Raccontare la Tinnitus Retraining Therapy (TRT, una terapia riabilitativa per l’acufene che unisce counseling e terapia del suono) attraverso la storia di una sola persona sarebbe riduttivo. Ogni percorso viene tagliato su misura, come un vestito, e cambia da persona a persona: nei tempi, nelle regolazioni, nel modo di reagire ai suoni. Per questo qui si descrive ciò che accade in generale, dal punto di vista dell’audioprotesista (il professionista che sceglie, regola e segue gli apparecchi acustici e i generatori di suoni) che accompagna la terapia dall’inizio.
Il primo incontro: prima la persona, poi l’acufene
Chi arriva a questo punto convive con l’acufene (un fischio o un ronzio percepito senza una sorgente sonora esterna) da settimane, da mesi, a volte da anni. Spesso racconta di aver sentito più specialisti, provato più soluzioni, cercato risposte su Internet senza trovarle. Capita che abbia smesso di vedere gli amici, che faccia fatica a concentrarsi al lavoro, che la notte sia il momento peggiore.
Non si comincia parlando di dispositivi. Si comincia chiedendo di raccontare la propria storia, e non solo “che rumore fa” l’acufene, se è acuto o grave, continuo o intermittente, da un lato o da entrambi. Si chiede anche quanto pesa: una domanda semplice, per esempio quanto fastidio dà da uno a dieci, apre spesso un dialogo che le domande tecniche da sole non aprono. L’attenzione va all’acufene, ma anche alla persona che lo vive.
Capire prima di intervenire
Prima di qualunque scelta si studia con attenzione la situazione uditiva, in collaborazione con lo specialista di riferimento. Poi si spiega che cos’è l’acufene e come il cervello, con i suoi meccanismi di elaborazione, può attribuire a quel segnale un’importanza eccessiva, alimentando paura, preoccupazione e un’attenzione continua. È un passaggio importante: capire che cosa succede toglie parte dell’ansia.
In questa fase si parla anche della TRT, della terapia del suono e dell’uso combinato dei dispositivi. Si parla di habituation, cioè dell’abituazione: un processo graduale con cui il cervello impara a dare sempre meno rilievo a quel suono. Richiede tempo, e il tempo varia da persona a persona.
L’obiettivo da condividere è realistico: non combattere contro il suono a ogni ora del giorno, ma lavorare perché smetta di essere il centro della giornata. L’acufene può restare, e la terapia punta a ridurne progressivamente il peso e l’attenzione che gli si dedica.
Gli incontri e le regolazioni
Il percorso prevede incontri e controlli a intervalli stabiliti dal protocollo. A ogni appuntamento si osservano le reazioni della persona, si adatta il programma, si verifica quanto sono tollerati gli stimoli sonori e si regola ciò che serve: le frequenze su cui intervenire, le modalità di ascolto dei vari programmi, il suono terapeutico che accompagna le giornate. A volte si rivede quanto fatto prima e si cambia strada.
Contano anche le cose che non si dicono. Uno sguardo, un silenzio o un’esitazione spiegano spesso più di una risposta, e la fiducia tra chi segue il percorso e chi lo vive si costruisce così, un incontro dopo l’altro.
Le giornate difficili
Ci sono giornate no, e momenti in cui viene voglia di lasciar perdere. Fanno parte del percorso, e conviene dirlo fin dall’inizio, così non vengono vissute come un fallimento. Quando succede se ne parla insieme, e il programma si rivede.
Che cosa si osserva col tempo
In molte persone, col passare dei mesi, cambia qualcosa nel modo di vivere l’acufene. Il segnale a volte resta, ma si fa notare meno: capita di accorgersi, a fine giornata, di non averci pensato. Succede anche che torni la serenità nelle situazioni di tutti i giorni, la voglia di uscire, di dormire senza timore del silenzio, di ascoltare con più facilità chi ci parla.
Non è un risultato garantito né uguale per tutti. L’esito dipende dalla causa e dalle caratteristiche dell’acufene, dalla situazione uditiva e dalla persona, e un percorso può portare a miglioramenti diversi o limitati. Per valutare se la TRT sia adatta si parte sempre dalla visita specialistica.
Un’ultima nota
Per l’audioprotesista il successo non si misura soltanto nei decibel recuperati su una curva audiometrica (il grafico dell’esame dell’udito), ma in quanta parte della vita quotidiana una persona riesce a riprendersi.
A cura della Dott.ssa Daria Caminiti, specialista in Otorinolaringoiatria ed esperta in Allergologia.

