L’acufene è uno dei disturbi dell’udito più diffusi. Eppure ancora non si sa esattamente da che cosa sia provocato. Probabilmente ne avete sentito parlare come di un “fischio all’orecchio”, ma in realtà è una condizione complessa, che si manifesta in modi diversi da persona a persona, motivo per il quale è difficile trovare una cura definitiva e univoca per tutti i pazienti.
Che cos’è la TRT
Per combattere questi “rumori fantasma” molto fastidiosi e a volte invalidanti si può ricorrere alla TRT o Tinnitus Retraining Therapy, una delle terapie utilizzate per la riabilitazione dell’acufene.
La terapia del suono consiste in una stimolazione acustica eseguita con l’ausilio di generatori di suoni ambientali, personali, amplificatori protesici, i quali determinano un mascheramento totale o parziale dell’acufene. La stimolazione acustica, sfruttando la plasticità neuronale, attiva dei meccanismi di rimodellamento delle vie uditive che si traduce in allenamento e abitudine all’acufene da parte del paziente con possibile miglioramento della qualità di vita.
Il caso clinico
Un nostro paziente, un ottantenne molto attivo nella società, era da molti mesi sofferente a causa di un acufene intenso, che aumentava con il passare del tempo.
Il paziente, dopo essere stato visitato e dopo averlo sottoposto ad una serie di indagini strumentali, è venuto a visita per sottoporci i referti degli esami radiologici richiesti e per discutere nella sua completezza del quadro clinico a cui siamo arrivati. Il nostro paziente presentava una ipoacusia neurosensoriale bilaterale di entità modesta con alterazione della discriminazione verbale, una alterazione cranio-mandibolare ma nel caso in questione non trattabile per l’età, alterazioni alle prove di funzionalità vestibolare non riuscendo a mantenere la postura corretta, associate alle solite patologie metaboliche legate all’età motivo per il quale certi protocolli farmacologici non erano indicati per il suo caso, ed infine, cosa più importante presentava anche diverse aree di ischemia cerebrale.
A questo punto visto lo stato d’animo del nostro paziente, visto il risultato del THI (Tinnitus Handicap Inventory, questionario sull’impatto dell’acufene) somministrato dalla psicoterapeuta, pari a 72 su 100, quindi con una componente emotiva ed ansiosa accentuata, visto il quadro cerebro-vascolare e l’impossibilità di somministrare determinati farmaci, data anche la modesta ipoacusia presente, l’equipe del Csa ha indicato come terapia mirata per questo paziente la TRT. Al termine del trattamento il paziente ha riferito un miglioramento della qualità della vita.
Come si svolge la TRT
La TRT si esegue in equipe multidisciplinare e con sistema digitale combinato all’interno di un protocollo che prevede un calendario di incontri ben stabiliti.
Quindi non si abbandona il paziente a se stesso, ma durante questi incontri si ricavano – tramite un software – tutte le informazioni utili sul paziente. Dai dati che si ricavano dal dispositivo (quante ore il paziente ha indossato il sistema digitale durante la giornata, in quale ambiente ha utilizzato il dispositivo se maggiormente al chiuso o all’aperto) e da ciò che racconta il paziente riguardante la sua vita reale con il dispositivo digitale, ossia la sua esperienza, volta per volta si calibra il dispositivo.
Il sistema digitale combinato è contenuto in un piccolo dispositivo in plastica poco visibile.
La TRT è una terapia di riprogrammazione dei filtri cerebrali, sotto corticali, con finalità di amplificare o attenuare i segnali sonori prima di inviarli al cervello, riducendo il fastidio dell’acufene.
La TRT non è indicata per tutti, spesso quando ci sono concause da trattare. Bisogna prima trattare le patologie oggettive e come detto bisogna sempre eseguirla in equipe multidisciplinare e con diversi tipi di riabilitazione o i diversi protocolli metabolici e nutrizionali o con protocolli farmacologici o con protocolli chirurgici, o spesso con l’associazione sinergica di diversi trattamenti. Fattore fondamentale per eseguire il trattamento dell’acufene è appunto l’approccio multidisciplinare che vede collaborare la figura dell’otorinolaringoiatra con quelle dell’audioprotesista, del psicoterapeuta, dell’ingegnare biomedico, dell’osteopata, dell’ortodontista, della biologa nutrizionista, dell’internista, del neurochirurgo, del chirurgo vascolare o dell’angiologo, e del neuroradiologo.

