Disodontiasi: come un dente del giudizio può provocare acufene
La disodontiasi è una condizione spesso sottovalutata, ma può avere conseguenze significative non solo a livello odontoiatrico, bensì anche sull’equilibrio dell’intero distretto cranio-cervico-mandibolare e sull’apparato uditivo. In particolare, alcuni pazienti sviluppano acufene, ovvero la percezione di un suono o ronzio persistente nelle orecchie, senza una reale sorgente esterna. Comprendere il legame tra disodontiasi e acufene è fondamentale per affrontare correttamente i sintomi e migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Che cos’è la disodontiasi
Con il termine disodontiasi si indica un’anomalia nella crescita o nell’eruzione dei denti, in particolare degli ottavi: i cosiddetti denti del giudizio. Si tratta di una condizione frequente, che può manifestarsi con dolore, gonfiore, difficoltà nella masticazione e tensione mandibolare. Tuttavia, ciò che molti ignorano è che un dente del giudizio mal posizionato o incluso può anche contribuire all’insorgenza di sintomi otorinolaringoiatrici, come acufene e ovattamento auricolare.
Il caso clinico: acufene causato da disodontiasi
Una giovane paziente si è presentata lamentando acufene persistente e senso di ovattamento auricolare. Nonostante precedenti interventi di settoturbinoplastica, continuava a manifestare ipertrofia dei turbinati inferiori e disfunzione della Tuba di Eustachio, aggravando la percezione del rumore auricolare. Durante la visita specialistica e dopo approfonditi esami audiologici, vestibolari, endoscopici e metabolici, ho deciso di estendere le indagini anche al distretto cranio-cervico-mandibolare. La valutazione radiologica ha evidenziato una disodontiasi dell’VIII dente dell’arcata superiore sinistra, associata a disfunzione dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM). La paziente riferiva dolore auricolare durante la masticazione, tensione facciale e fastidi all’orecchio soprattutto durante i pasti. Il dente del giudizio incluso esercitava una pressione sui nervi adiacenti, generando una sintomatologia complessa che coinvolgeva anche l’orecchio medio.

Il legame anatomico tra ATM e orecchio
La connessione tra mandibola e orecchio medio è strettissima. L’articolazione temporo-mandibolare è situata a pochi millimetri dall’orecchio interno, dove si trovano le strutture responsabili dell’equilibrio e della percezione uditiva. Quando un dente del giudizio cresce in posizione anomala o resta parzialmente incluso, può alterare l’allineamento mandibolare, generando una tensione muscolare cronica e un’infiammazione dell’ATM. Queste alterazioni si trasmettono alle strutture uditive, causando una sensazione di pressione, rumori o fischi. Se l’acufene è causato da un dente del giudizio problematico può comparire insieme ad altri sintomi:
- Dolore localizzato vicino all’orecchio o alla mandibola;
- Sensazione di pressione dietro l’orecchio;
- Mal di testa frequente, tensione cervicale e rigidità muscolare;
- Difficoltà di apertura della bocca o dolore durante la masticazione;
- Vertigini e nausea in casi più gravi.
Diagnosi differenziale: l’importanza di un approccio multidisciplinare
L’acufene non è una malattia, ma un sintomo multifattoriale. Prima di attribuirlo a una causa dentale, è necessario escludere problematiche otologiche (come otiti croniche o ipoacusia), patologie neurologiche o disfunzioni vascolari. Nel caso descritto, solo una diagnosi globale e integrata ha permesso di individuare la disodontiasi come origine del disturbo. Il percorso diagnostico ha incluso: esami audiometrici e impedenzometrici; valutazione endoscopica delle alte vie respiratorie; studio radiologico della mandibola e dell’ATM (TC mirata); analisi immunologiche e metaboliche; valutazione posturale e osteopatica. Questo approccio consente di evitare trattamenti sintomatici inefficaci e di agire direttamente sulla causa reale del disturbo.
Terapia e riabilitazione: dalla chirurgia alla rieducazione funzionale
Una volta individuata la disodontiasi dell’VIII dente, la paziente è stata indirizzata a un chirurgo maxillo-facciale per l’estrazione del dente ritenuto. Molti studi clinici e osservazioni in ambito otorinolaringoiatrico confermano che, dopo l’eliminazione del focus irritativo rappresentato dal dente incluso, l’acufene tende a regredire spontaneamente o a ridursi in modo significativo.
Successivamente, è stato pianificato un percorso di riabilitazione osteopatica e ortodontica con il supporto di un osteopata e di uno gnatologo, finalizzato a ripristinare il corretto equilibrio dell’ATM e della muscolatura mandibolare. Parallelamente, per migliorare la disfunzione tubarica e la respirazione nasale, la paziente si sottoporrà a decongestione del turbinato inferiore con Laser a Luce Blu, una tecnologia innovativa e minimamente invasiva che consente di ridurre l’edema e ripristinare la ventilazione dell’orecchio medio.
Curare l’acufene è possibile, basta partire dalla diagnosi giusta! Il caso clinico dimostra come la disodontiasi possa rappresentare una causa nascosta di acufene e altri disturbi auricolari. La vicinanza anatomica tra l’articolazione temporo-mandibolare e l’orecchio rende indispensabile un’analisi accurata e una collaborazione tra specialisti. Riconoscere e trattare tempestivamente la causa consente di prevenire cronicizzazioni, ridurre l’infiammazione e migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti.
Se soffri di acufene, ovattamento auricolare o tensione mandibolare, prenota una visita presso il Centro Siciliano Acufene: insieme individueremo la causa e il percorso terapeutico più adatto a te.


