pazienti ad apprendere e a monitorare l’interazione tra pensieri, sintomi, sentimenti.

In associazione alla terapia cognitivo-comportamentale, il Csa prevede sinergicamente dei trattamenti osteopatici miorilassanti, atti ad eliminare le contratture muscolari e una terapia farmacologica.

Grazie alla collaborazione con una azienda farmaceutica locale impegnata nella ricerca scientifica il protocollo del Csa prevede la prescrizione di un medicamento composto da Passiflora incarnata L., Avena sativa L.,Crataegus oxyacantha L., Griffonia simplicifolia (DC) baill.,Vit B12, Vit.B6, Vit.B5, Zinco. Tale medicamento si è mostrato utile a facilitare il rilassamento in caso di stress fisico e mentale, a contribuire a ridurre i distrurbi dell’umore, ma la cosa più importante è che si è dimostrato utilissimo a diminuire l’insonnia con conseguenze sul controllo del sintomo acufene. Anche nel caso di pazienti che riferiscono acufene affetti da fibromialgia il CSA ha mostrato particolare interesse e sensibilità intraprendendo collaborazioni multispecialistiche e scientifiche impiegando energie per cercare soluzioni, scoprire e mettere in campo nuove soluzioni, incidendo positivamente sullo stato di questa malattia e per migliorare la qualità della vita dei pazienti fibromialgici che prevengono alla nostra osservazione per acufene e/o vertigini.

Amalgama dentaria mercurio

Acufene di origine tossica: amalgama dentaria e intossicazione cronica

Il mercurio è l’unico metallo comune che è liquido a temperature ordinaria. Esso è qualche volta chiamato argento rapido. È un metallo liquido pesante, di colore bianco-argenteo. È un conduttore di calore piuttosto povero se confrontato con altri metalli ma è un buon conduttore di elettricità. Si unisce facilmente in leghe con molti metalli, come oro, argento e stagno. Queste leghe sono denominate amalgami.

Il metallo mercurio ha molti usi. Grazie alla sua elevata densità è usato in barometri e manometri. È estesamente usato in termometri, grazie al suo alto tasso di espansione termica che è abbastanza costante in un’ampia fascia di temperature. La sua facilità nell’amalgamarsi con l’oro è sfruttata nel recupero di oro dai suoi minerali. Il mercurio è usato anche in certi ingranaggi elettrici, come gli interruttori ed i raddrizzatori, che devono essere affidabili, e per la catalisi industriale. Molto meno mercurio è oggi usato nelle batterie per l’illuminazione fluorescente, ma non è stato ancora interamente eliminato.

I composti del mercurio sono utilizzati come insetticida, veleno per i topi, disinfettate, unguenti per la pelle (ossido di mercurio), come catalizzatore in chimica organica (solfato di mercurio). Si trova libero in natura soprattutto nelle miniere del cinabro dell’Italia e della Spagna. Nell’ambiente può essere trovato in forma metallica, sotto forma di sali di mercurio o in composti organici del mercurio.

Entra nell’ambiente come risultato della naturale rottura dei minerali in rocce e del terreno attraverso esposizione a vento e ad acqua. La concentrazione di mercurio nell’ambiente oggi sta aumentando per l’attività umana che scarica il mercurio nell’aria attraverso il combustibile fossile, l’estrazione mineraria, la fusione e la combustione dei rifiuti solidi. Alcune forme di attività umana scaricano mercurio direttamente nel terreno o nell’acqua, per esempio l’applicazione dei fertilizzanti agricoli e lo scarico di acque reflue industriali. Tutto il mercurio che è liberato nell’ambiente finisce nel terreno o nelle acque superficiali e può diffondersi negli alimenti, in quanto disperso, all’interno del ciclo alimentare, da organismi più piccoli che sono consumati dagli esseri umani, per esempio attraverso i pesci.

La concentrazione di mercurio nei pesci solitamente supera notevolmente la concentrazione nell’acqua in cui vivono. Anche i prodotti di allevamento del bestiame possono contenere elevate quantità di mercurio. Il mercurio non è solitamente trovato nei prodotti vegetali, ma può entrare nell’organismo attraverso le verdure ed altri raccolti, quando in agricoltura vengono spruzzati prodotti contenenti mercurio.

Il mercurio metallico è usato in diversi prodotti domestici, quali barometri, termometri e lampadine fluorescenti, ma in questi dispositivi è intrappolato e solitamente non causa alcuni problemi di salute. Se un termometro si dovesse rompere si è soggetti ad un’esposizione significativamente alta al metallo attraverso la respirazione per un breve periodo di tempo mentre si vaporizza e ció può avere effetti nocivi all’organismo.

L’amalgama dentale o amalgama d’argento è un materiale composito a matrice metallica usato in odontoiatria conservativa per otturazioni e ricostruzioni dirette. Gli elementi presenti nella sua composizione sono mercurio (45-50%) argento (22-32%), stagno (11-14%), rame (6-9%), zinco (2%). Nel linguaggio comune le otturazioni ottenute con questo materiale venivano frequentemente chiamate piombature, nonostante la totale assenza di piombo.

Rimasto per molto tempo il materiale più utilizzato in odontoiatria restaurativa, negli ultimi decenni il suo uso è andato gradualmente declinando principalmente per ragioni estetiche, per la disponibilità di materiali alternativi, per l’inquinamento ambientale, e per alcuni timori legati a possibili problemi per la salute del paziente.

L’amalgama dentale, ossia l’otturazione di vecchia concezione in “metallo”, è uno dei temi più controversi in odontoiatria. Nella comunità scientifica ci sono due schieramenti relativi all’amalgama; entrambi, sia gli oppositori che i sostenitori, concordano sui seguenti punti:

  • il mercurio è tossico;
  • il mercurio è rilasciato dalle otturazioni dentali di amalgama;
  • la quantità di mercurio rilasciato è solo molto piccola, ma costante;

La controversia sta nel capire se la quantità di mercurio rilasciata dall’amalgama è così piccola che non può essere clinicamente significativa oppure se è sufficiente in alcuni casi a produrre sintomi.

Noi del CSA abbiamo già osservato alcuni pazienti acufenici ed ipoacusici che presentavano amalgama, abbiano prescritto loro un prelievo ematico per la concentrazione di mercurio nel sangue, prima della rimozione della amalgama, e lo ripeteremo dopo sei mesi dalla rimozione di quest’ultima.

Tutto ciò perché ci siamo confrontati tra noi specialisti del CSA e dopo aver valutato tutti gli studi scientifici nazionali ed internazionali, molti dei quali evidenziano la correlazione tossica tra mercurio e acufene o ipoacusia, riteniamo indispensabile studiare la eventuale correlazione, progettare un protocollo per titolare in maniera precisa la concentrazione di mercurio nel corpo e provvedere comunque alla rimozione della amalgama nei pazienti acufenici. Dopo sei mesi ripeteremo il prelievo del sangue per valutare la variazione della concentrazione del metallo, e se troppo alta intraprenderemo un trattamento farmacologico chelante, anticipato da un trattamento nutrizionale di preparazione dello stato di salute dell’intestino e del fegato,che rappresentano sistemi di detossinazione in grado di gestire nel miglior modo possibile l’eliminazione del mercurio.

Il protocollo nei pazienti con acufene che posseggono amalgama prevede, ovviamente e come da prassi, la visita otorinolaringoiatrica ed audiologica con esecuzione di tutti gli esami audiologici di primo livello, la visita ortodontica ed osteopatica, e qualora il paziente possedesse l’amalgama la prescrizione del prelievo per la concentrazione di mercurio nel corpo o mercuremia attraverso un banalissimo prelievo del sangue. Qualora il valore dovesse risultare alto si procederà ad eseguire un secondo prelievo ematologico definito TEST DI TRASFORMAZIONE LINFOCITARIA O LTT.

Anche questo prelievo si esegue di routine ma richiede l’utilizzo di provette particolari in quanto è un test altamente sensibile e specifico, che ci permette di capire se vi è stato un coinvolgimento linfocitario, e quindi la produzione di Anticorpi, durante la presenza dell’amalgama e dopo l’asportazione di quest’ultima. Questo prelievo verrà eseguito dalla Dr.ssa Luisa Russo patologa clinica del Centro Analisi Biomediche di Taormina sotto nostra indicazione e facente parte del team del protocollo che attueremo. Un altro aspetto fondamentale è l’aspetto nutrizionale che verrà seguito dalla Dr.ssa Maria Teresa D’Agostino biologa-nutrizionista clinica del CSA, la quale dovrà valutare anche l’aspetto di accumulo del mercurio derivante dall’alimentazione (soprattutto per i pazienti delle isole che si alimentano con molto pesce) e dovrà eventualmente prescrive una dieta di preparazione dello stato di salute dell’intestino e del fegato, che sono organi di detossinazione, prima di sottoporre il paziente alla terapia farmacologica chelante.

Recenti studi mostrano che le otturazioni effettuate in amalgama, le quali contengo il 50% di mercurio, rilasciano continuamente piccolissime concentrazioni di tale sostanza, che si accumula nei tessuti del nostro corpo e possono essere causa di intossicazioni cronica.

Il rilascio di vapori di mercurio all’interno del cavo orale è ampiamente dimostrato a livello clinico ed è possibile ottenere, come abbiamo descritto, precise misurazioni di concentrazione nei soggetti portatori di otturazioni in amalgama. Alcuni studi hanno dimostrato concentrazioni basali almeno triple nell’aria respirata e aumenti repentini nell’emissione di mercurio durante la masticazione nei pazienti con otturazioni in amalgama.

È fondamentale sapere che la rimozione delle amalgame deve essere praticata però con estrema cura allo scopo di proteggere la salute del paziente e degli operatori. La rimozione dell’amalgama deve essere quindi effettuata da professionisti altamente preparati, il CSA si avvale della competenza e professionalità della Dr.ssa Cristina Vitale odontoiatria specialista in ortognatodonzia, che mette in atto un protocollo rigido per l’estrazione del metallo, in particolare: isola il campo operatorio con la diga di gomma (protezione delle vie digestive ed aeree). Utilizza la mascherina e la fa indossare al paziente e all’assiste per evitare inalazioni di vapori. Utilizza la doppia aspirazione e abbondantissima irrigazione d’acqua. Mette in atto la profilassi nei giorni precedenti e successivi alla rimozione dell’amalgama. Ma soprattutto mette in atto la massima accuratezza e precisione manuale acquisita in tantissimi anni per evitare che frammenti di amalgama vengano ingeriti o aspirati.

L’Accademia Internazionale di Odontoiatria Biologica afferma, dopo aver condotto numerosissimi studi scientifici pubblicati su riviste mediche nazionali ed internazionali, che il 2,5% della popolazione può sviluppare allergia al mercurio ed altrettanto vero è che il 100% delle persone è più o meno intollerante verso quella che è la sostanza più tossica, diffusa e inquinante presente in natura. L’intossicazione da mercurio non è infatti dose-dipendente e il nostro organismo non ha una soglia di tollerabilità per cui il danno, anche se nascosto, c’è sempre.

il mercurio che evapora dalle otturazioni in amalgama, e che viene assorbito per l’80% attraverso il sangue del circolo polmonare,è in forma metallica non ionizzata, cioè HgO. In questo stato di vapore la sua diffusibilità è altissima. Il passaggio alla forma ionica avviene non nel sangue ma all’interno delle cellule dalle quali è poi difficilissimo ottenere il dissequestro. La quasi totalità del mercurio si deposita nei tessuti nell’arco di minuti e solo il metilmercurio (forma organica presente soprattutto nei pesci) ha un’emivita di circa quindici giorni.

Anche la mancata escrezione nelle urine è indice diagnostico e prognostico negativo perché dimostra l’accumulo tissutale. Quindi i valori di concentrazione di mercurio al di sotto della norma stabilità dall’OMS presenti anche nei pazienti che posseggo numerose amalgama è spiegato da questo meccanismo di assorbimento ed accumulo e non dallo scarso rilascio di metallo da parte dell’amalgama stessa. L’accumulo tissutale viene evidenziato solo attraverso la mobilizzazione del mercurio con sostanze chelanti (EDTA, DMPS, DMSA) che, sole, sono in grado di rendere misurabile il mercurio nel sangue nelle urine poco dopo la loro somministrazione.

Continuando a mantenere in bocca l’amalgama si può incorre in:

  • Malattie Autoimmuni come le artriti, il morbo di Parkinson, Alzheimer, dolori e tremori muscolari, fibromialgia, sindrome da fatica cronica, morbo di Crohn, lupus, diabete.
  • Disordini Neurologici come neuropatie, parestesie, perdita di memoria, emicrania, vertigini.
  • Disturbi dell’Umore come ansia, depressione, insonnia, rabbia incontrollata, confusione.
  • Disfunzioni del Sistema Immunitario e Cancro, tra questi eccessiva sensibilità ai farmaci, eczema e psoriasi, tendenza a sviluppare infezioni, ma sono correlati alle amalgame al mercurio anche alcuni tipi di cancro, come ad esempio la leucemia.
  • Patologie Cardiovascolari come ipertensione, arteriosclerosi, aritmia e tachicardia.
  • Patologia della Digestione come malassorbimento dei minerali e blocco del normale processo enzimatico.
  • Oscillazioni Ormonali tra cui ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto, disordini della prostata e urinari.
  • Disturbi della Fertilità per riduzione della conta spermatica, infertilità, aborti ripetuti, problemi congeniti e disturbi cognitivi nell’età evolutiva.
  • Fastidi in bocca, infatti le amalgame possono generarne alitosi, lichen orale, acidosi orale, dolore e bruciore della lingua e del cavo orale.
  • Disturbi della Vista e dell’UDITO come ACUFENE E PERDITA DI UDITO O IPOACUSIA,infiammazione oculare, miopia, degenerazione maculare, cataratta, astigmatismo, irite, daltonismo e altri disturbi della vista.

L’ultimo passaggio, qualora sia necessario, è quello della terapia chelante a basso dosaggio con farmaci chelanti specifici in modo da andare a prelevare il mercurio all’interno dei tessuti dove va a nascondersi.

Quindi da oggi il CSA metterà in atto una ulteriore accortezza nel trattamento dei pazienti con acufene continuando ad essere impegnato in ambito scientifico per garantire sempre nuovi protocolli in ambito terapeutico e riabilitativo.

Csa Acufene quel maledetto fischio

“Acufene, quel maledetto fischio”: la presentazione del libro della dr.ssa Daria Caminiti

Sabato 23 febbraio alle 17,30, presso Palazzo Duchi di Santo Stefano di Taormina, la dr.ssa Daria Caminiti, responsabile del progetto del Centro Siciliano per la Diagnosi, Terapia e Riabilitazione dell’Acufene (Csa), presenterà il volume “Acufene, quel maledetto fischio. Le nuove frontiere per la diagnosi, la terapia e la riabilitazione” (2019 Maurfix editore).

L’evento è organizzato dalla Maurfix e promosso dal Centro Siciliano Acufene. Alla presentazione, oltre alla responsabile del progetto la dr.ssa Daria Caminiti, parteciperanno gli altri specialisti dell’equipe del Csa che hanno contribuito alla redazione del volume: la dr.ssa Cristina Vitale, specialista in ortognatodonzia; la dr.ssa Maria Teresa D’Agostino, biologa nutrizionista; il dr. Gianluca Barca, osteopata; la dr.ssa Milena Samperi, psicologa. Interverranno, inoltre, il dr. Francesco Fiumara e la dr.ssa Barbara Valenti, esperti in radiodiagnostica, che hanno offerto il loro prezioso contributo nella trattazione delle metodiche neurologiche per la valutazione dell’acufene.

Saranno presenti anche gli sponsor che hanno consentito la realizzazione del progetto editoriale: Lofarma (www.lofarma.it), ALK-Abellò (www.alk.it), New Penta (www.pentadiet.it), Modica Ortodonzia (www.modicaortodonzia.it), Nuova Farmaceutica (www.nuovafarmaceutica.com), Centro Analisi Biomediche di Taormina della dr.ssa Luisa Russo (www.centroanalisibiomediche.it).

Il Csa dal 2010 lavora per migliorare la qualità della vita di chi soffre di questa patologia invalidante diventando un centro di riferimento per i pazienti acufenici del Sud Italia. Da questa esperienza è nato il volume “Acufene, quel maledetto fischio”, che presenta mediante un approccio multidisciplinare le cause, la diagnosi e il trattamento del tinnitus. «In questi anni – racconta la dr.ssa Daria Caminiti, responsabile del progetto – abbiamo visitato e trattato centinaia di persone, abbiamo risolto casi difficili, ed ottenuto spesso risultati eccellenti. Abbiamo condiviso paure e sofferenze dei pazienti, abbiamo lavorato duramente per trovare le terapie più idonee al singolo caso, abbiamo gioito insieme per gli esiti soddisfacenti. Nel libro presentiamo vari percorsi terapeutico-riabilitatiti che abbiamo messo a punto in questi anni».

Durante la serata, la dr.ssa Daria Caminiti, consegnerà alcune copie destinate alla biblioteca comunale alla prof.ssa Francesca Gullotta, Assessore Servizi sociali, Istruzione e Cultura del Comune di Taormina e omaggerà i presenti di una copia del libro.

Locandina presentazione libro

Risultati e Casistiche ottenute dal CSA Centro Siciliano Acufene nell’anno 2018

Il CSA ossia Centro Siciliano Acufene  diventa sempre più una solida realtà sul territorio per la cura e la riabilitazione dell’acufene. Nel CSA vi sono professionisti che dal 2010 operano in questo settore e da oltre  otto anni ormai si impegnano a  migliorare la qualità di vita dei pazienti acufenici provenienti non solo da tutte le provincie siciliane ma anche dalle più vicine regioni dell’Italia Meridionale in particolare dalla Calabria, dalla Puglia e dal Molise.

Nell’ultimo anno,2018, sono stati visitati e trattati dalla equipe 203 pazienti, un numero nettamente  superiore rispetto al 2017, oltre a continuare a seguire i circa 350 pazienti trattati durante gli anni 2016 e 2017 che si sono sottoposti  regolarmente ai followup programmati.

Alcuni di questi pazienti sono stati trattati con sistemi sonori digitali, altri sono stati inviati in centri di eccellenza di otoneurochirurgia per il trattamento di patologie ,quali neurinoma dell’acustico, deiscenza del canale semicircolare superiore, patologie congenite o acquisite neuro- vascolari come il conflitto neurovascolare interessante il nervo acustico, etc, patologie molto spesso diagnosticate solo dalla nostra equipe, molti altri sono stati trattati con presidi riabilitativi per disfunzioni articolo-mandibolari e craniali progettati da collaboratori del settore, osteopati ed ortodontisti facenti parti della equipe. A tal proposito vorremmo evidenziare l’aumento di formulazione di diagnosi di casi di neurinomi del nervo acustico soprattutto in pazienti di giovane età e di conflitti neuro-vascolari, e per tale motivo il Centro Siciliano Acufene ha iniziato uno studio sul territorio riguardante le onde elettromagnetiche, partendo dal censimento di ripetitori ed antenne di telefonia mobile per procedere con lo studio elettrofisico delle stesse e i relativi effetti fisiopatologici che avvengono a livello otologico e cerebrale.

Altri pazienti  sono stati trattati con diversi e specifici protocolli farmacologici o sottoposti a interventi ambulatoriali per patologie comuni e frequenti  dell’orecchio, pochissimi  sono ancora in fase di studio.  A tal proposito evidenziamo che il CSA è costantemente impegnato nell’ambito della ricerca scientifica, uno degli ultimi  studi portati avanti dai professionisti del centro riguarda  gli effetti  di un nucleotide dell’acido ribonucleico, o RNA cellulare, a livello delle sinapsi neuronali, in particolare a livello della  plasticità neuronale e quindi sul sintomo acufene.

Il CSA a oggi vanta un’ampia casistica di pazienti trattati con successo, la casistica di provenienza dei pazienti è la seguente:

Grafico CSA

L’analisi degli ultimi dati statistici rileva che nella popolazione priva di difetti uditivi un soggetto su dieci soffre di acufene mentre nella popolazione con ipoacusia ne soffre più del 50%. Di questi oltre il 20% richiede l’assistenza dello specialista otorinolaringoiatra, più dell’8% riferisce disabilità e il 5% grave handicap. Questo disturbo, apparentemente banale, tende a creare un vero e proprio stato invalidante, poiché coinvolge la sfera emotiva e psichica del paziente, la sua vita di relazione, il livello d’attenzione, il ritmo sonno-veglia, le attitudini socio-lavorative, inducendo o potenziando stati ansioso-depressivi. Consapevoli della complessità di tale disturbo e della grave carenza di strutture sanitarie e del personale medico altamente specializzato e indirizzato allo studio e alla cura dell’acufene, il CSA  in tutti questi anni è riuscito a creare un centro di riferimento non solo per i malati ma garantisce la promozione di azioni per correggere i comportamenti della famiglia e della società che circonda il paziente con grave disagio al fine di evitare un ulteriore aggravamento dei sintomi e l’ulteriore isolamento dell’ammalato.

“Il corpo non può essere considerato a pezzi”, per diagnosticare la causa che determina il sintomo acufene il paziente deve essere valutato e visitato nella sua totalità, il CSA ribadisce tale concetto e si avvale a tal proposito dell’aiuto altamente specializzato di professionisti nei vari settori. Il paziente che arriva al Centro Siciliano Acufene o CSA viene sottoposto a visita specialistica otorinolaringoiatrica e ad esami diagnostici audiologici di primo livello eseguiti  dall’audiologo e dall’audioprotesista, contestualmente viene sottoposto a test di valutazione dell’apparato vestibolare e dell’assetto cranio-cervico-mandibolare dai nostri professionisti osteopata e ortognatodontista. Qualora il caso del singolo paziente richieda un approfondimento diagnostico, per arrivare a formulare una diagnosi, il paziente verrà sottoposto ad indagini strumentali audiologici di secondo livello, a valutazione clinico-metabolica da parte della nostra biologa nutrizionista, e ad indagini strumentali radiologici specifici e altamente mirati per lo studio dell’orecchio. Alcuni casi richiedono anche l’intervento e la valutazione del paziente da parte di neurologi, neurochirurghi, angiologi, cardiologi e di altre figure professionali impegnati in diversi tipi di riabilitazione affinché il paziente possa conoscere, in tempi rapidi, la causa del suo sintomo e il relativo percorso terapeutico per migliorare la propria qualità di vita evitando il disagio di specialisti impossibilitati a comunicare tra loro. Il CSA ha inoltre individuato sul territorio  centri diagnostici radiologici e laboratori di ortodonzia di riferimento, altamente all’avanguardia, e impegnati costantemente nello studio dell’acufene, con i quali collabora, in modo da formulare esatte e precise diagnosi, senza margine di errore, e in modo da mettere  a punto e progettare  presidi riabilitativi ortodontici innovativi.

Il CSA  per  la Diagnosi, Terapia e Riabilitazione dell’Acufene,  è quindi costantemente impegnato  anche ambito scientifico e progettuale, affiancando con la propria esperienza anche le più grandi aziende leader nel settore della riabilitazione sonora, è in grado infatti  di personalizzare gli  innovativi protocolli riabilitativi sonori che la tecnologia ci mette a disposizione, rivolti a modificare attivamente la “reazione” del soggetto alla presenza dell’acufene e a ridurre l’intensità del disturbo aumentandone la tollerabilità anche mediante gli ausili digitali. Ricordiamo che la terapia più accreditata per il trattamento e la riabilitazione dell’acufene nei pazienti la cui causa risiede nell’orecchio è la TRT o O TINNITUS RETRAING THERAPY , nonostante esistano altre terapie quali la sonoroterapia, la terapia laser, etc. La TRT è una terapia riabilitativa che prevede un percorso che il paziente deve effettuare accompagnato, seguito e supportato dai professionisti del centro, e si esegue mediate l’utilizzo  di sistemi  digitali combinati, capaci d’intervenire nella risoluzione tanto della perdita uditiva, migliorando le performance dell’ipoacusico, quanto sul paziente acufenico, per il quale l’obiettivo clinico ed audioprotesico da cogliere consiste nel determinare un miglioramento sostanziale del livello qualitativo della vita del soggetto utilizzatore.

Quindi le terapie  per il trattamento e la riabilitazione dell’acufene sono diverse e molteplici ossia: farmacologiche somministrando diversi protocolli in relazione alla causa da trattare; riabilitative sonore; riabilitative psicoterapeutiche mediante il counseling ;  riabilitative cranio-cervico-mandibolare nei pazienti con disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare; nutrizionali nei pazienti acufenici in presenza di alterazioni metaboliche;  chirurgiche nei casi in cui la patologia responsabile dell’acufene è risolvibile solo con la chirurgia dell’orecchio e dell’encefalo, per esempio nel caso dei neurinomi.

Nel selezionare un programma terapeutico per i pazienti è cruciale comprendere le esperienze e le emozioni che i pazienti provano riguardo l’acufene e il modo in cui questo influenza la loro vita, e ovviamente la formulazione della diagnosi. Il programma terapeutico va quindi individualizzato per le esigenze e le cause del singolo paziente e spesso è particolarmente utile abbinare metodi riabilitativi diversi e supporti farmacologici nei casi in cui vi sia una precisa indicazione.

Ogni malattia, così come gli acufeni, oggi può essere correttamente trattata da medici altamente specializzati e da equipe che si avvalgono di approcci multiterapeutici offrendo qualificato supporto ai pazienti acufenici troppo spesso lasciati a se stessi con il falso messaggio che il loro problema non abbia una soluzione.